Cognomi stranieri, un’Italia di Hu e Hossain: il dizionario della nuova anagrafe

 

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Roma- Per ogni Brambilla a Milano ci sono più di tre Hu. A Prato Chen ha superato il toscanissimo Gori mentre a Roma spopolano gli Hossain, 1400 in tutta la capitale. Sono i cognomi più diffusi tra gli oltre 5 milioni di immigrati residenti in Italia raccolti nel “Dizionario dei cognomi dei ‘nuovi italiani’” della collana “L’arte del nome” della Società Editrice Romana. Oltre 700 cognomi stranieri elencati in ordine alfabetico e con tanto di spiegazione per conoscere meglio il vicino di casa o il titolare del ristorante etnico. Sono nomi spesso lunghi, difficili da pronunciare, “familiarizzarci, riconoscere la lingua, la religione è sì una questione di cultura, ma anche uno strumento di comprensione reciproca per superare diffidenze e timori”, si legge nell’introduzione del dizionario.

Ed ecco allora che nelle città medie o piccole, come Lodi, Verona e Parma, tra i cognomi più diffusi compaiono rispettivamente il rumeno Timis, che trae origine da un fiume; il singalese Fernando Warnakulasuriya e Singh, nome indiano che significa leone. Insieme a Singh si trova spesso anche Kuar, principessa, particolarmente diffusi tra i seguaci della religione sikh. A Triste invece i cognomi slavi Coslovich, Peric (che equivale al nostro Pietro), Jankovic, Pahor, sono una presenza fissa sull’elenco telefonico della città già dalla seconda metà del Novecento.

In alcuni casi, poi, i cognomi mancano del tutto. è il caso dei cittadini pakistani o indiani per i quali non è cosi’ importante trasmettere il nome di famiglia ai figli tanto che in India non esiste una legge a questo proposito. Ma per uniformare la situazione alla normativa italiana è indispensabile che i nuovi cittadini scelgano un cognome, che verrà concordato con i diplomatici del Paese asiatico in Italia e pubblicato su un giornale locale indiano. (AGI)



   

 

 

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