“Emergenza in Abruzzo e nessuno fa niente! Cosa si aspetta, che muoiano tutti?”

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Sen. Antonio Razzi (FI). Emergenza su emergenza in tutto l’Abruzzo e nessuno fa niente!
Roma, 18 gennaio 2017. Nuove scosse di terremoto stanno mettendo letteralmente in ginocchio tutto l’Abruzzo specialmente nella zona dell’aquilano. Nel chietino manca tutto dall’energia elettrica all’acqua ai traspotti, e tutto il resto. Non capisco come mai, ha dichiarato in senatore Razzi, nessuno si muove per Aiutare una popolazione allo stremo. Ogni giorno che passa e con nuove scosse di questa intensità, la situazione peggiora. Questa gente è sepolta sotto metri di neve e patisce il freddo e l’isolamento. Casi del genere, ha concluso il senatore Razzi, devono avere la priorità assoluta su tutto il resto. Cosa si aspetta che muoiano tutti?



   

 

 

1 Commento per ““Emergenza in Abruzzo e nessuno fa niente! Cosa si aspetta, che muoiano tutti?””

  1. Alla c.a. Sen. Antonio Razzi:

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    GOVERNI E TERREMOTI

    Nei momenti difficili si vede l’efficenza di uno stato

    Il 23 luglio del 1930 un violentissimo terremoto (6,7 Scala Richter), peggiore di quello analogo del novembre 1980 (6 Scala Richter), colpì la

    Il 23 luglio del 1930 un violentissimo terremoto (6,7 Scala Richter), peggiore di quello analogo del novembre 1980 (6 Scala Richter), colpì la Basilicata, la Campania e la Puglia. Interessò 50 comuni e 7 provincie. I morti furono 1.400 e circa 50.000 i senzatetto. Tuttavia, la gigantesca catastrofe fu assorbita in brevissimo tempo grazie alla predisposizione di un “Piano di emergenza e soccorso” elaborato dal Governo per affrontare eventuali cataclismi.

    Nel giro di pochissime ore fu attuato il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile e del personale tecnico nella zona terremotata.

    Il Ministro delle Opere pubbliche Araldo Di Crollalanza per tutto il periodo della ricostruzione non si allontanò mai dalla zona sinistrata, prese alloggio sul treno speciale attrezzato di viveri e mezzi di scavo, indumenti e tende che faceva la spola tra le varie aree disastrate.

    In meno di 24 ore i 63 centri colpiti dal sisma nelle 7 provincie furono raggiunti dal convoglio dei soccorsi.

    Dopo quattro giorni dal terremoto era stato completato l’allestimento della tendopoli per i 50.000 sfollati, mentre squadre di tecnici e di operai avviavano su tutto il territorio colpito operazioni di scavo, rimozione delle macerie o abbattimento dei muri pericolanti e, da subito, si iniziò la costruzione di case in muratura con criteri antisismici, evitando in tal modo le inospitali e comunque costose baracche che avrebbero rimandato ad un avvenire imprecisato l’edificazione di vere e proprie case.

    Ma il resoconto della cronaca di quei tragici giorni colpisce e fa scalpore per un altro incredibile aspetto, se consideriamo che ci stiamo riferendo ad avvenimenti accaduti settanta anni fa, con la tecnologia e con i mezzi meccanici dell’epoca.

    Il 28 ottobre, tre mesi dopo il terremoto, il Ministero delle Opere pubbliche presentò un inconfutabile resoconto:

    consegnate 3.746 case in muratura – riparate 5.190 case lesionate – demoliti 2.500 fabbricati – Lacedonia e Aquilonia che videro distrutto il 70% degli edifici furono completamente ricostruite.

    Da notare che l’opera di assistenza alle popolazioni colpite fu gestita totalmente dallo Stato con i suoi uomini e non scaricata, come avviene oggi, sulle spalle dei volontari.

    Atri tempi e altri uomini mi si dirà: purtroppo è vero.

    Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

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