Non solo cavalli fiscali, nel Redditometro entrano anche cani e gatti

canigatti

3 ago – Una volta, nel redditometro, negli studi di settore o in strumenti analoghi di accertamento induttivo del reddito, finivano i cavalli e non solo quelli con la coda e le balzane, ma anche quelli che rombavano sotto il cofano di Mercedes, Bmw e Lexus da 100.000 e passa euro. Adesso, oltre ai purosangue e ai cavalli motore, finiscono nel tritacarne dell’Agenzia delle Entrate anche cani, gatti e relative spese veterinarie. Non è bastato al Governo, applicare la quota massima d’Iva (21%) alle spese veterinarie, la stessa che grava su gioielli, aragoste champagne e riviste pornografiche, non è bastato ridurre la detrazione fiscale delle spese per curare Fido e Silvestro, no, non è ancora abbastanza.

Non sono bastate le imposizioni (con relativo esborso) dell’anagrafe e del passaporto europeo per viaggiare, non sono bastate le imposte sulla vaccinazione antirabbica obbligatoria, non è bastato portare l’Iva sui loro alimenti al massimo (21%), non bastano mai quella pletora di lacci e lacciuoli che uno stato incapace di governare, senza un’esondazione di burocrazia, rende ormai invivibile questo paese, tanto da sognare di prendere un aereo ela valigia. Bigliettodi sola andata per qualche altra parte dove la vita non sia scandita ogni giorno da una scadenza. Trattati alla stregua di oggetti lussuosi, i nostri “esseri senzienti” e chi se ne prende cura, subiranno le attenzioni del fisco, come fossero yacht, ville a Porto Cervo o terreni fabbricabili a Cortina.
La Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari ha reso pubblico il caso di un uomo di Cremona, proprietario di un cane, che si è rifiutato di fare applicare il microchip al cucciolo per paura di finire nelle spire dei controlli fiscali dovuti al redditometro. “L’identificazione del cane con microchip è obbligatoria, ma l’Agenzia delle entrate vanifica gli sforzi di osservanza delle leggi di sanità animale. Uno strabismo istituzionale assurdo” conclude la Fnovi. Mentre in Europa il Parlamento incoraggia le misure veterinarie per combattere il randagismo, mentre il Trattato di Lisbona considera gli animali esseri senzienti e la Commissione europea legifera in favore della sanità animale e finanzia il benessere animale, noi mettiamo sotto la lente del fisco chi possiede il cane o il gatto, anzi forse anche il criceto e il canarino.

Io ho due gatti: la Lulù, trovata spiaccicata su una strada con il bacino in mille pezzi a due mesi. Ora ha quasi 16 anni. E Pio (alias Hurricane) salvato dal sacchetto che la contadina stava immergendo nel fiume, come si faceva un tempo. Ora ha sette anni. Vero è che non ho speso molto di cure veterinarie, ma, vista la compagnia di cui mi onorano, mi sento almeno in dovere di a dargli da mangiare e confesso che non lesino sul vitto.  Quando Equitalia mi chiamerà contestandomi che l’acquisto di scatolette non corrisponde a quante ne possano mangiare Pio e Lulù, dovrò confessare il mio reato: ogni tanto compro uno scatolone di scatolette e le porto a una colonia felina dove centinaia di orecchiette pelose mi aspettano. So che è un crimine grave, ma il magistrato abbia pietà di me.

Oscar Grazioli – .tiscali.it/socialnews


   

 

 

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