Coronavirus, task force di Colao non vuole over 60 in giro

L’emergenza Coronavirus in Italia continua. Ed è scontro tra la task-force e gli over 60 anni. Il presidente Colao nel documento presentato a Conte per la “fase 2” ha chiesto di esonerare dal lavoro le persone con oltre 60 anni, limitandone le uscite di casa in quanto soggetti a rischio. Ma il governo non è intenzionato a prendere in considerazione questa indicazione. I cittadini interessati si sono ribellati a gran voce, tra i primi lo showman Fiorello, che il prossimo 16 maggio rientrarà in questa “categoria protetta”. Il Corriere della Sera prova a capire se questa decisione abbia un senso snocciolando un po’ di numeri su questa categoria. L’esonero dal lavoro fuori casa, al momento della ripresa (fatto salvo l’home working già oggi, ovviamente, consentito) riguarderebbe di 17 milioni e 600.000 cittadini. Pari al 29% della popolazione. Un terzo.

L’ipotesi d’una quarantena a oltranza basata sull’età «è una follia», spiega Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale: «L’articolo 16 della Costituzione che riguarda la libertà di circolazione dice che si possono stabilire dei limiti con una legge in via generale. E “in via generale” vuol dire che non si possono fare eccezioni. Non è che puoi dire questa categoria sì quest’altra no. La ratio dell’esclusione di persone sopra una certa età è quella che sono più fragili, più aggredibili, perché ci sono fenomeni di co-morbilità. Se questa è la ratio, però, allora bisognerebbe anche escludere il trentenne iperteso, il quarantenne diabetico e così via. Di più: anche oltre i sessant’anni c’è tanta gente che sta benissimo. Conosco ottantenni che sono in piena forma. Che giocano a tennis… E allora?».

E poi, chiede il demografo Gianpiero Dalla Zuanna, esiste davvero un criterio per definire un anziano? «Diciamo che il vecchio è colui cui probabilmente resta l’aspettativa di una quindicina di anni di vita. Ma anche questo è un criterio che cambia. Era ormai vecchio un uomo di 49 anni ai tempi dei Greci e dei Romani, fino grossomodo al 1300. Poi uno di 58 anni al momento dell’unità d’Italia, di 62 all’inizio del ‘900, di 65 nel 1967, 68 nel 1992, 72 nel 2017. E sarà vecchio nel 2042 chi ne avrà 76″.

“Covid-19 – spiega Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’Università di Firenze – si è dimostrata più grave nelle persone anziane e in particolare con patologie, ma esiste una grande variabilità biologica: c’è il 62enne acciaccato con diabete e ipertensione così come il 70enne in ottima forma che gioca tutti i giorni a tennis. Tagliare fuori dal tessuto produttivo gli over 60 a prescindere dal loro reale stato di salute sembra un eccesso. Piuttosto andrebbe fatta una valutazione medica sul singolo, magari affidata al medico di base che meglio conosce l’individuo, per capire il reale rischio che corre”.

www.affaritaliani.it

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