La solita sinistra senza arte né parte

Pierluigi Bersani - segretario PD

di Claudio Romiti

E’ indubbio che l’attuale maggioranza di governo si trovi in una certa difficoltà a varare misure efficaci nella direzione di un equilibrato risanamento dei conti pubblici. Il problema principale è legato alla distanza, relativamente breve, che ci separa dalla fine della legislatura. In una tale condizione, ogni partito o componente politica tende a tenersi “stretta” la sua base elettorale di riferimento, evitando il più possibile scelte che possano nuocere al proprio consenso nel futuro prossimo.

Da qui la ridda di veti incrociati ai quali, ahinoi, abbiamo assistito con un certo sconcerto in questi ultimi frangenti. Tuttavia, se l’esecutivo è in balia dei cosiddetti equilibri contrapposti, l’opposizione – soprattutto quella di sinistra – non è che brilli per lungimiranza politica e, in particolare, per una accettabile proposta con la quale affrontare in modo ragionevole la difficile crisi finanziaria che attanaglia il Paese.

Tutt’altro. La sinistra politico-sindacale, con varie sfumature, propone sostanzialmente una cosa: più socialismo per tutti. Ovvero più Stato, più burocrazia, più spesa pubblica e, dulcis in fundo, più tasse, quest’ultime in proporzione ben maggiore in rapporto agli inasprimenti previsti nell’ultima versione della Manovra correttiva.

Ora, capisco le ragioni della Cgil della Camusso – tendenzialmente tese a salvaguardare il proprio potere di intoccabile casta sindacale – che la spingono a cavalcare ogni richiesta demagogica di una piazza sovietizzata che, scimmiottando gli indignados spagnoli, pretende diritti e salari per tutti a prescindere dall’effettivo livello della produzione.

Ma da un leader come Bersani ci saremmo aspettati qualcosa di più rispetto alla solita, sinistra fuffa che accolla tutta la responsabilità dell’attuale situazione agli untori-evasori, solleticando la pancia del popolo che versa le tasse attraverso la busta paga. Ribadire fino alla noia la cantilena che a pagare sono sempre gli stessi, strizzando l’occhiolino ai ceti elettorali di riferimento, e che occorre tartassare tutti gli altri può servire a raggranellare qualche voto in più, ma non sposta di un euro il problema devastante del nostro debito, con il fondato rischio di un pericolosissimo avvitamento.

Giunti ad un passo dal default, un partito serio e responsabile – di qualunque colore esso sia – non può continuare a raccontare favole al Paese, ingenerando la falsa convinzione che se si colpisse a tappeto l’evasione lo Stato rimetterebbe a posto i suoi conti e tutti saremmo più ricchi.
Sommerso o non sommerso, nel malaugurato caso dovesse crescere ulteriormente la quota di risorse controllate dalla mano pubblica – il che significherebbe proprio più Stato, più burocrazia e più spesa – la già prostrata capacità produttiva della nostra economia di mercato giungerebbe al collasso, con tutte le conseguenze del caso.

In sostanza, per dirla con una battuta sintetica, un partito serio e responsabile non penserebbe mai di curare il “malato” iniettando robuste dosi della sostanza che lo hanno infettato. Sotto questo profilo non occorre essere provetti economisti per capire che la madre di tutti i problemi è una spesa corrente sempre più fuori controllo e che, pertanto, solo adottando misure strategiche strutturali sarebbe possibile riequilibrare questa enorme distorsione.

Tuttavia, il Pd di Pier Luigi Bersani vorrebbe far credere agli italiani più ingenui e sprovveduti che accrescendo l’enorme fardello che grava sulla capacità produttiva del sistema economico – attraverso inasprimenti retroattivi di scudi e condoni, di patrimoniali a go go e balzelli di ogni tipo sul reddito e sulla proprietà – saremmo in grado di uscire a testa alta dalla crisi.
In sostanza, passa il tempo, ma agli eredi del vecchio Pci l’idea dell’esproprio proletario ancora piace moltissimo. Povera Italia!

Claudio Romiti

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