Roma: detenuto lasciato morire in ospedale a 32 anni, senza cibo né acqua

simone7 apr – Non informarono i giudici sul profilo psichiatrico del paziente e uno dei medici che lo aveva in cura ha dichiarato che l’atto dove si parla dell’anoressia del paziente “era una relazione e non una diagnosi”. Ci sono ancora delle ombre sulla morte di Simone La Penna, 32 anni. Soffriva di anoressia nervosa e pesava 49kg, la metà di quando aveva iniziato la detenzione. Era in carcere per possesso di stupefacenti e doveva scontare una pena di 2 anni e 4 mesi. Ma dietro la sua morte solo apparentemente ci sarebbero cause naturali e sembra che potesse essere evitata.

A processo per omicidio colposo, il direttore sanitario del carcere di Regina Coeli Andrea Franceschini e i medici Giuseppe Tizzano e Andrea Silvano che lo avevano in cura dopo il suo trasferimento in ospedale. Come scrive il Tempo “è proprio sulla diagnosi di anoressia e sul mancato supporto psichiatrico al paziente che gira il fulcro del processo”.

La Procura di Roma aveva messo sotto inchiesta sette persone, tra medici e infermieri perché secondo gli inquirenti alcuni di loro avrebbero scritto relazioni per il tribunale di Sorveglianza, in cui si definivano le condizioni psico-fisiche del giovane compatibili con il regime carcerario. E poi imperizie ed errori: qualcuno avrebbe sottovalutato il suo stato di salute, lasciandolo morire.

Il pm Eugenio Albamonte nella relazione medica scrive che la causa del decesso è stata arresto cardiaco provocato da uno squilibrio elettrolitico. Ma Simone era ricoverato in ospedale al momento della morte e per evitare quell’infarto sarebbe bastata una flebo, perché lo squilibrio elettrolico è causato da disidratazione.

La permanenza in carcere di Simone dura poco meno di 12 mesi: arriva a fine gennaio nel 2009 nel carcere di Viterbo. Qui sta bene, anche se si sa il giovane ha un passato di anoressia. Infatti dopo un mese inizia a perdere peso e questo provoca alcuni squilibri metabolici. Lievi miglioramenti quando viene trasferito in infermeria, ma quando tornava in cella Simone ricominciava a vomitare e dimagrire. A inizio giugno viene trasferito nel reparto medico del carcere di Regina Coeli e qui la sua situazione si aggrava tanto che viene ricoverato presso l’ospedale Sandro Pertini di Roma. E’ qui che muore due mesi dopo, per un arresto cardiaco riconducibile alla disidratazione.
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