CHI E’ IL SUO PUSHER, SIGNORA KYENGE? – di Paolo Deotto

kyenge-pd5 ott – È sempre più forte un senso di nausea che viene leggendo le dichiarazioni dei cosiddetti “governanti” di questo già Bel Paese. Una ripetitività stracca e sganciata da ogni forma, fosse pur rudimentale, di ragionamento si unisce a un totale distacco dalla realtà, del resto ben spiegabile per chi vive incollato a poltrone che fruttano redditi ingiustificabili e comunque di vero insulto in un Paese che ogni giorno di più vede crescere la povertà e le nuove povertà.

La signora Kashetu Kyenge, per gli amici Cecile, per la lingua italiana Cecilia, non fa eccezione e anzi si presenta come un punto di riferimento tra quei politici che sembrano avere come obiettivo quello di rendere la classe politica sempre più invisa ai cittadini.

La sullodata signora è persona intelligente e colta, laureata in medicina, specializzata in oculistica. È quindi la prima a rendersi conto di ricoprire un incarico di governo del tutto fittizio e di aver avuto la carriera politica facilitata dal fatto di essere negra, e quindi usabile come icona dai capi politici del suo partito, il PD, che si fanno belli “lottando” contro un razzismo che in Italia non c’è e non c’è mai stato.

Fin qui però non avremmo di che lamentarci troppo. Incarichi inutili e persone inutilmente al governo fanno parte di una partitocrazia che prescinde del tutto dal bene dell’Italia. È storia vecchia.

La faccenda inizia a diventare seccante, e nauseante, quando il beneficato dalla sorte, nella fattispecie la signora Kyenge, perde i cavalli e si autoconvince di avere una missione da svolgere. E non è una missione da nulla, perché la nostra brava ministra è addirittura convinta di dover rifare il mondo, correggere la natura, bacchettare il Padreterno che ha creato l’Universo senza chiedere il suo parere.

A cosa ci riferiamo? È presto detto: nei giorni scorsi la ministra si trovava a Venezia. Nella splendida città della Laguna non si è limitata a rigirare la minestra riscaldata dello “ius soli” ma ha espresso tutta la sua entusiastica approvazione per la proposta Pd della delegata ai diritti civili del Comune di Venezia, Camilla Seibezzi, di utilizzare la terminologia “genitore 1” e “genitore 2″ al posto di “padre” e “madre”. Infatti, ha sentenziato la Kyenge, è solo una “ideologia irrazionale” quella che spinge a vedere delle differenze tra uomo e donna. Insomma, è una forma di razzismo, o perlomeno ha la stessa matrice dell’aberrazione del razzismo, che sarebbe poi alla base anche del rifiuto dello “ius soli”.

C’è da ridere o da piangere? Lasciamo perdere la sconosciuta signora Seibezzi: siamo pieni di consiglieri comunali, zonali, portaborse, politichetti rampanti, che pontificano seguendo quella che, a torto o a ragione, considerano l’idea dominante e quindi utile per la carriera. Ma per la signora Kyenge il caso è diverso: seppur con un incarico inutile, la signora fa parte del governo nazionale e dovrebbe quindi imparare, prima di parlare, ad assicurarsi che la lingua sia collegata col cervello.

I termini ‘padre’ e ‘madre’ sono “obsoleti”. Così afferma la Kyenge. Ipse dixit: affermazione assoluta, apodittica, indiscutibile. Perché sono obsoleti? Chi fa questa domanda è chiaramente un razzista, omofobo, potenziale femminicida eccetera.

Tralasciamo alcuni aspetti pratici, che la ministra dovrebbe pur conoscere, essendo madre: i bimbi iniziano già a pochi mesi a sillabare: “ma – ma”, “pa – pa”. La prima sillabazione diviene presto “mamma”, la seconda può definirsi sia nel chiamare il “papà” sia la “pappa”. Che fare a questi frugoletti? Li accuseremo di discriminazione, di anti-egualitarismo? Sfidiamo qualsiasi genitore, per quanto democratico, progressista, non omofobo, a insegnare a un bimbetto che balbetta le prime parole a dire ”genitore-1”, “genitore-2”. E poi, se non vogliamo fare discriminazioni, a chi assegneremo il numero “1”? All’ex padre o all’ex madre?

Ma smettiamo di scherzare, perché se ben guardiamo in questa faccenda non c’è niente da ridere. Da lungo tempo siamo abituati a sentire dai nostri politici fesserie di ogni genere, promesse irrealizzabili, discorsi vuoti e insensati. Ci abbiamo fatto il callo. Ma qui si fa un salto di qualità preoccupante, perché abbiamo una ministra nazionale che pretende, nientemeno, di riscrivere la storia dell’umanità, che finora è cresciuta e continua a esistere proprio in virtù del fatto che da sempre sono esistiti dei “padri” e delle ”madri”. Il delirio della creazione dell’uomo “nuovo” si sta ripresentando sull’Europa e sulla nostra Italia. Questi governanti – oggi parliamo della Kyenge, ma domani vedremo chi dirà nuove follie – non sanno fare il loro mestiere (e infatti il Paese va sempre più a rotoli, al di là delle vergognose balle su una “ripresa”, un po’ strana da sostenere, visto che l’unica produzione in aumento è quella di disoccupati), ma in compenso vogliono correggere il Buon Dio. Ossia, vogliono rifare il Creato, vogliono diventare loro “creatori”.

Per questo ci chiedevamo nel titolo: “Chi è il suo pusher?”. Sarebbe infatti da sperare che simili follie vengano dette in preda a delirio da stupefacenti. Ma purtroppo sappiamo che non è così. Questa gente non è drogata, ha semplicemente perso la ragione, in toto. Se ancora ragionasse infatti recupererebbe il senso del ridicolo e non uscirebbe con affermazioni del tipo: i termini “padre” e “madre” sono obsoleti.

Il 1° luglio di quest’anno il Card. Caffarra, Arcivescovo di Bologna, in un comunicato stampa disse che esiste un’evidenza che “a doverla spiegare vien da piangere”. E proseguiva: “Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose. Ad un tale oscuramento del bene comune da confondere i desideri degli individui coi diritti fondamentali della persona”.

La signora Kyenge e i suoi capi hanno comunque un precedente illustre: un signore un po’ birbantello, di nome Adolfo Hitler. Se sanno ancora leggere, possono procurarsi una copia di un libro molto istruttivo: “Colloqui con Hitler” (edito in Italia da Rizzoli, col  titolo “Hitler mi ha detto”), di Hermann Rauschning, già presidente del Senato di Danzica, nazista della prima ora, divenuto poi assoluto nemico di Hitler, quando comprese le diaboliche intenzioni del capo nazista. Se leggeranno questo libro vedranno che Hitler mirava alla conquista dell’Europa, senza dubbio, ma soprattutto nella sua follia voleva “rifondare” l’umanità, creare quell’uomo “nuovo” che avrebbe dominato il mondo.

Si parla in questi giorni di crisi di governo. Speriamo che avvenga quanto prima. Liberarci di questi irresponsabili, accecati da deliri di onnipotenza, è sempre più urgente. Ogni giorno in più in cui permangono al potere è un giorno in più in cui possono fare immensi danni al Paese.

riscossacristiana



   

 

 

2 Commenti per “CHI E’ IL SUO PUSHER, SIGNORA KYENGE? – di Paolo Deotto”

  1. Giuseppe Ummarino

    E non e´l´unica: il cretinismo parlamentare e´oramai rampante e non rispamia nessuno dei cosiddetti “eletti” che eletti non furono ma designati dai propri capi bastone a seconda del grado di servilismo e/o sottomissione dimostrato.

  2. Sono daccordo su tutto ciò che è stato scritto in questo bellissimo articolo, purtroppo i nostri politici continueranno a fare e a far fare a gente come la coloratissima ministra kyenhe ( anche se il nero ufficialmente non è un colore ) ciò che vogliono anche perchè in Italia nessuno ha voglia di andare a manifestare ( eccetto se viene aumentato il prezzo dei biglietti dello stadio ).

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