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 L’idea dell’annientamento del popolo ebraico, nel XX secolo, si è sviluppata in Europa, nella «culla» dell’Illuminismo, degli ideali di «libertà, uguaglianza, fratellanza», dell’autodeterminazione dei popoli, dello Stato di diritto: nel continente che ascrive a sé valori fondanti della cultura contemporanea. La Shoah ha trovato la sua realizzazione concreta in paesi che hanno contribuito in modo decisivo alla filosofia, alla scienza, alla letteratura, alla musica, all’arte: è nella nostra storia. Oggi, mentre si assiste alla progressiva scomparsa dei testimoni, la Shoah solleva ancora molti interrogativi: sulla convivenza civile tra persone di tradizioni, religioni, lingue, sensibilità diverse; sui diritti universali della cittadinanza; sulla crescita della democrazia. In tale ottica, i saggi raccolti nel volume analizzano la «Memoria della Shoah», nelle sue implicazioni di documentazione, di ricerca, di rappresentazione, riproponendola con una stringente attualità. Una questione delicata, spesso oggetto di interpretazioni distorte e controverse, affrontata con un approccio nuovo e originale, con uno sguardo critico e coraggioso che non si ritrae davanti agli aspetti più problematici. Una rigorosa ricostruzione storica accompagna l’esame di documenti e di strumenti educativi adeguati per salvaguardare e trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza dei fatti e il ricordo di ciò che è stato. Una parte significativa del volume è dedicata alla progettazione di un museo della Shoah; di grande interesse anche il repertorio filmografico che chiude il libro, con indicazioni e suggerimenti di percorsi didattici
Saul Meghnagi, pedagogista, è presidente dell’Istituto superiore per la formazione. Ha fatto parte del Consiglio di amministrazione del Centro europeo per la formazione e del Comitato direttivo dell’Istituto per l’educazione dell’Unesco. Ha partecipato a ricerche nazionali e internazionali e scritto diversi saggi tra i quali ricordiamo: Il curricolo nell’educazione degli adulti (Torino 1986); Conoscenza e competenza (Torino 1992); Una negoziazione complessa (Roma 2001) e Il sapere professionale (Milano 2005)
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INTERVISTA VIA E-MAIL A SAUL MEGHNAGI, VENERDI’ 2 MARZO 2007 (a cura di Luca Balduzzi)
Quali sono i documenti e gli strumenti educativi più opportuni e adeguati per salvaguardare la memoria e trasmettere alle generazioni di oggi l'importanza della conoscenza e della memoria dell'Olocausto?
I documenti più importanti sono quelli di carattere storico da usare secondo le età e il livello scolastico. Possono essere saggi, documenti, filmati, immagini, con una specifica attenzione: non si tratta di comunicare l'orrore, ma ciò che ne è stato alla base, l'intolleranza culturale, e religiosa, a cui si legano questa e altre tragedie umane. Un documento fondamentale, per noi, è, in ogni caso la "Costituzione", che può essere presentata come esito della Resistenza e sede di principi che scaturiscono dall'essere stata l'Italia uno dei paesi in cui è stato possibili sia il fascismo sia le leggi razziali del 1938
Alcuni storici hanno messo e continuano a mettere fortemente in discussione la verità dell'Olocausto, oscillando fra un forte scetticismo sulle cause e sui numeri (Revisionismo), fino alla totale negazione dell'accaduto (Negazionismo)... su quali elementi si basano le loro “critiche”?
Il "revisionismo" e il "negazionismo" sono elaborazioni fondate su falsità e tendenti ad accreditare l'inesistenza di eventi provati storicamente. Hanno un carattere strumentale teso a:
- ridimensionare le dimensioni della tragedia fini a negarne l'esistenza;
- attribuire agli ebrei la diffusione del falso e giustificare in tal modo l'antisemitismo;
- diffondere l'idea di una "potenza" ebraica tale da poter incidere in modo così ampio sulla ricerca storica e sull'opinione pubblica;
- favorire la delegittimazione dello stato di Israele, altrettanto falsamente descritto come nazione che deve la sua esistenza alla volontà dei paesi europei di riparare ad azioni da loro commesse
Recentemente a Bologna si è tenuto il convegno Gli ebrei e Israele. Identità, conflitti, globalizzazione... quanto l'Olocausto incide ancora oggi sull'identità e i valori del popolo ebraico e sul rapporto con le diverse etnie, culture e religioni?
L'Olocausto è chiamato dagli ebrei "Shoah" che, appunto, in ebraico, vuol dire strage, stermino. Gli ebrei non aspiravano ad essere "sacrificati". Questa strage è l'esito di secoli di persecuzioni che fanno parte della storia dell'Europa e solo in parte della storia ebraica. In questo senso, è elemento costituivo sia dell'identità europea e occidentale sia dell'identità ebraica. "Mai più" è per questo l'espressione che gli ebrei usano e assumono come valore per sé e per qualunque popolo, cultura, religione
Il mondo cattolico ha avviato una riflessione più attenta sull'Olocausto dagli anni Sessanta, passando attraverso il Concilio e -soprattutto- il pontificato di Giovanni Paolo II... un impegno che, rimanendo attorno a Bologna, è stato fortemente richiesto da Don Giuseppe Dossetti...
La riflessione storiografica di matrice cattolica -come ha rigorosamente descritto Renato Moro- nel saggio del volume da cui parte l'intervista, ha privilegiato l'analisi dei "totalitarismi", piuttosto che, in forma specifica, la Shoah. Da ciò la necessità di un ulteriore approfondimento, alla luce anche dalla volontà, espressa sin dal Concilio Vaticano secondo, di conoscere meglio, per sradicare, la natura e il carattere dell'antisemitismo di matrice cattolica
Esistono ancora dei “tabù” sull'Olocausto che dovrebbero essere superati?
Gli ebrei non sono stati gli unici ad aver subito odio, ostilità e aggressioni tese a determinarne la distruzione come popolo e come cultura. Per un certo periodo è stato difficile affrontare il problema della specificità, ma non dell'unicità, dell'eccidio degli ebrei. Oggi questo problema è superato. Resta aperto, viceversa, il problema dei luoghi in cui la Shoah ha avuto luogo. L’idea dell’annientamento del popolo ebraico, nel ventesimo secolo, si è sviluppata in Europa, in paesi che hanno contribuito in modo decisivo alla filosofia, alla letteratura, alla musica, all’arte, all’elaborazione sulle forme possibili della società. La Shoah pone, per questo, un problema connesso con la costruzione culturale e politica dell’entità sociale e della democrazia in Europa. Parlarne in questi termini non è facile
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