Silicon Valley sceglie la startup italiana CoContest, ma il Parlamento protesta

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Silicon Valley chiama la startup italiana CoContest; un gruppo di parlamentari italiani ‘risponde’ rivolgendosi al governo e alzando le barricate contro l’iniziativa. E’ quanto accade alla startup fondata da tre giovani imprenditori romani che hanno avuto l’idea di fare incontrare sul web chi cerca un progetto per la propria casa con designer e architetti da tutto il mondo: in pratica si applica il meccanismo del crowdsourcing al mercato dell’interior design. CoContest, secondo quanto risulta all’Adnkronos, è l’unica startup italiana scelta dall’incubator statunitese 500 Startups, uno degli acceleratori d’impresa più prestigiosi del mondo, con sede a Mountain View in Silicon Valley, tra le 5mila richieste che sono arrivate da tutto il mondo. Ma non solo. Dopo essersi aggiudicata un posto tra le 30 startup scelte complessivamente per il 2015 da 500 Startups per essere ospitata a Mountain View (dove potrà avvalersi dei mentori e degli sviluppatori d’impresa piu’ ‘blasonati’ del mondo) CoContest provvederà a rinnovare gli uffici dell’acceleratore d’impresa che è anche un fondo di investimento.

Al favore che il modello di business di CoContest registra nella culla delle startup, ovvero la Silicon Valley, si contrappone l’interrogazione (primo firmatario Serena Pellegrino di Sel) ai ministri dello Sviluppo economico e della Giustizia di un gruppo di parlamentari quasi tutti architetti tra cui sei deputati del Pd, uno di Fratelli d’Italia-An e uno del Movimento 5Stelle. Presentata nei giorni scorsi, l’interrogazione spiega che “nell’ambito della suddetta piattaforma, non è affatto chiaro chi certifichi le competenze dei designer e chi garantisca il cliente di avere a che fare davvero con un architetto, con un ingegnere, piuttosto che con un improvvisato”. La normativa Ue impone trasparenza nei rapporti “tra il professionista e l’utente”, si legge nel documento che critica anche la pubblicità del sito riportando il commento di un ingegnere, il quale si chiede se non si tratti di “sfruttamento del lavoro e schiavitù“.

Tuttavia non solo l’iscrizione al portale e la partecipazione alle gare ospitate su CoContest sono libere e gratuite per gli architetti, i geometri o chi volesse partecipare, ma per i clienti del sito è un’opportunità di “ricevere molte proposte progettuali” al prezzo desiderato, spiegano dalla startup che è gia’ attiva con il proprio sito internet. “La maggior parte dei concorsi su CoContest riguardano esclusivamente l’arredamento – proseguono i giovani imprenditori – ma ciò non toglie che nel caso in cui l’oggetto del concorso sia una ristrutturazione con implicazioni strutturali, i clienti siano comunque obbligati, per legge, a ricorrere ad un professionista per la direzione dei lavori e l’ottenimento dei relativi permessi”. CoContest insomma non ambisce a sostituirsi ad architetti o ingegneri. Tant’è che alla fine del contest il sito fornisce al cliente tutti i contatti del professionista vincitore che a quel punto è bene che si incontrino per portare a termine la realizzazione del progetto.

Senza contare l’alto tasso di disoccupazione nel settore dell’interior design e dell’architettura d’interni che “tra i neolaureati sfiora il 30%: spesso molti giovani lavorano gratuitamente o quasi (si parla di rimborsi spese da poche centinaia di euro a mese) per studi di architettura affermati”, affermano dalla startup.

adnkronos



   

 

 

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