Strage Ancona, 17enne sudamericano fermato: “Non ho spruzzato lo spray…”

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Col passare delle ore comincia ad emergere l’identikit del ragazzo fermato a Senigallia per lo spray spruzzato all’interno della discoteca di Corinaldo. Si tratta di un minorenne di origini sudamericane. Dicissette anni e mezzo e un soprannome da narcotrafficante. Il ragazzo nega però le accuse davanti ai carabinieri che domenica lo hanno fermato un residence a Senigallia: “Ve lo giuro, io non c’ero venerdì notte a Corinaldo, non sono io l’incappucciato che cercate…”, avrebbe detto agli inquirenti. Il ragazzo è stato trivato in una stanza al primo piano di un residence ospite di due fidanzati maggiorenni.

Come riporta il Corriere, nella stanza sono state trovate sostanze stupefacenti. “Mi sono trovato nel luogo sbagliato, al momento sbagliato e con le persone sbagliate, questa è la verità”, avrebbe ribadito il ragazzo. L’avvocato Zambelli che lo difende ricorda che non è stata emessa alcuna misura restrittiva o cautelare. “Infatti adesso si trova con sua madre in Romagna — dice la nonna —. Quella notte l’ha passata con la sua ragazza, non è andato a ballare a Corinaldo. Alcuni ragazzi puntano il dito contro di lui? Si sbagliano, semplicemente. Lui non c’era, grazie a Dio, per questo adesso non sono minimamente preoccupata e dormo tranquilla”.



Sul video corcolato in rete in cui viene indicato come “l’uomo dello spray”, il ragazzo afferma: “Come fanno a dire che ero io, sotto quella mascherina? — si lamenta P.B. guardando dritto negli occhi chi non ha mai dubitato di lui —. Poteva essere chiunque, in mezzo a quella calca, al buio, a quelle luci, come si fa ad accusare una persona così liberamente? Dovrebbero mettersi tutti una mano sulla coscienza”. Le parole della sua ragazza finora sono il suo alibi. Avrebbe detto che si trovava insieme a lui, non in discoteca, quando si è consumata la tragedia.

Intanto dai profili social del ragazzo emerge una personalità spavalda. Farebbe uso di droghe: “Le sigarette le fumavo a due anni, ora fumo altro”, si legge sul suo profilo social, secondo quanto riporta Repubblica. La spalvalderia sarebbe dunque alla base della sua personalità al punto da dire: “Tanto prima o poi mi arrestano…”. Ora dovrà spiegare proprio agli inquirenti dove si trovava esattamente la notte della tragedia per evitare che quella frase da bullo si trasformi in realtà.

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