L’Italia del governo tecnico di Mr Monti e fine della nostra sovranità nazionale

9 nov – Federico Dal Cortivo intervista il Prof Attilio Folliero, politologo residente a Caracas

L’attacco allo Stato sociale del governo liberista di Mr Monti ha come primo obiettivo il mondo del lavoro, più precarietà che fa rima con flessibilità, più posti di lavoro ci dicono gli gnomi del governo con la “pasionaria” Fornero in testa, e questo mentre i dati forniti dall’Istat ai primi di giugno evidenzia che la disoccupazione nel primo trimestre del 2012 si è attestata al 10,9% con un aumento su base annua del 2,3%. Lei che ne pensa?

Spagna docet! Per rimanere in ambito europeo, la Spagna ha adottato le misure di austerità prima dell’Italia, quindi per rendersi conto di quali saranno gli effetti basta guardare appunto alla Spagna, dove oggi più di un quarto della popolazione attivià è senza lavoro. Ci potranno essere delle differenze nell’intensità del fenomeno, ma inevitabilmente la tendenza è la stessa: le misure adottate da Monti non faranno altro che accrescere la disoccupazione, la fame e la miseria del popolo italiano.

Perchè?

Se aumentano le tasse e le imposte, meno soldi sono destinati al consumo; se si riducono pensioni e stipendi, meno soldi sono destinati al consumo; se si reduce l’impiego pubblico, oltre ad avere come effetto immediato un aumento della disoccupazione, si ottiene l’effetto che meno soldi sono destinati al consumo; se si attaccano i diritti dei lavoratori, facendo aumentare la precarietà e riducendo il reddito, anche qui meno soldi vengono destinati al consumo.

In sostanza, come sanno tutti gli economisti, meno a quanto pare i bocconiani al governo, meno soldi destinati al consumo significa riduzione della domanda e quando si riduce la domanda, le imprese sono costrette a ridurre l’offerta, ossia produrre di meno; produrre di meno significa licenziare ed in questo caso, se esistesse ancora un minimo diritto dei lavoratori, per qualche tempo, il licenziato avrebbe diritto – giustamente – alla cassa integrazione, pagata dallo stato, cosa che fa accrescere la spesa pubblica ed il debito pubblico.

Aumento della disoccupazione e della precarietà significa anche minori introiti per lo stato: se diminuisce il reddito delle persone, diminuiscono anche le tasse sul reddito da versare allo stato, oltre alle imposte sui consumi; anche per le imprese, se si riducono le vendite, il fatturato, diminuiscono le tasse da versano allo stato. O non è così? Sembra quasi che lo stato si stia dando una zappa sui piedi!

E’ dunque possibile che “economisti” o presunti tali, del calibro di Monti, ignorino le regole dell’economia capitalista?

Come abbiamo dimostrato (leggasi la parte 1 di questa intervista), con i dati ufficiali, il debito pubblico continua ad aumentare ed il signor Monti lo sa bene. A mio modo di vedere non si tratta di persone che ignorano le regole del mercato, le regole del capitalismo, ma proprio perchè conoscono bene come funziona il mercato, stanno applicando tutto quanto in loro potere per far aumentare il debito pubblico. Ancora una volta arriviamo alla conclusione che il fine della loro azione è trasformare in capitale privato il patrimonio dello stato ed il mezzo attraverso cui avviene questa trasformazione è il debito pubblico.

Tratto da europeanphoenix.it



   

 

 

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