San Marino e gli “accordi” finanziari violati

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di Marcello Draghi

Non si sa perché o percome ma, evidentemente, da anni nell’allegra Repubblica (un po’ da operetta viste burocrazie e “costumi” giuridici), ad oggi con un piede nella fossa ed uno su di una buccia di banana visti i guai interni e quelli che provoca esternamente, gli accordi internazionali parrebbero NON valere nulla, come se per loro quanto si ratifica con il nostro Paese o con chiunque altro, sia solo un gioco.

Dài giochiamo a fare lo Stato!

Infatti secondo quanto ratificato in Italia con la LEGGE 23 ottobre 2014, n. 160 (Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino in materia di collaborazione finanziaria, fatto a San Marino il 26 novembre 2009. (14G00173) (GU n. 256 del 4-11-2014)  la piccola Repubblica, ora nell’occhio del ciclone proprio a causa della sua imperdonabile gestione della materia bancaria e finanziaria, avrebbe violato praticamente TUTTE le condizioni del succitato accordo

(il testo integrale a questi links:

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014;160

https://def.finanze.it/DocTribFrontend/decodeurn?urn=urn:doctrib::L:2014;160 )

senza che dall’Italia, nonostante i coinvolti nelle violazioni di nazionalità italiana siano  decine a fronte di centinaia di “vittime” di dette reiterate violazioni, siano MAI state stigmatizzate in alcun modo dalle Autorità in maniera Ufficiale, né mi risulterebbero segnalate da alcuna Autorità nemmeno a BCE, visto e considerato l’uso sconsiderato che viene fatto della valuta europea per i comodi di quattro faccendieri senza scrupoli che giocano ad “apri e chiudi la banca” come se fosse prassi normale.

La domanda che pazzaglianamente sorge spontanea è quindi:

cui prodest? A chi giova?

Chi, a parte Siri e l’ex missino Gozi o la sua amica avv. Tomasetti (a quanto pare messa all’uopo dallo stesso quale Presidente di BCSM per facilitare certi giochetti europei https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/15/sandro-gozi-ex-sottosegretario-indagato-a-san-marino-consulenza-fantasma/5110995/), ha in Italia posizioni così scottanti da far sì che un enclave di 30.000 persone, reo nei decenni di ogni possibile porcheria finanziaria (citofonare ex Ministro italiano Giulio Tremonti per avere quantificazioni di quanto citato già dagli anni ’90) possa prendere in giro una Nazione di 60.000.000 di abitanti, tra l’altro letteralmente “rubando e truffando” correntisti italiani in barba anche alle sue stesse leggi interne?

Chi tengono per los pendjos i faccendieri locali?

Perché là possono palesemente falsificare addirittura il Bollettino Ufficiale della Repubblica (l’equivalente della nostra Gazzetta Ufficiale!) nei dati relativi agli stati passivi delle banche messe in LCA senza che alcuno insorga come andrebbe fatto?

Come si può notare dalle foto, vi è una macroscopica difformità tra il bollettino che riporta la data del 29.03.2018 (quello prodotto nella causa in opposizione allo stato passivo Asset) e quello stampato che riporta la data del 18.05.2018 unitamente a copia di avvenuto deposito di stato passivo del 8.02.2018 rilasciato da Banca Centrale. Le macroscopiche difformità si rilevano, in primis, dal fatto che il Bollettino stampato oggi riporta al n.1 come inserzione lo stato passivo di Asset, mentre il Bollettino precedente al n.1 riportava quello che oggi è al n.2 e quindi di seguito le altre inserzioni. In secundis, non si capisce perché, a differenza delle altre inserzioni, non venga riportato giorno ed ora di pubblicazione. Forse si voleva, velatamente ma neanche non troppo, allegando il deposito in Banca Centrale, che la data di pubblicazione possa essere fatta risalire all’8 febbraio?

Peccato per qualcuno che la LISF espressamente all’art.90 preveda la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale dello stato passivo delle società in liquidazione coatta amministrativa.

La domanda finale quindi è:  qual è il Bollettino che vale?

Ma ve lo immaginate se in Italia si scoprisse che i dati relativi alla pubblicazione della LCA che sò,.. di Banca Etruria, fossero stati manipolati da Banca d’Italia per evitare che lo Stato dovesse risarcire  le vittime?

Ci si chiede quindi anche quali siano le responsabilità italiane, in questo perseverare nei comportamenti delittuosi nella RSM, anche relativamente a comunicazioni magari NON inviate all’UE quando i comportamenti avrebbero invece dovuto portare a segnalazione visto proprio quanto la RSM si è impegnata a fare nell’accordo del 2009 ratificato nel 2014. Tra l’altro, mentre di qua si ratificava di là, sul Monte, proprio tra il 2010 e il 2014, lasciavano che Banca Centrale avesse lo stesso Auditor esterno a certificazione della bontà dei suoi conti delle due banche responsabili di due gravissimi dissesti del sistema finanziario locale, contro ogni trasparenza promessa.

Oltretutto una delle due liquidate, Banca Commerciale Sammarinese, grazie al suo Vice Direttore Paolo Droghini (deceduto, ma prima divenuto Direttore Generale di Asset Banca, nonostante le evidenze di reato depositate al Tribunale Unico ) aveva fatto transitare da San Marino al Lussemburgo, poi fino alle Isole Vergini, indi a Gibilterra, somme superiori al milione di euro SENZA ALCUNA DOCUMENTAZIONE VALIDA CHE NE AUTORIZZASSE LO SPOSAMENTO DAL CONTO DEL CLIENTE, una ignara italiana che aveva appena concluso una vendita di un immoble a Società di Diritto Sammarinese che aveva presteso di bonificare l’importo su banca locale poiché a quanto pare detta società era di proprietà di italiana  e quindi ufficializzare e farsi tassare l’acquisto in Italia…

Paolo Droghini

La cosa incredibile è che alcune malefatte, da cui la scoperta del marcio profondo, pare siano state già segnalate dall’Ambasciatore italiano al SdS Renzi il Gennaio del 2018 ma che, dopo menzogne e tentennamenti, l’Avvocatura della RSM sia stata coinvolta solo nel Maggio u.s. con quello che potrà comportare a livello di responsabilità dell’attuale amministrazione questo terrificante ulteriore ritardo, ad esempio su sopruso decennale denunciato dall’Ambasciatore anche in Procura a Rimini e Roma, visti proprio gli accordi transnazionali, le Leggi nazionali e internazionali etc…

A me, per quanto può valere il parere di chi indaga sulle malefatte di quel posto da anni, sinceramente pare che ce ne sia abbastanza perché in Europa si debba cominciare a pensare ad una soluzione diversa dall’integrazione per certe realtà.

Visti infatti tutti gli esami istologici dal ’90 ad oggi sarei per una drastica rimozione definitiva del ganglio.

Anschluss?

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