I furbi cinesi: incassano incentivi europei, ma blindano il mercato interno

22 marzo – Secondo Marc Vanheukelen, capo gabinetto del Commissario europeo all’Ambiente Karel De Gucht, la Cina ha ampiamente sfruttato gli incentivi europei alle rinnovabili ma ha dato vita ad un rapporto fortemente sbilanciato perché continua ad applicare forti dazi che penalizzano le aziende europee.

“Dobbiamo usare tutti gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione per affrontare gli ostacoli che distorcono il mercato,” ha detto Marc Vanheukelen in una riunione del Centro di politica europea la settimana scorsa, “possiamo citare in giudizio i Paesi che riteniamo non competano lealmente”. I cinesi, secondo l’alto funzionario europeo, interpretano liberamente i principi della proprietà intellettuale, copiano e producono a basso costo, mettono in crisi chi rispetta le regole e impediscono, di fatto, all’industria straniera di partecipare al business del mercato interno cinese delle energie rinnovabili.

La spesa cinese sulle energie rinnovabili è cresciuta a dismisura negli ultimi anni ed il Paese cerca di raggiungere l’obiettivo di fornire il 15% del consumo di energia da fonti rinnovabili entro il 2015. Nel 2010, la Cina ha superato gli Stati Uniti come il leader globale nella capacità eolica installata – da 41,8 GW a 40,2 GW – ed ha messo a disposizione 30 miliardi di prestiti e sussidi alle sue aziende di energia solare.

La Cina dice che non ha altra scelta se non quella di investire su questa scala se vuole raggiungere gli obiettivi climatici che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici insiste siano necessari. Ma le imprese europee di energia rinnovabile sostengono che, di fatto, il mercato cinese resta riservato alle imprese locali, le uniche che possono accedere agli ingenti incentivi stanziati da Pechino. adnkronos



   

 

 

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