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Paolo Fazzini
Visioni sonore
Casa editrice Un mondo a parte




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Quanto è importante il commento musicale di un film? Quanto è inscindibile la colonna sonora dalle immagini? Quanto riesce ad abbellire e a supportare la struttura narrativa? L'autore compie un viaggio attraverso le carriere, i successi discografici, i vari mutamenti del cinema che hanno condizionato e guidato le ispirazioni dei compositori più rappresentativi di colonne sonore, in taluni casi veri e propri registi aggiunti. Ogni musicista intervistato (Frizzi, Micalizzi, Piovani, Morricone, Liberatori, Goblin, Fidenco, Usuelli, Bacalov, Mainetti, La Bionda, Cipriani, ecc.) si presenta con un suo stile, con le sue influenze generazionali, permettendo all'autore, anche grazie ai suoi interventi storico-critici, di ripercorrere l'evoluzione delle musiche per i film attraverso quarant'anni di cinema italiano





INTERVISTA VIA E-MAIL A PAOLO FAZZINI, MARTEDI’ 17 OTTOBRE (a cura di Luca Balduzzi)



Partendo con una citazione dal prologo, perché parlare di musica e di cinema intervistando i compositori è contemporaneamente una sfida e una necessità?

La sfida del libro, più esattamente, consiste nel parlare di un’arte astratta come la musica senza fornire nessun supporto sonoro al lettore. Inizialmente, infatti, il progetto era stato pensato con l’abbinare al libro anche un cd contenente una significativa selezione di brani dei principali compositori citati nel testo. L’iniziativa, però, a causa dell’elevato costo non si è potuta realizzare. Se poi consideriamo che in Italia ogni persona legge mediamente un solo libro all’anno (sottolineo, all’anno), potete facilmente comprendere perché l’editore, giustamente, abbia messo da parte quest’idea. Al contempo, sentivo che scrivere un libro del genere mi era necessario, sia perché i testi che affrontino apertamente la musica nel cinema italiano sono piuttosto pochi, e poi perché volevo omaggiare i compositori che hanno segnato il mio immaginario cinematografico, desiderando anche di incontrarli personalmente



Mi sembra che il tipo di approccio con cui affronti l’argomento si possa avvicinare abbastanza a quello de Gli artigiani dell'orrore….

Certo, sia perché sono stati pubblicati dalla stessa casa editrice, Un mondo a parte, ma anche perché la collana in cui sono inseriti entrambi i testi è “Prospettive”. Ma la scelta è stata anche personale: ritengo sempre più corretto fornire al lettore non soltanto le mie riflessioni critiche, il mio punto di vista, ma anche le testimonianze dirette di chi abbia vissuto personalmente certe esperienze, andando così direttamente alla fonte delle informazioni



Due temi ricorrono frequentemente all’interno delle interviste: il mancato riconoscimento da parte del pubblico e di una parte della critica della “autorialità” di tutti i musicisti/compositori (anche al di fuori dei nomi più famosi come Morricone, Bacalov, Piovani e Rota), e di contro la predisposizione dei musicisti a raccontarsi e raccontare aneddoti, non abituati ma contenti di una così grande attenzione…

Sì, in quanto i compositori di colonne sonore, qui in Italia, vengono ancora inseriti in quello che è definito “cast tecnico” di un film, ed è piuttosto raro assistere a conferenza stampa in cui il compositore siede al fianco del regista, così come il produttore e gli attori. È vero che il musicista deve “servire”, per così dire, la vicenda narrata nella pellicola e le indicazioni del regista, ma è innegabile anche che accompagnare determinate sequenze con la musica adatta più regalare effetti unici. Ci sono molti esempi che ce lo dimostrano. E i compositori che ho contattato sono stati tutti molto disponibili nello spiegare certi meccanismi che regolano la loro professione e il loro rapporto con i registi, non tanto per un semplice piacere aneddotico, ma anche per chiarire meglio quali siano le responsabilità, i doveri e le difficoltà che un compositore deve sostenere all’interno di una produzione di un film italiano



Quante persone, sia tra il pubblico che tra i critici, credi che conoscano le opere (balletti, cantate, concerti, musiche di scena, sonate… ) che molti di questi musicisti hanno composto al di fuori delle colonne sonore per i film?

Non molte, sicuramente. Soltanto ora, per esempio, si stanno rivalutando e riscoprendo tutte le partiture che Nino Rota aveva scritto al di fuori dell’ambito cinematografico. Il film, quand’è di successo, è veicolo di grossa popolarità, per cui i compositori divengono famosi per questa o quella colonna sonora



C’è qualche episodio della vita e/o della carriera di qualcuno di questi musicisti di cui sei venuto a conoscenza solamente durante il lavoro di documentazione/interviste?

Moltissimi, quasi tutti. Sapere il perché John Carpenter, che solitamente musica da solo i propri film, abbia scelto Morricone per La cosa, oppure approfondire il rapporto di collaborazione e amicizia che Ferreri aveva con il compositore Teo Usuelli (di cui si sa molto poco), sono informazioni esclusive che potevo ottenere direttamente dagli interessati. Spero che il lettore li scopra con gusto leggendo il libro, così come l’ho fatto io ascoltando la viva voce dei protagonisti



I Metallica hanno usato il brano L'estasi dell'oro come introduzione per i concerti, e insieme all'Orchestra Sinfonica di San Francisco hanno inciso questo brano nell'album Metallica's Symphonic Rock Album… I Ramones lo hanno fatto con Il buono, il brutto e il cattivo… e si potrebbero citare moltissimi altri esempi. In quale chiave leggere questi tributi/contaminazioni?

Uno dei casi che più mi ha colpito è stato quello dei Tuxedomoon che hanno rifatto In heaven, canzoncina presente nel film d’esordio di David Lynch, Eraserhead. Ultimissimo caso è forse quello di Gnarls Barkley gruppo che, per il tormentone Crazy, ha saccheggiato la colonna sonora di Preparati la bara, un western di Ferdinando Baldi. È sicuramente un modo per rendere omaggio a grandi compositori italiani, alcuni dei quali, come dimostrano tali iniziative, molto più noti all’estero che nel nostro paese. Quando l’operazione è musicalmente creativa trovo che sia un valido modo per rendere più longeve delle composizioni che rischiano di essere mandate nel dimenticatoio



In tanti si chiedono come sia possibile che Morricone sia l’unico musicista italiano tra i quattro che ho citato prima a non aver ancora vinto un Premio Oscar… Tu cosa ne pensi? Hai avuto la possibilità di chiederlo direttamente anche a lui?

Credo che una domanda simile debba essere rivolta direttamente alle commissioni che scelgono i candidati e i vincitori dell’Oscar. Non dimentichiamoci che neanche Hitchcock, per esempio, non ha mai ricevuto questo premio. Sinceramente non faccio molto caso ai premi che vengono assegnati. Forse qualche decennio fa certi i riconoscimenti venivano assegnati con più sincerità, con più schiettezza; mi sembra che oggi, invece, un premio non dipenda soltanto dalla qualità della creazione artistica che si propone, ma anche dal partito di cui l’artista si fa parte, dal potere che si può esercitare, dalle amicizie più o meno influenti che si possono vantare








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