Prima gli insulti. Poi la caccia all’uomo. Infine i coltelli puntati contro quattro allievi marescialli dell’Aeronautica Militare, costretti a consegnare tutto quello che avevano addosso mentre tentavano di salvarsi correndo tra i vicoli di Trastevere. Una sequenza di violenza che racconta molto più di una rapina: un’aggressione organizzata, consumata da una baby gang, di origine romena, culminata con un pestaggio e la fuga a bordo di un’auto.
È il quadro ricostruito nell’inchiesta coordinata dalla pm Eleonora Fini e condotta dai carabinieri della Compagnia Roma Trastevere, che ha portato all’arresto in carcere nei confronti di due ragazzi appena maggiorenni, mentre la posizione degli altri componenti del gruppo è al vaglio della procura minorile.
Tutto comincia all’alba del 10 maggio. I quattro cadetti percorrono via Garibaldi quando vengono avvicinati da una Fiat Panda con a bordo sei giovani. All’inizio sembrano solo battute. Poi il clima cambia improvvisamente. Volano gli insulti, arrivano le minacce: “Ti buco”, “Caccio il ferro”. I militari cercano di allontanarsi, ma l’auto li supera, frena, fa inversione e torna indietro.
È l’inizio dell’inseguimento. Uno dei ragazzi scende dalla vettura armato di coltello e si piazza alle spalle dei cadetti per impedirne la fuga. Poco dopo vengono raggiunti dagli altri. Quasi tutti impugnano lame. Il gruppo accerchia i quattro allievi marescialli urlando di consegnare denaro e oggetti di valore. La fuga dura pochi istanti.
Uno dei cadetti scivola sull’asfalto bagnato. Gli aggressori lo raggiungono e gli puntano il coltello al fianco. È costretto a consegnare uno smartphone, un orologio del valore di 800 euro e il portafoglio. Non basta. Poiché impiega qualche secondo a estrarre gli oggetti dalle tasche, viene colpito con un pugno al volto, riportando lesioni giudicate guaribili in tre giorni. Subito dopo il gruppo fugge contromano a bordo della Panda.
Da quel momento parte il lavoro dei carabinieri della Compagnia Trastevere. Le immagini delle telecamere di Roma Capitale, quelle di un esercizio commerciale e della John Cabot University vengono analizzate fotogramma per fotogramma. Gli investigatori incrociano i filmati con le testimonianze delle vittime e dei presenti, arrivando a individuare gli indagati anche attraverso fotografie pubblicate sui social network, oltre che grazie ai riconoscimenti fotografici.
A rafforzare il quadro indiziario contribuiscono inoltre il ritrovamento di un coltello nella disponibilità di uno degli indagati e i dati di localizzazione della Fiat Panda utilizzata durante l’assalto, risultati compatibili con il percorso ricostruito dagli investigatori.
Per il gip gli elementi raccolti delineano un quadro di gravi indizi di colpevolezza e un concreto rischio di reiterazione dei reati, considerata la particolare violenza dell’azione e l’utilizzo delle armi. Per questo è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti dei due maggiorenni coinvolti nella vicenda.
Giuseppe Scarpa – https://roma.repubblica.it

