Gender e bullismo: spunta un dato clamoroso

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Nei giorni scorsi, è emerso un dato clamoroso relativamente al cyberbullismo (il bullismo fatto attraverso internet): in tutto il 2018, in Emilia-Romagna, i casi accertati dal Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni per l’Emilia-Romagna sono stati due. Sì, avete letto bene: 2 (due). Nel precedente anno 2017, peraltro, erano stati 33 in tutta la Regione (2).

La diminuzione (attribuita ad una non meglio specificata “prevenzione”), potrebbe invece esser dovuta al fatto che la Polizia Postale ha fatto esperienza e avvertito i segnalanti che “non tutto è bullismo”. È un fenomeno che si verifica abitualmente parlando con i genitori delle scuole: molti pensano che anche un’occasionale scazzottata da ragazzi sia bullismo, se specialmente se è nostro figlio ad avere la peggio. Ma fare a cazzotti, specialmente per i maschi, non è affatto bullismo. Questa ipotesi è indirettamente confermata dal fatto che le “segnalazioni informali” sono state 18, a fronte di due casi accertati.



Va ricordato che il 18/6/2017 è entrata in vigore una legge contro il cyberbullismo (3), votata praticamente all’unanimità dai due rami del Parlamento.  Al di là del fatto che secondo tale legge qualsiasi cosa è bullismo, delle critiche che sono state a suo tempo mosse (4), vien da chiedersi se davvero servisse una legge per fronteggiare un fenomeno così numericamente esiguo.

Una risposta può venire dalla storia della nota associazione “S.co.s.s.e.”, una delle più attive nella diffusione dell’ideologia gender in tutte le scuole della Penisola.
In un utile articolo dell’autorevole Sole 24 Ore (5) si rivela che l’associazione nasce nel 2011 da un “collettivo”, grazie alla vincita di un Bando di 10.000 € dell’Università di Tor Vergata. Dal 2014, è capofila di una rete di attivisti per l’Educazione alle differenze formata da quasi 300 associazioni di tutta Italia. Nel 2017 partecipa già a un bando europeo per 200.000 €. Lo scopo? facile da indovinare: “la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo”.

Oggi (anno scolastico 2018/2019), la medesima associazione offre i suoi “servizi” a tutte le scuole del Lazio grazie a un bando della Regione (non si sa per quanti euro). Il nome del progetto: “Build future, stop bullying” (6). I contenuti? “particolare attenzione alle differenze di genere e orientamento sessuale”. Come volevasi dimostrare.

David Botti – – www.osservatoriogender.it



   

 

 



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