Nel Pd sono convinti che l’algoritmo di Facebook avvantaggi i partiti di destra. Almeno a ridosso delle elezioni.
“A pochi giorni dal voto che coinvolgerà 661 comuni italiani – denuncia in una nota l’esponente dem Marco Furfaro -, tornano segnali anomali sulla visibilità dei contenuti politici sui social”.
“Da alcuni giorni – prosegue la nota del deputato – molti post di esponenti del Partito Democratico registrano infatti un calo brusco di diffusione, mentre al contempo contenuti analoghi prodotti da esponenti della destra sembrano ottenere una spinta molto più forte”.
“Non è la prima volta che notiamo questa dinamica” evidenzia Furfaro. “È già successo per la tornata delle regionali 2025 e il referendum di quest’anno. Sono anomalie serie e gravi, soprattutto se messe a rapporto con il fatto che Meta per anni ha gestito la politica italiana con un ‘filtro’ che ne regolava la visibilità sulla base di criteri che la multinazionale non hai mai rivelato”.
Cosa sappiamo del filtro di Facebook
Meta ha iniziato a ridurre gradualmente la visibilità delle notizie e dei contenuti politici su Facebook dopo il 2021, ma la stretta è diventata ufficiale nel 2024 quando il sistema è stato esteso anche a Instagram e Threads. Dopo le polemiche, però, a gennaio 2025 la piattaforma ha fatto una parziale marcia indietro, annunciando un ritorno graduale dei contenuti politici nei feed consigliati, pur senza eliminare del tutto il filtro.
Ad oggi, non esistono prove solide sul fatto che Meta modifichi intenzionalmente i propri algoritmi per favorire la destra o penalizzare la sinistra. Uno studio dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo ha però documentato che il filtro avrebbe colpito, almeno fino al 2024, molto più i contenuti istituzionali che quelli estremisti: secondo la ricerca, i parlamentari hanno perso il 73,4% della reach, mentre gli attivisti radicali hanno registrato un aumento del 13,6% della visibilità. Un’analisi interna del Partito Democratico avrebbe inoltre evidenziato che a partire dal 2024 i contenuti di destra tendevano a ottenere maggiore visibilità rispetto a quelli progressisti.
Ruotolo e Zingaretti: “Noi col freno a mano, per gli esponenti di destra l’acceleratore”
Sabato e domenica sono chiamati al voto sei milioni di italiani. E secondo il Pd la storia si ripete. “Come già accaduto in altre fasi elettorali” dicono gli eurodeputati Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti, “anche oggi, a pochi giorni da una tornata che porterà al voto 661 comuni italiani, registriamo un andamento anomalo. Sulle pagine di diversi esponenti del Pd la visibilità dei post cala bruscamente – spiegano -, mentre su alcune pagine della destra sembra esserci un’accelerazione improvvisa”.
Il Pd dice che non c’è par condicio. E ha una legge pronta in Parlamento
“Per noi la questione centrale è quella della parità di trattamento, una vera e propria par condicio digitale” sottolineano nella nota i due esponenti del Pd. “Come avviene per la televisione e la radio, dove a ogni forza politica deve essere garantito lo stesso spazio per presentare i propri programmi, lo stesso principio deve valere anche nel mondo digitale. Se gli algoritmi decidono arbitrariamente di oscurare alcune voci istituzionali e amplificarne altre, la competizione democratica viene falsata alla radice”.
In effetti Meta non ha mai rivelato il funzionamento dell’algoritmo che resta dunque una scatola nera. Nessuno sa esattamente perché un post faccia 100 visualizzazioni e uno identico ne faccia 10.000. “Meta deve spiegare quali criteri usa per ridurre, raccomandare o amplificare i contenuti politici” insistono Ruotolo e Zingaretti.
Sul punto Furfaro ricorda che “in Parlamento c’è una legge a mia prima firma che impone a piattaforme come quelle di Meta, che sono infrastrutture critiche, trasparenza proprio sulla visibilità dei contenuti politici: va approvata adesso. E va fatta una commissione d’inchiesta per capire cosa sia successo in questi anni a causa di quel ‘filtro’. Quando parliamo di strumenti dove decine di milioni di cittadini si informano, trasparenza significa salvaguardia di processi democratici che riguardano tutti”.


