Il vero RAZZISMO: cartoline dal Sudafrica, la mattanza dei bianchi

 

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dal blog di Barbara Tampieri aka Lameduck

Alla fine del nostro viaggio in Sudafrica, dopo aver visto l’inferno delle bidonville per i bianchi impoveriti dalla shock economy e dalle leggi razziali “black only” del governo dell’ANC e la quotidiana giungla urbana di una società ad altissimo tasso di violenza che non risparmia alcuna etnia, fatta di diseguaglianza, discriminazione e segregazione sotto altro nome, non ci rimane la sensazione di aver visitato la “nazione arcobaleno” secondo la narrazione allucinatoria della propaganda del politicamente corretto, ma un paese che è veramente un paradiso di crudeltà in preda ad un’apocalisse sadica, come l’ha definito lo scrittore Dan Roodt. Un anus mundi dove sta prevalendo una cultura della vendetta e del saccheggio e che trae ispirazione per le sue orge di ultraviolenza da ancestrali riti di stregoneria ed omicidio rituale.

Stiamo ora per giungere al termine della notte, all’incubo più terrificante. L’intrusione in casa propria, nella propria intimità, la violenza nei nostri confronti e dei propri cari, la tortura, lo stupro, il massacro. Ciò che vivono ormai come un quotidiano pogrom gli agricoltori in Sud Africa, in larghissima maggioranza bianchi. E’ il fenomeno degli assalti alle fattorie.
Il sito Farmitracker, curato da Adriana Stuijt è un ricco archivio dei casi documentati e verificati dal 2012 ad oggi. L’immagine che ho scelto è già spaventosa ma nulla in confronto a quelle che ho avuto il coraggio di cercare dei cadaveri delle vittime, tutte massacrate in quello che dovrebbe essere il più sicuro dei rifugi, la propria casa. Uomini impiccati allo scaldabagno, fatti a pezzi, donne stuprate, sventrate ed impalate, bambini bruciati, volti irriconoscibili perché ridotti a maschere di sangue da una furia che di solito si riserva ai dittatori nei piazzali Loreto quando i popoli sono lasciati liberi per una volta di sfogarsi nel carnevale della vendetta. Vecchi inermi sopravvissuti ma segnati per ciò che resta loro da vivere dalla violenza. Un orrore da film horror che è invece spaventosa realtà.

In Sudafrica gli agricoltori bianchi hanno il doppio di probabilità di venire assassinati dei poliziotti e considerando che i poliziotti sudafricani conducono una vita particolarmente pericolosa.
Il fenomeno degli assalti alle fattorie è in preoccupante aumento dal 2011 e, come si evince dai dati forniti dall’Afriforum Research Institute, nel 2015 si è avuto il picco di 318 casi, con 94 vittime registrate tra fattori, famigliari e lavoratori.

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Dal 1° gennaio al 12 marzo di quest’anno vi sono già stati 64 assalti con 17 morti. Le ultime vittime segnalate dalle cronache sono i quattro componenti della famiglia Meyer, compresa Kayla, 9 anni, uccisa a bastonate, massacrati nella loro fattoria a Randfontain qualche giorno fa.

Nel corso della petizione presentata al Parlamento Europeo il 5 marzo dell’anno scorso, Henk van de Graaf, dirigente del sindacato agricolo del Transvaal ha fornito le cifre della strage degli agricoltori in Sudafrica. Dal 1990 il numero dei morti ammonta a 1.762 (cifra aggiornata al 1/3/2015 (fonte), uccisi nel corso di 3465 assalti alle proprie fattorie.

Il 13 dicembre 2015 il criminologo Rudolph Zinn ha stilato un vademecum ad uso degli agricoltori bianchi che negli ultimi tempi vengono attaccati sempre più frequentemente nella regione del Lowveld da bande di neri armati. Il documento si basa su una ricerca condotta attraverso 30 interviste formate da un questionario di 116 domande poste in carcere ad un campione di criminali responsabili di questi delitti.
Una delle scoperte più importanti è stata il fatto che queste milizie armate, prima di attaccare, si procurano le informazioni circa l’esistenza in casa di oggetti di valore da basisti che lavorano nelle fattorie. Essi si spostano dalla città in campagna per interrogare il personale delle fattorie sulle abitudini e sulle ricchezze possedute dagli agricoltori. Una volta ottenute le informazioni sufficienti non esitano ad attaccare e a quel punto sono anche in grado di disabilitare i più sofisticati sistemi elettronici di sicurezza.

Queste bande armate sono ben organizzate e sanno perfettamente il fatto loro quando invadono una fattoria aggredendo le famiglie bianche (generalmente afrikaaner) che le abitano. Se per i semplici furti si tratta di un gruppo di quattro persone che agisce quando gli abitanti della casa sono fuori, per esempio a messa, quando si decide di colpire anche gli occupanti delle case il gruppo può essere composto anche da otto individui armati pesantemente, preferibilmente con pistole, coltelli e machete. Intervistando alcuni di loro in carcere, Zinn ha appreso che una delle tecniche è quella di sparare subito all’uomo di casa per far capire agli altri abitanti che le intenzioni degli aggressori sono serie.
Anche se solamente il 4% delle migliaia di aggressori coinvolti finisce in carcere, tra coloro che furono intervistati il 67% risultò aver attaccato con inaudita ferocia le sue vittime: il 30% commettendo omicidio, il 13% stupro, il 3% tentato stupro e il 13% praticando atti di tortura.

 

Kayla Meyer uccisa a 9 anni

Kayla Meyer uccisa a 9 anni

A Zinn uno di loro disse che la tortura serviva per costringere le vittime a rivelare il nascondiglio degli oggetti di valore. Alcuni membri della gang concentrano le torture sulle donne e i bambini allo scopo di far parlare prima gli uomini. Tuttavia egli non spiegò perché questi metodi di tortura erano destinati primariamente a famiglie bianche.
Il movente razziale dietro a questi assalti è di solito negato dalle autorità sudafricane, nonostante di recente uno di questi aggressori abbia ammesso in tribunale di avere stuprato la sua vittima, una donna di 82 anni, “perché ciò fa parte della lotta. L’ho stuprata perché bianca.” Per la cronaca, il trentenne Kagiso Nkedi aveva otto anni quando “la lotta”, con la fine del dominio bianco, ebbe termine.
L’età media degli aggressori infatti è di solito tra i 19 e i 26 anni. Ciò dimostra, secondo Zinn, che la loro motivazione non ha niente a che fare con la lotta politica, che è solo un pretesto. Sono persone nate dopo la fine dell’apartheid e che non l’hanno vissuta direttamente; individui che si aspettano irrealisticamente di poter diventare ricchi con il colpo di una notte e considerano le loro attività di rapinatori come un’occupazione a tempo pieno, come un lavoro vero e proprio. Durante il quale si vendicano dell’uomo e della donna bianca senza alcuna pietà nei loro confronti.

Il governo sudafricano finora si è rifiutato di considerare una priorità la lotta a questi crimini particolarmente efferati e vi sono continue denunce di trascuratezza nelle indagini condotte dagli organi inquirenti.
Tuttavia il 27 febbraio di quest’anno l’alta corte di Pretoria ha ingiunto alla Polizia di fornire le cifre ufficiali e reali di questo massacro, già da essa analizzato in un report del 2009.
Ancora meno si interessa del fenomeno l’opinione pubblica mondiale, che ne è tenuta adeguatamente all’oscuro. Infatti, se non fossi capitata per caso nel sito di Adriana, non ne avrei mai saputo nulla. Human Rights Watch – che riceverà in dieci anni qualcosa come 100 milioni di dollari dal miliardario filantropo e noto mestatore globalista Soros – è convinta però del contrario ed ha anzi criticato il governo sudafricano per l’eccessiva enfasi – secondo loro – posta nel proteggere i fattori piuttosto che i braccianti delle fattorie dagli abusi dei loro padroni. Questi paladini dei diritti umani pensano che i “cosiddetti attacchi alle fattorie” ricevano troppa attenzione da parte della politica e dei media rispetto alla lotta di classe che si svolgerebbe all’interno delle stesse fattorie. Interessante il pulpito, vero?

Anche l’economista all’ova di lompo Thomas Piketty, di fronte a questi veri e propri squadroni della morte in azione contro gli agricoltori bianchi, sembra preoccuparsi più del problema della ridistribuzione della terra che, dopo il 1994, non è ancora stata implementata per benino ed è per questo, secondo lui, che “permane ancor oggi l’eredità dell’apartheid.”
Durante una conferenza dedicata a Nelson Mandela, Piketty ha lamentato che la legge BEE (quella che impone quote di maggioranza di neri negli impieghi) non abbia funzionato abbastanza e quindi sia necessario procedere ad una più ambiziosa riforma terriera per “trasferire la terra nelle mani dei neri”. Che stesse pensando al metodo impiegato a suo tempo con i kulaki?

Ora, mi dispiace per Pikettuccio santo ma la terra, una volta ottenuta, bisogna anche saperla coltivare. Mentre si attende l’accoglimento delle domande di restituzione della terra e la sua redistribuzione, e nove su dieci riassegnazioni di terreni sono risultate in un fallimento, la terra diventa improduttiva mentre la popolazione aumenta e vi è sempre maggiore necessità di cibo.
Il motto: “Hai mangiato oggi? Ringrazia i lavoratori dell’agricoltura. No agricoltura, no cibo, no futuro” è valido in tutto il mondo ma soprattutto in Africa.
Negli anni 80 vi erano circa 80.000 imprenditori agricoli in Sud Africa, oggi ne sono rimasti meno della metà: 30.000. Le aggressioni colpiscono non solo i diretti interessati ma, a cascata, tutta la piccola comunità agricola che ruota attorno alla produzione. Non è raro che, dopo un’aggressione, l’attività dei sopravvissuti non riesca più a riprendere il suo corso normale e l’azienda agricola fallisca.

La popolazione del Sudafrica ammonta a 54 milioni ed è in crescita. L’immigrazione illegale (toh!) attraverso frontiere colabrodo porta fino a 3000 persone al giorno nel paese, soprattutto dai confini con lo Zimbabwe e il Mozambico. Questi migranti hanno anch’essi bisogno di acqua e cibo e di un alloggio.

E’ interessante notare come questi clandestini siano solo raramente coinvolti negli assalti alle fattorie e nei massacri, mentre lo sono spesso i braccianti ivi impiegati come manodopera.
I fattori che si organizzano in squadre di autodifesa non sono più protetti dal governo come prima. Anzi, a volte vengono incarcerati per aver protetto le loro vite, le loro famiglie e le loro proprietà con accuse di eccesso di legittima difesa.
Sono state introdotte leggi che limitano il possesso di armi, naturalmente quelle possedute legalmente dai cittadini, mentre gli assalitori, quando commettono i loro crimini, utilizzano tranquillamente un vero arsenale di armi rubate come fucili Kalashnikov e pistole Makarov frutto di precedenti rapine.
Il sistema di difesa dei Commandos, in forza nel secolo scorso, una milizia su base volontaria che faceva prevenzione del crimine sotto la tutela dell’esercito sudafricano permetteva alla polizia di concentrarsi su altri livelli di crimini. Appena dopo essere salito al potere, l’ANC ha smantellato il sistema delle milizie, promettendo di sostituirlo con un’altra struttura. Promessa che non è mai stata mantenuta.

Intanto il partito EFF, di estrema sinistra, sventola il ramoscello d’ulivo ai bianchi, accompagnandolo con questi simpatici slogan.

Good night and good luck.

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1 Commento per “Il vero RAZZISMO: cartoline dal Sudafrica, la mattanza dei bianchi”

  1. E la cosa che fa ancora più rabbia è che NESSUNO dei grandi media ne dà notizia;invece quando in Sudafrica c’era il tanto deprecato apartheid,la stampa e le tv facevano a gara quotidianamente per farlo sapere,dipingendo i bianchi sudafricani come nazisti,razzisti,fascisti e assassini di poveri negri;evidentemente l’odio ideologico verso i bianchi da altri bianchi è l’unica spiegazione.

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