Unica strategia per uscire dalla crisi è invertire la denatalità

2011: i motivi della crisi economica. Breve sintesi del perchè è nata questa crisi.

La crisi c’è! Si vede e si tocca, ma non tutti la comprendono.
L’unica strategia per uscire dalla crisi è quella di invertire il processo di denatalità.

Aldilà delle facili considerazioni per capire questa crisi bisogna ripassare un pò di storia. Proviamoci…

Anni 50/60. La guerra è appena finita, la gente ha voglia di ricostruire la propria esistenza e con essa la propria economia. Incredibile la capacità dell’uomo quando ad esso gli si dà la possibilità di correre a manetta! E così l’economia spinta da una profonda e positiva umanità cresce in quegli anni al 10% annuo.

Anni ’70. Il vento del ’68 spira fortissimo, in Italia più che altrove.

Michele Brambrilla nel suo stravenduto “Storia del ’68” dice che quegli anni furono 10 anni di guerra civile  e soprattutto 10 anni in cui  tutti i valori fondanti della nostra società furono triturati uno per uno. Passò il divorzio, cioè venne distrutta l’istituzione familiare; passò l’aborto, cioè venne distrutto il senso della vita; nacque e crebbe esponenzialmente lo statalismo; idem l’assistenzialismo, tanto a pagare questi vizi furono e sono gli italiani che si sono visti mettere le mani in tasca da un fisco sempre più oppressivo.

Che c’entra, il ’68 con questa crisi dirà qualcuno nostalgico di quei “formidabili anni” per dirla come Mario Capanna.

C’entra, c’entra! Andiamo in ordine: le sopracitate formule Keinesiane-Marxiste cambiano pian piano lo stile di vita e la cultura degli italiani. Da un lato la spesa pubblica genera migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico mediamente improduttivi, proprio per l’elevatissimo numero di dipendenti che moltiplica i passaggi, fa perdere l’efficienza, e costa un’accidente. 170 miliardi di euro costa ogni anno questo apparato.

Una assurdità !

Il ’68 ci regala anche una cultura neo-malthusiana. E’ sbagliato, dicevano quei sapientoni, fare figli perchè il reddito prodotto (vale per una famiglia, vale per una comunità) lo si deve dividere per il numero dei componenti. Quindi meno si è, più alto è il reddito. Appena passò quel messaggio il figlio diventò per gli italiani una iattura, l’egoismo trionfò e tutti al massimo si misero a fare 2 figli.

Il terzo figlio era roba da vetero-cattolici, il quarto era roba da terrone o da extra comunitario (con il massimo rispetto per entrambe le etnie, visto che io appartengo alla prima).

I risultati all’inizio danno ragione agli “scienziati” di queste strampalate teorie demografiche-economiche perchè  gli italiani all’epoca erano ancora una popolazione giovane e quindi gli ospedali e le pensioni manco li conoscevano.

Il gioco però non durò tanto. Già a metà degli anni’80 si notò un certo calo del PIL. A salvare il tutto ci pensarono gli USA che esportarono teorie e culture consumistiche. Il gioco all’inizio funzionò. L’economia ripartì e per un pò tutti furono tranquilli ma nel frattempo arrivano i primi anni del 2000 e già tutto quello inventato non bastava più e allora per fare ripartire il PIL qualcuno si inventò i subprime e i derivati. Una finanza virtuale che come una moderna catena di Sant’Antonio crea ricchezza fittizzia.

E infine arriviamo al 2008 con lo scoppio della bolla vanno a malora i risparmi, i denari e il lavoro di mezzo mondo.

Quello che ho appena narrato velocemente e che rischia di apparire superficiale (mi perdoneranno gli amici che pazientemente mi leggono, ma mi sono prefisso di farcela in una pagina e mezza di foglio A4) in verità ha un obiettivo: stimolare con un veloce flashback l’intelligenza delle persone e far comprendere loro (lo dico in assoluta umiltà) che l’origine di questa crisi è solo antropologica.

Concludo: se non si fanno figli nessuna economia potrà mai crescere.

La famosa piramide rovesciata di pochi giovani che sorreggono un mondo di vecchi non è solo una bella trasmissione immaginifica del reale, è anche la fotografia di come oggettivamente viene schiacciata la nostra economia ma anche i nostri giovani.

Se crolla la popolazione crolla il risparmio, aumentano i costi fissi legati all’assistenza, aumenta la pressione fiscale per pagare queste spese, ed infine arriva anche una crescita a debito. Infine quando finisce la possibilità di fare debiti (che è il momento attuale) ecco che arrivano allora i veri problemi.

E allora cosa fare? Per rispondere a questa domanda non riesco ad essere abbastanza sintetico e allora la racconto con le parole di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, tra i più lucidi economisti del nostro Paese: “l’unica strategia per uscire dalla crisi è quella di invertire il processo di denatalità e per farlo occorre dare la possibilità alle persone di farsi una famiglia ma prima ancora di riportare l’uomo a riconoscere il senso della vita sul piano educativo. […]  Le casalinghe hanno salvato il mondo, trasferendo ai figli un’immensa ricchezza educativa, e anche oggi il più grande investimento della nostra società sarebbe una politica di sgravi fiscali per le famiglie per l’educazione dei figli e per l’accompagnamento al lavoro”.

On. Alessandro Pagano



   

 

 

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