Gb: migliaia di bambine torturate e stuprate, gli orrori delle gang islamiche

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di Andrea Indini – direttore del Giornale

Quando in redazione sono stati chiari i numeri della portata dell’orrore perpetrato dalle gang islamiche negli ultimi quindici anni, è stato chiaro che bisognava andare fin nel cuore dell’Inghilterra per raccontare da vicino un dramma che, a mio avviso, è un campanello d’allarme per tutta l’Europa. Quello che per la prossima settimana gli Occhi della Guerra racconteranno, con un reportage a puntate firmato da Eugenia Fiore, è il viaggio in un abisso fatto di violenze, torture e stupri che, a ben guardarli, non sono una novità per quei Paesi (come anche l’Italia) che hanno ospitato centinaia di migliaia di immigrati senza mai ospitarli davvero. Un orrore che riecheggia gli stupri di Pamela Mastropietro a Macerata e Desirée Mariottini a Roma o le molestie sessuali della notte del Capodanno 2016 a Colonia.

Rotherham, Rochdale, Banbury, Bristol, Calderdale, Halifax, Keighley, Peterbourgh, Rochester, Derby, Aylesbury, Oxford, New Castel, Telford e Huddersfield. A mettere insieme, puntellando la mappa dell’Inghilterra, tutte le cittadine dove queste gang di immigrati (soprattutto pachistani e somali) sequestravano le minorenni per poi torturarle e stuprarle, appare subito chiaro che non si tratta di casi isolati, ma di violenze che sono andate avanti per svariati anni e che, passate sotto traccia sulla stampa britannica e messe a lungo a tacere dalle autorità giudiziarie, si sono allargate a macchia d’olio contagiando tutto il Paese come un cancro inestirpabile. Le testimonianze delle vittime raccolte sugli Occhi della Guerra sono un pugno nello stomaco che lascia senza fiato. Perché gli aguzzini sono uomini di ogni età, inseriti nel tessuto sociale ma mai integrati con la cultura europea. Molti di loro hanno anche mogli e figli. E pressoché tutti fanno parte della comunità musulmana locale. Dal 2005 a oggi ne sono stati arrestati ben 300, ma è possibile che la portata di questo scempio possa ulteriormente allargarsi. Solo a Rotherham si parla di 1.400 bambine stuprate. “Spesso – racconta una ragazzina di Huddersfield – ci dicevano che noi non eravamo altro che spazzatura bianca”.

Le immagini degli Occhi della Guerra sono un campanello d’allarme. Per entità del dramma sono sicuramente un unicum in tutta Europa, ma negli anni passati ci sono già stati numerosi episodi che avrebbero dovuto farci aprire gli occhi. Lo è, per esempio, quanto accaduto la notte del 31 dicembre 2016 davanti alla stazione di Colonia. Nei giorni immediatamente successivi non fu facile ricostruire i fatti dal momento che la stampa tedesca (eccezion fatta dei tabloid) minimizzava la portata degli abusi e, soprattutto, nascondeva la nazionalità degli aggressori. Dopo qualche settimana, però, è venuto tutto a galla: decine di donne subirono pesantissime molestie sessuali da immigrati ubriachi per una sorta di gioco di rituale che in arabo si chiama taharrush gamea e che consiste nell’umiliare le donne per strada. Nel corso dei processi la portata degli abusi si è ridimensionata, ma ha comunque confermato un campanello d’allarme che i buonisti e il politically correct cercano continuamente di nascondere.

L’Italia non è certo immune da certe violenze. Si tratta di casi isolati, per carità. Ma continuano a crescere. I report più recenti fotografano un quadro inquietante: gli stranieri sono molto meno di noi, ma commettono molti più reati. Questo perché negli ultimi cinque anni abbiamo assistito, senza muovere un dito, a un’immigrazione selvaggia (e irregolare) che non è mai stata canalizzata attraverso l’integrazione e il lavoro. “Il rapido e incontrollato incremento di flusso immigratorio – spiegava a giugno il sociologo della Sapienza Luigi Maria Solivetti – avveniva nonostante l’alto tasso di disoccupazione (circa 10% della forza lavoro 1995-2015), l’elevato livello d’ineguaglianza economica, la rigidità del mercato del lavoro e il basso livello della libertà economica: tutti aspetti sfavorevoli all’integrazione e al benessere economico degli immigrati”. La brutalità con cui è stato fatto a pezzi il cadavere di Pamela e poi buttato via sul ciglio di una strada, o le sevizie inaudite, a cui sono state sottoposte le vittime di Guerlin Butungu e soci sulle spiagge di Rimini, sono certamente figlie di questa mancata integrazione. Come lo è la fredda premeditazione del branco di africani, che hanno drogato, stuprato e ucciso Desirée in un rudere abbandonato. Molti di questi criminali non erano nemmeno in regola con i permessi di soggiorno.

Il prerequisito è sicuramente la legalità ma, come dimostrano le inchieste inglesi, questa da sola non basta. Nella maggior parte di questi fatti di cronaca il problema è, infatti, culturale e deve inevitabilmente passare attraverso l’educazione (scolastica, ma non solo), il rispetto della donna e delle leggi italiane e, infine, la negazione definitiva di certe leggi non scritte che non possono (e non devono) trovare terreno fertile in Europa.

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