Ucraina, la guerra entra in una nuova fase

Ucraina Zelensky

di Irina Socolova – Nell’ultima settimana si è verificato un cambiamento che non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita. La Russia sembra aver smesso di considerare i negoziati come il principale strumento per porre fine al conflitto e punta sempre più a costringere l’Ucraina alla resa.

Non si tratta più soltanto della conquista di singoli territori o del rafforzamento della propria posizione negoziale. L’obiettivo appare diverso: privare l’Ucraina della capacità di continuare la guerra, sia dal punto di vista militare sia da quello economico.

Questo spiega il cambiamento nella campagna aerea. Gli attacchi sono diventati sistematici, continui e interessano gran parte del territorio ucraino. Non esistono più retrovie realmente sicure. Nel mirino non ci sono soltanto obiettivi militari, ma anche infrastrutture fondamentali per il funzionamento dello Stato.

In questo contesto si possono individuare elementi riconducibili alla dottrina di Giulio Douhet, secondo cui una campagna aerea su larga scala contro infrastrutture e capacità produttive può indebolire la volontà e la capacità del nemico di proseguire il conflitto. La guerra aerea assume così un ruolo strategico autonomo, e non soltanto di supporto alle operazioni terrestri.

Parallelamente prosegue anche l’offensiva sul terreno. Le forze russe registrano avanzamenti in settori che fino a poco tempo fa erano considerati tra i più fortificati. Questo aumenta la pressione sull’esercito ucraino e rende la gestione del fronte sempre più complessa.

L’Ucraina, nel frattempo, appare in difficoltà nel recuperare l’iniziativa strategica. Il cambio dei vertici militari è avvenuto in un momento particolarmente delicato, mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi su possibili future offensive, nonostante l’evoluzione del fronte resti il fattore decisivo.

Anche fuori dal campo di battaglia emergono segnali significativi. In Europa cresce la stanchezza nei confronti di un conflitto che si prolunga nel tempo. Le difficoltà economiche, le tensioni politiche interne e il calo del consenso rendono sempre più difficile sostenere la strategia seguita finora senza costi crescenti.

Allo stesso tempo, la fiducia tra la Russia e l’Occidente appare ormai profondamente compromessa. Anche un’eventuale ripresa dei negoziati sarebbe inevitabilmente segnata da una forte diffidenza reciproca e da dubbi sulla reale applicazione di qualsiasi accordo.

Stati Uniti e Cina restano gli attori internazionali più influenti, ma sono concentrati soprattutto sulle proprie priorità strategiche. Il conflitto in Ucraina rappresenta ormai solo uno dei fronti della competizione geopolitica globale.

Tutto ciò suggerisce che la guerra stia entrando in una nuova fase. Più delle iniziative diplomatiche o delle dichiarazioni politiche, conteranno la capacità delle parti di mantenere il proprio potenziale militare, ricostituire le risorse e sostenere un confronto prolungato.

Se questa tendenza dovesse consolidarsi, i prossimi mesi potrebbero essere caratterizzati meno dalla ricerca di un compromesso e più da una guerra di logoramento, nella quale ciascuna parte tenterà di ridurre progressivamente la capacità dell’altra di continuare a combattere.

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