“Greta rompiballe”, Senaldi difende il titolo di Libero

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La solita mezza Italia dell’ odio mi sta attaccando per il titolo di ieri di Libero, «La rompiballe va in Vaticano», che alludeva alla visita di Greta Thunberg a Papa Bergoglio. Il sindacato di categoria, al quale non appartengo, ha fatto un esposto contro di me e molti gretini, così sono affettuosamente soprannominati i tifosi della giovane ambientalista svedese mi hanno riempito di insulti e vorrebbero che bruciassi in piazza, in un rogo acceso con le copie di Libero, testata della quale invocano la chiusura. I primi vogliono espellermi da un club di cui non faccio parte, i secondi non mi leggono ma non tollerano che altri possano farlo. È la democrazia, bellezza. Non mi adombro e lascio che coloro a cui non garbo inneggino al mio funerale. D’ altronde, da buoni seguaci, sono dei gran rompiballe.

Per una volta mi tocca ringraziare l’ Ordine dei Giornalisti, accusato dai miei antipatizzanti di favoreggiamento nei miei confronti in quanto mi lascia ancora a piede libero. In effetti mi ha processato soltanto in una decina di occasioni. Ora mi ha convocato non per giudicarmi ma per una chiacchierata nella quale, rarità, potrò dire la mia senza rischiare la collottola. Anticipo ai lettori di Libero qualche mia argomentazione. La prima è che è liberticida criticare un modo di fare giornalismo che può non piacere a qualcuno ma ha pure qualche estimatore e che la sinistra, dai politici ai ministri, ai giornalisti, deve smetterla di processare solo chi non le va a genio e garba invece ad altri. La prassi è diventata da ingiusta a oziosa. MA QUALE

SESSISMO
Ci hanno detto che dare della rompiballe a Greta è sessista. Falso, l’ aggettivo è unisex, calza a pennello su uomini e donne, a meno che non si creda che rompere sia prerogativa del genere femminile. Io non lo penso assolutamente, chi mi dà del sessista evidentemente sì.

Ci è stato contestato pure che ce la siamo presa con una ragazzina, come se la Thunberg fosse una scolaretta qualsiasi e non un personaggio di rilievo internazionale, ricevuta in Vaticano, che parla all’ Europarlamento e a Palazzo Madama nonché in odore di (ig)Nobel. La fanciulla ha cercato tutta questa popolarità con determinazione, per dare forza alla sua battaglia. È diventata, per sua volontà, un personaggio pubblico, pertanto la critica su ciò che dice e fa è diritto e dovere di noi giornalisti.
A questo riguardo non si può evitare di commentare la sfilata della giovane in Senato, ieri. Manco fosse Giorgio Napolitano ai tempi in cui era presidente della Repubblica, la super ambientalista ha accusato parlamentari dei quali ignora perfino il nome e che sono in maggioranza alla prima legislatura, quindi in carica da un anno, di averle rubato il futuro e averle mentito. E quelli, anziché spernacchiarla o almeno dirle «che c’ entriamo noi?», si sono battuti il petto e si sono spellati le mani per applaudirla. Attenzione però, i senatori non sono gretini. A differenza degli ambientalisti, sanno come gira il mondo, hanno chinato il capo e omaggiato la ragazza, ma solo per continuare a farsi meglio i fatti propri. Come d’ altronde un po’ fanno tutti. Greta è giovane e ancora non lo sa: più il battimani è fragoroso, più è peloso. Di questo però la ragazza non deve preoccuparsi, comunque vada il pianeta, lei la sua battaglia l’ ha vinta, anche se solo quella personale.

LA TESI DI RUBBIA
Quanto al surriscaldamento della Terra, a differenza della Thunberg non sono uno scienziato e neppure mi ci atteggio.
So che, da quando esiste, sul globo si sono alternati caldo e freddo da prima che l’ uomo vi comparisse. Quanto a esperti in materia poi, più che di Greta mi fido di Carlo Rubbia, Nobel vero, per la Fisica e non per il bla-bla. Lo scienziato, anch’ egli applaudito dal nostro Parlamento adorante, ha sostenuto che la temperatura negli ultimi vent’ anni è diminuita. Dopo che l’ ho citato, probabilmente gli leveranno il premio per girarlo alla giovane svedese, ma il dubbio che egli abbia ragione mi resterà.

di Pietro Senaldi – –  www.liberoquotidiano.it

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