Due dosi di vaccino, poi una sindrome neurologica. Quarantuno giorni dopo la prima somministrazione, venti dopo la seconda
Come riporta ‘La Nazione’, il Tribunale del lavoro di Firenze, con una sentenza pronunciata il 18 settembre, ha riconosciuto alla donna un “danno permanente e irreversibile alla salute” riconducibile alle due vaccinazioni anti-Covid Pfizer/BioNTech del 14 aprile e del 5 maggio 2021. E ha condannato il ministero della Salute a corrisponderle l’assegno di indennizzo: uno strumento assistenziale a cadenza bimestrale che oscilla intorno ai mille euro.
La perizia e il principio della probabilità
È una decisione che nasce soprattutto dalle conclusioni del consulente tecnico nominato dal giudice. La perizia ha preso in esame la letteratura scientifica, la successione temporale degli eventi e le condizioni della paziente, cercando anche una possibile causa alternativa. Alla fine, il consulente ha ritenuto “più probabile che non, una correlazione fra le vaccinazioni anti-Covid-19 con prodotto Pfizer/BioNTech” e la sindrome neurologica comparsa dopo le somministrazioni. Non soltanto la distanza temporale, dunque. Nella valutazione del consulente pesa anche “la mancanza di altra causa identificabile”.
La sentenza riporta nel dettaglio le ragioni scientifiche considerate dal consulente. La conseguenza è il riconoscimento dell’assegno reversibile previsto dalla legge 210/1992, con decorrenza dal primo giugno 2023, cioè dal mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa.
Il commento dei legali
Alla donna, difesa dagli avvocati Francesco Achille Rossi, Gianluca Valeriani e Laura Migliorini, spetta inoltre l’assegno una tantum previsto dalla stessa legge. “C’è soddisfazione per la sentenza – dice Valeriani – la cliente ha subito un danno grave e irreversibile. La causa non è stata semplice e l’impugnazione dell’avvocatura è ancora plausibile” .

