INTERVSTA VIA E-MAIL A PAOLA PANDIANI (curatrice della collana), LUNEDI’ 22 GENNAIO 2007
Il libro mostra che non esiste un genere cinematografico che racconta una città in maniera più approfondita o originale di un altro…
La selezione dei film raccolti in guida è volutamente trasversale rispetto a scelte di genere, periodo, produzione, distinzione tra grande cinema e cinema commerciale. Il volume ha uno sguardo a 360° non soltanto in senso geografico, perché spazia nelle metropoli di tutto il mondo, ma anche in senso cinematografico, perché attinge con grande libertà nella cineteca mondiale, ovviamente limitandosi ai film più noti. Per il resto si passa da classici della commedia brillante in bianco e nero come Vacanze romane ai suoi epigoni più recenti come Il diario di Bridget Jones, da blockbuster come Mission: Impossible alle rarefatte atomofere di Hong Kong Express, dall’inquietante capolavoro kubrickiano Arancia meccanica allo sgangherato, amatissimo cult Blues Brothers. Quel che ne emerge sono ritratti di città sempre personalizzati attraverso il filtro delle atmosfere e delle luci del singolo film. Come è forse inevitabile che sia
Dell’Italia vengono descritte quelle che sono considerate -forse anche da noi- come le tre città simbolo (Firenze, Roma e Venezia), e colpisce il fatto che siamo secondi solamente all’America…
Nel panorama internazionale la cinematografia italiana ha indubbiamente un posto di rilievo: il particolare legame dell’Italia con il cinema si concretizza da un lato in una forte tradizione, che si è espressa con film, attori e registi riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo, dall’altro nel fatto che il nostro Paese, specie nelle sue città d’arte, è stato da sempre una location prediletta per molti film hollywoodiani e non. Il volume da questo punto di vista rispetta sostanzialmente il quadro degli equilibri, attento a tradizione e attualità, tanto che fa la sua comparsa anche quel mondo orientale che oggi sta fornendo un contributo molto interessante al mondo del cinema
Sempre in merito alle città italiane, ho notato che solamente Venezia viene descritta anche attraverso un film italiano (Pane e tulipani), e allo stesso modo L’ultimo imperatore è stato scelto per descrivere Pechino… è vero che da una parte è ormai impossibile distinguere la considerazione che si ha di una certa città all’interno del suo paese da quella che si ha al di fuori, ma così non si rischia di darne una lettura troppo univoca?
Non dimenticherei però la Roma de La dolce vita, che giustamente non manca nel volume e che non si sarebbe mai potuta tralasciare… La selezione dei film ha dovuto tuttavia per forza di cose essere talvolta impietosa: ricordo però che il volume non ha la pretesa di essere un saggio esaustivo, quanto di offrire una sorta di fotografia, curiosa e stimolante, di come le grandi città del mondo sono state raccontate nei grandi film. Con tutte le contraddizioni del caso, tenendo anche presente che a volte in una pellicola la città è soltanto lo sfondo – per quanto adeguato – di una storia, mentre in altri casi assume un tale rilievo da diventare una sorta di protagonista… Se ne Il cielo sopra Berlino rintracciare strade, angoli e inquadrature può avere il senso del ripercorrere un contesto preciso e denso di significati, scoprire che Blade Runner è stato girato a Los Angeles può suscitare stupore e curiosità. Infine, la New York di Colazione da Tiffany, di Taxi Driver e de La 25a ora è la stessa città, ma al tempo stesso sono come tre città diverse…
Si può dire che esiste un vero e proprio turismo legato al mondo del cinema e delle location cinematografiche? Al di là della mappa delle ville dei divi a Los Angeles…
Nell’ambito di un settore che va sempre più specializzandosi e tematizzandosi, il cosiddetto cineturismo è una realtà ormai consolidata negli USA e nel mondo anglosasssone in generale (e non solo limitatamente al cinema: a New York, tanto per fare un esempio, esistono tour guidati alle location di telefilm famosi, come Sex and the city), mentre da noi in Italia sta ancora muovendo i suoi primi passi, anche se il futuro sembra promettente. Il TCI ha peraltro già pubblicato nel 2005 una guida intitolata I luoghi del cinema interamente dedicata al cinema nostrano, che attraverso oltre 700 località in tutta Italia (dalla Valle d’Aosta alla Sardegna) ripercorre tutta la storia del cinema italiano dalle origini ai giorni nostri
Una domanda che vuole essere una provocazione… Ha ancora senso pubblicare libri di viaggi nell’età contemporanea, un’epoca in cui il mondo (sembra) oramai completamente scoperto e conosciuto?
Se è vero che la sensazione diffusa è che oggi non sia rimasto pressoché nessun angolo ancora da scoprire, è ugualmente vero che non si finisce mai di conoscere anche i luoghi apparentemente già “visti”, specie nella misura in cui si possono utilizzare nuove e inedite chiavi di lettura (come per l’appunto il cineturismo, o il turismo enogastronomico ecc.), che reinterpretano un territorio a partire da un certo filtro o da una certa prospettiva
Ci sono città e film che non sono stati nominati ma che secondo lei meritavano di essere rispettivamente visitate e citati come guida?
Per il suo taglio generale -non dimentichiamoci che la panoramica abbraccia tutto il mondo, dall’Australia alla Cina- direi che questo volume è equilibrato (manca forse solo l’India, che tuttavia resta un mondo ancora “a parte”, nonostante l’enorme produzione cinematografica). Sarebbe però bello poter realizzare una serie di “spin-off”, dedicati ciascuno a un’area o a una zona particolare: gli USA, la Gran Bretagna, l’Italia… questo è il mio augurio per il prossimo futuro