Unesco: gli investimenti dei Brics nell’istruzione cambieranno il mondo

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6 ottobre  – Sempre l’agenzia Eir riferisce che al vertice dei BRICS, che si è tenuto il luglio scorso in Brasile, i leader dei cinque paesi (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno deciso di dar vita ad una Università dei BRICS, che sarà diretta da Vladimir Filippov dell’Università russa per l’Amicizia tra i Popoli. In un’intervista di agosto con la Fondazione Russkiy Mir, Filippov ha confermato l’enfasi che il nuovo programma darà alla scienza ed alla tecnologia, con grande richiesta per “le tecnologie informatiche, energetiche e spaziali… ritengo che Cina, India e Brasile daranno contributi di grande interesse nelle scienze naturali, biologia, biologia molecolare, chimica”.

Il Direttore Generale dell’Organizzazione ONU per la Scienza e la Cultura (UNESCO), Irina Bokova, è molto ottimista sulle prospettive di questa iniziativa. Il 22 settembre ha scritto sul South China Morning Post che “gli investimenti dei BRICS nell’istruzione cambieranno il mondo”. Anche se è meno vistosa della creazione della banca dei BRICS e dei fondi di riserva a Fortaleza, “la loro decisione di collaborare per accelerare lo sviluppo dei loro sistemi di istruzione è stata strategicamente cruciale per il futuro. Ciascuno dei cinque paesi ha fatto progressi fenomenali in quest’area negli ultimi anni. Unendo il know-how nell’istruzione che hanno accumulato, e la loro capacità di innovare, potrebbero cambiare fondamentalmente l’istruzione a livello globale”.

Contemporaneamente l’UNESCO ha pubblicato un nuovo rapporto sull’istruzione nei cinque paesi, da cui risulta che la scuola dell’obbligo è stata estesa a tutti, cosa che “sarebbe stata considerata un obiettivo impossibile solo dieci anni fa”. Quasi il 40% dell’aumento di iscrizioni alla scuola elementare nel mondo è avvenuto in Cina, India e Brasile. In termini di istruzione superiore, quasi la metà degli iscritti nel 2012 e nel 2013 è stata in Cina ed India. “Il resto del mondo dovrebbe aprire gli occhi e prenderne nota”, conclude la Bokova.

I ricercatori della Stanford University hanno già esaminato il caso e ne hanno parlato nel loro libro dell’agosto 2013, University Expansion in a Changing Global Economy: Triumph of the BRICS? (Espansione universitaria in un’economia globale che cambia: il trionfo dei BRICS?). Sottolineano quanti fondi vengano investiti nelle loro università di élite nello sforzo di creare istituzioni di livello mondiale e di far sì che i loro laureati possano competere con quelli negli Stati Uniti ed in Europa. “Negli ultimi 20 anni, i sistemi universitari in questi grandi paesi sono esplosi” scrive il co-autore Martin Carnoy. Il numero di laureandi in questi cinque paesi è aumentato da 19 milioni di studenti nel 2000 ad oltre 40 milioni di studenti nel 2010. L’aumento maggiore è stato registrato in Cina, andando da meno di 3 milioni ad oltre 12 milioni di laureati in quel periodo. OPI



   

 

 

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