Appello al voto: votare o non votare alle elezioni del 31 maggio?

voto

 

“Questo è un APPELLO agli elettori che attraverso il NON VOTO, attraverso l’ASSENTEISMO pensano di attuare una forma di protesta civile e democratica in quanto non si sentono rappresentati da nessuno dei politici rappresentati nelle liste elettorali: parassiti, privilegiati, indagati, condannati, ladri corrotti e corruttori, vere e proprie sanguisughe che – direttamente o indirettamente – sono ritenuti colpevoli di aver desovranizzato il Paese, desovranizzato la moneta, privatizzato la Banca d’Italia, accettato e firmato Trattati internazionali in contrasto con la nostra Costituzione e contrari al bene dell’Italia e degli Italiani. Colpevoli inoltre, di aver depauperato – direttamente o indirettamente – le nostre risorse economiche, sociali e politiche. Colpevoli – direttamente o indirettamente – di aver negoziato e calpestato i nostri valori culturali e identitari.

A fronte di tutto ciò e molto altro ancora, una larga parte degli elettori italiani pensa di non andare a votare a queste elezioni regionali e comunali.
E’ una forma di protesta e a loro va il rispetto per ciò che decideranno di fare, ma sappiano che non è disertando le urne che si cambia lo status quo.
Anche se istintivamente ed emotivamente detta la rabbia, per cambiare la situazione in atto, non si devono affatto disertare le urne, ma occorre fa prevalere la razionalità facendo semplicemente valere in nostri diritti e le nostre leggi.

Un articolo della legge elettorale, l’Art. 104 comma 5. Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche TITOLO VII Disposizioni penali
Art. 104. Comma 5. Che recita: “Il segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.”
Questo significa che, chiunque vuole protestare contro lo status quo, deve recarsi al Seggio, presentarsi con i documenti e tessera elettorale e farsi vidimare la scheda. Ma senza toccarla, senza prenderla in mano perché se la si tocca viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza. Insomma, alimentate la casta che combattete.
Dopo che la scheda elettorale è stata vidimata potere ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA dicendo: ‘rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia messo a verbale!’. Bisogna pretendere che venga verbalizzato il rifiuto della scheda

Si può anche esercitare il diritto di aggiungere, in calce al verbale, un commento che giustifichi il rifiuto (ad esempio: ‘nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta’ – oppure: ‘perché nessun partito ha nel suo programma il ripristino della sovranità monetaria costituzionale’ o qualsiasi altra cosa) (d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 – art. 104, già citato) così facendo non esprimerete il voto, e soprattutto eviterete che il voto, nullo o bianco, sia conteggiato come quota premio per il partito con più voti.

Seguendo questa semplice procedura la scheda non è nulla, e quindi non può essere attribuita a nessun partito.
Ricordate che il segretario di Sezione ha l’obbligo a verbalizzare qualsiasi reclamo provenga dagli elettori.
In caso di rifiuto, rivolgetevi alle Forze dell’Ordine per richiedere l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario il quale, può avere accesso nella Sezione per notificare al presidente proteste e reclami relativi alle operazioni della sezione (art. 44 comma 4 D.P.R. 30 marzo 1957, n° 361 e successive modifiche).



   

 

 

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