Perché i giganti dell’ICT mondiale comprano start-up in Italia

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L’acquisto di piccole società da parte di compagnie più o meno grandi, è da sempre nelle dinamiche di mercato. Negli ultimi vent’anni, assistiamo a un fenomeno particolare in fatto di acquisizione di aziende, i grandi dell’ICT come Google, Apple, Microsoft, Facebook, e molti altri, anche meno noti, sono alla continua ricerca di tech start-up consolidate e di successo.

Negli ultimissimi anni, poi, si è venuta a maturare la consapevolezza che il futuro del mondo industriale si baserà completamente sulle tecnologie digitali veicolate da internet e dalle sue future evoluzioni. Ecco che allora sono entrate nel mirino degli “scalper” start-up afferenti alle tecnologie dell’industria 4.0: IIoT, IoT, Cloud Computing e Intelligenza Artificiale, solo per citarne alcune.

Perché i giganti dell’ICT comprano le piccole start-up?

Quali fattori motivano i giganti dell’ICT a comprare piccole start-up, mettendo in pratica il Merger&Acquisition (M&A)?

Le grandi aziende acquisiscono quelle più piccole per implementare nuove competenze all’interno delle strategie commerciali o per espandere il business più rapidamente. Partire da zero per sviluppare un nuovo fronte, in particolare in uno scenario economico in cui la rapidità di sviluppo delle tecnologie induce a cambiare in fretta le strategie stesse, e risulta  più semplice acquisire il know-how già sviluppato da altre aziende

Spesso il vantaggio delle start-up risiede proprio nelle piccole dimensioni e nella rapidità dei processi interni  , caratteristiche che permettono di penetrare un mercato appena nato ein rapida evoluzione. A differenza delle grandi aziende, spessole start-uphanno più successo nel costruire un canale di vendita un portfolio clienti. Le grandi aziende intervengono, quindi, quando le start-up hanno consolidato la propria posizione e rappresentano ormai un punto di riferimento all’interno di un settore specifico..

Caratteristiche di una start-up

Perché una start-up possa essere presa in considerazione da una grande azienda del settore tecnologico, deve rispettare questi fondamentali requisiti di base:

  1. Avere unbusiness consolidato;
  2. Possedere soluzioni già sviluppate;
  3. Avere un buon posizionamento sul mercato;
  4. canali commerciali già avviati.

Attraverso il processo di acquisizione, i colossi dell’ICT mantengono il passo con l’evoluzione del mercato e le start-up e i suoi creatori acquisiscono vantaggi a livello di immagine. In questo settore, essere acquisiti da una azienda più grande, è una sorta di premio, almeno nel breve periodo.

Start-up e fintech

Anche nel settore del fintech sono in grande crescita piccole start-up con servizi bancari innovativi, dedicati agli investimenti e al trading in generale. Non è assurdo pensare che grandi società del settore degli investimenti finanziari già esistenti, possano un giorno acquisire il know-how delle nuove start-up fintech, per integrare gli attuali strumenti di trading offerti al grande pubblico.

L’acquisizione di piccole aziende di successo da parte di gruppi societari più grandi, fanno sempre bene a entrambe. I mercati finanziari accolgono con favore le operazioni di acquisto premiando il titolo (o i titoli) azionari di riferimento in borsa.

Lo sanno bene gli investitori che operano con i contratti per differenza (CFD), i quali traggono vantaggi economici dalle operazioni di acquisizione appena ricordate. Il CFD, per quanti non lo conoscessero, è uno strumento finanziario con il quale operare sulle azioni delle aziende quotate in borsa per trarre profitto in fase di crescita o decrescita del loro valore. Funzionano con il meccanismo della leva finanziaria, consentendo di investire piccoli capitali come se si stesse operando con capitali decisamente più elevati. Il miglior broker di CFD spiega nel dettaglio come funziona il meccanismo e come iniziare ad operare nei mercati in poco tempo.

Situazione attuale delle start-up italiane

Le start-up che nascono in Italia fanno spesso affidamento su fondi dei team, o delle banche, o sui premi messi a disposizione da iniziative locali o da incubatori regionali e nazionali finanziati dallo Stato o dall’Unione Europea.

Non mancano le società di Venture Capital italiane capaci di sfornare start-up di successo, come nel caso della P101.

Alcuni dati possono essere utili al fine di illustrare al meglio il panorama italiano. che nel 2015 sono state acquisite 71 aziende tecnologiche, mentre nel 2016 il numero delle acquisizioni è passato a 98. Numeri piccoli rispetto a Regno Unito, Francia o Germania.

Che fine fanno le start-up acquisite dai grandi dell’IT

Nel 2016 la Microsoft ha acquisito la start-up italiana Solair, specializzata in IoT. La Solair, nata nel 2011 e con circa 50 dipendenti nella sua sede di Casalecchio di Reno (BO), è stata completamente assorbita. Anche il nome originario della start-up non è più visibile online, ormai inserita nella struttura Azure IoT: il prodotto Microsoft venduto ai clienti finali.

Non tutte le start-up vengono acquisite, alcune ricevono grandi finanziamenti attraverso le venture capital istituite dai grandi colossi, specialmente quelli americani. Google Capital, ad esempio, ha investito 100 milioni di dollari in Thumbtback dell’italo-americano Marco Zappacosta. La sua applicazione mette in contatto professionisti di ogni settore – artigiani, idraulici, falegnami… – e persone in cerca di personale qualificato.

Perché Google si interessa a una piattaforma dedicata ai piccoli professionisti? Da anni il grande motore di ricerca educa e incoraggia i liberi professionisti a utilizzare le tecnologie e i prodotti digitali , al fine di essere contattati online dai clienti finali.

Aziendeitaliane che comprano tech start-up all’estero

Il gruppo italo-francese Luxottica-Essilor nel 2018 ha acquisito 19 tech start-up per un valore complessivo di 158 milioni di dollari, collocandosi al sesto posto nella classifica europea relativa alle acquisizioni avvenute nel 2018, stilata dalla ricerca “Tech Startup M&A” della fondazione italiana Mind the Bridge su dati Crunchbase.

Secondo la ricerca, dal 2010 al 2018sono 193 le start-up italiane all’interno delle quali ha avuto luogo una exit (la vendita delle quote dell’azienda da parte del fondatore), spesso accompagnata  dal trasferimento dell’attività direttamente negli USA. Nello stesso periodo, l’Italia ha acquisito  143 start-up estere di grande importanza strategica per i settori dell’ICT e di riflesso per l’Industria 4.0.

L’Italia cerca start-up direttamente nella Silicon Valley

La Silicon Valley è un grande aggregatore di nuove iniziative imprenditoriali, ecco perché grandi aziende multinazionali dei maggiori paesi industriali del mondo hanno propri lab a San Francisco.

Secondo il report “European innovation economy in Silicon Valley”, redatto da Mind the Bridge nel 2018, sono due le grandi aziende italiane presenti nella Silicon Valley: Enel innovation hub e Luxottica. Le due realtà scovano nuove start-up con progetti in linea con le strategie di business, allo scopo di seguirle, fortificarle e poi inglobarne le competenze acquisite lungo il loro percorso.

La regione Emilia Romagna ha una sua società partecipata, ASTER, presso la Silicon Valley. Il ruolo di ASTER è supportare gli imprenditori della regione che scelgono di incubare la propria start-up in California.

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