di Armando Manocchia – Il 19 luglio 2025, in un appartamento di Ibiza, perde la vita Michele Luca Noschese, 36 anni, originario di Napoli e celebre DJ.
A un anno di distanza, esistono ancora due versioni ufficiali pUrofondamente diverse su quanto accaduto in quella stanza, entrambe sostenute da presunti fondamenti scientifici.
Le autorità spagnole sostengono che sia deceduto per un arresto cardiaco dovuto all’uso di sostanze stupefacenti, in un contesto che, secondo loro, non presenta segni di violenza sul corpo.
La famiglia, attraverso la consulenza medico-legale afferma che la morte sia riconducibile a un meccanismo di asfissia da contenzione fisica, con un ruolo cruciale nell’intervento della Guardia Civil.
La Procura di Roma ha avviato un’inchiesta per omicidio preterintenzionale e i legali della famiglia hanno anche sollevato l’ipotesi di tortura, richiamando l’articolo 613-bis del codice penale,
La decisione finale spetterà alla magistratura, sia italiana che spagnola.
Siamo a Ibiza, il 19 luglio 2025. Michele Noschese è a casa sua quando alcuni vicini segnalano musica ad alto volume. La Guardia Civil spagnola interviene. Secondo quanto riportato dagli agenti, il giovane, sotto l’effetto di sostanze psicoattive e in preda all’agitazione con presunti allucinazioni, avrebbe reagito in modo violento, arrivando, secondo questa versione, ad aggredire un vicino con un coltello prima di essere bloccato. Durante la perquisizione dell’abitazione, vengono trovati residui di varie sostanze. Poco dopo essere stato immobilizzato, Michele muore.
Dall’autopsia effettuata da parte delle autorità di Ibiza la causa del decesso è da attribuire ad un’insufficienza cardiorespiratoria acuta, in un contesto di poliassunzione di sostanze.
Il referto preliminare dell’Instituto de Medicina Legal y Ciencias Forenses de las Illes Balears menziona anche alcuni reperti, come la “congestión cervicocefálica” e“l’edema en esclavina”, che, come vedremo, diventeranno elementi centrali per una rilettura degli eventi da parte della famiglia.
Giuseppe Noschese, padre di Michele e stimato medico chirurgo non è convinto della ricostruzione iniziale degli eventi. Prima del rimpatrio della salma, ordina esami diagnostici avanzati, tra cui una TC total body e una risonanza magnetica dell’encefalo, presso una clinica privata di Ibiza. Tali esami avrebbero evidenziato la presenza di sette costole fratturate, la frattura della clavicola, si sarebbe individuata aria nel torace e una frattura corticale, unitamente a un edema, che i tecnici associano in parte anche alle manovre eseguite durante l’autopsia.
La famiglia torna in Italia con la salma e di fronte a questi risultati solleva la questioni alle autorità competenti
La Procura di Roma dispone un sequestro probatorio della salma e avvia un’indagine per omicidio preterintenzionale.
L’avvocato Vanni Cerino, insieme ai colleghi Angelo Sammarco e D’Urso, deposita ufficialmente la perizia del medico legale dottor Zinno presso la Procura. Espongono ai magistrati romani, l‘ipotesi di tortura da parte degli agenti della Guardia Civil intervenuti quella mattina.
Ad oggi, a anno dopo la morte di Michele, il caso è ancora sotto esame da parte della Procura di Roma, impegnata a determinare il collegamento tra la gestione dell’intervento e il decesso.
“A un anno dalla morte di mio figlio Michele Luca, il dolore non si è attenuato. Il 19 luglio 2025 non è morto soltanto Michele: in quel giorno è stata spezzata l’intera famiglia Noschese.”
Da queste parole si evince il ritratto di un figlio “pieno di vita”, amato da molte persone e ricco di sogni e progetti, si cela dietro il nome d’arte DJ Godzi. Si descrive non solo come un artista, ma come un figlio, un fratello, un amico. Con estrema chiarezza, si sottolinea il carattere della sua richiesta: non una sete di vendetta, bensì una ricerca della verità. “Giustizia sì, vendetta mai“, è l’affermazione ribadita anche in presenza del Santo Padre.
Armando Manocchia

