INTERVISTA VIA E-MAIL A PAOLO GHEZZI, MARTEDI' 12 SETTEMBRE 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
La spiritualità è un tema su cui hanno scritto e continuano a scrivere sia cantanti credenti che -e forse ancora di più- non credenti. Da che cosa secondo te si viene (inevitabilmente?) attirati verso questo argomento?
La spiritualità è un concetto sufficientemente vago perché possa ricomprendere tendenze culturali e sensibilità molto diverse: da quelle vagamente "magiche" a ricerche più serie nel mistero della divinità, di qualcosa d'Altro e di Alto rispetto alla dimensione puramente umana, "orizzontale". Se per spiritualità intendiamo un'apertura alla trascendenza, credo che -dal mio punto di vista di credente, almeno- una forte sensibilità artistica NON POSSA NON aprirsi anche su possibili altre dimensioni della vita e del pensiero umano, non escludendo a priori altri livelli di conoscenza e di esperienza, appunto, spirituale. Ritengo che se l'artista vuole penetrare a fondo i misteri dell'essere umano, debba prendere atto che tra questi misteri c'è anche la tendenza -non in tutti, certo, ma in non pochi- a relazionarsi con un'altra entità, che sia un Dio o uno "Spirito" del mondo o una "Legge" che consenta di interpretare gli eventi personali e quelli storici, al di là di un'interpretazione meramente materialistica delle vicende umane
Quando si parla di FDA predomina la convinzione che i termini “anarchia” e “anarchico” bastino a definire la sua figura e la sua produzione discografica nella loro completezza. Questo libro dimostra che all’interno di questa definizione ci può essere spazio anche per qualcosa di apparentemente estraneo…
Come scrivo nel libro, citando anche un altro anarchico come lo scrittore Maurizio Maggiani, l'Anarchia nel senso più alto e classico del termine, è in fondo un'Idea religiosa laica, è l'Utopia dell'Uomo nuovo liberato dalle sovrastrutture del potere e del dominio. I vecchi anarchici dicevano appunto che l'Anarchia "non si può dire", perché è nello stesso tempo una mèta politica e un ideale che va al di là dell'orizzonte storico, e quindi in qualche modo può essere accostata a una prospettiva "religiosa". Sia i cristiani sia gli anarchici tendono alla "conversione" dell'uomo per cambiare il mondo: in più, i cristiani credono in un "aldilà", ma l'Anarchia perfettamente realizzata non è forse il ritorno a uno stato primigenio di libertà ed eguaglianza, a una sorta di paradiso terrestre prima della "caduta" di Adamo ed Eva? In ogni caso, in De André ho trovato -testi alla mano- un forte interesse per la dimensione trascendente che non contraddice l'adesione alla causa anarchica, perché entrambe le linee portano a mettere in discussione gli "status quo" della storia e della politica
Quando si cerca di interpretare i riferimenti presenti nelle canzoni di qualsiasi cantante, o il loro stile di scrittura/di interpretazione, qual è il limite tra un resoconto obiettivo e una libera associazione/interpretazione dell’ascoltatore?
Resoconto "obiettivo" non può essere mai, un testo poetico e neppure una canzone. E' sempre "soggettiva" la libertà dell'autore di creare, associare, interpolare, manipolare i materiali oggettivi. Come "soggettiva", in parte, rimane l'interpretazione: al di là dei riferimenti OGGETTIVI incontestabili (la strage degli indiani, per dire, in Fiume Sand Creek), la scelta delle parole e della musica può evocare nell'ascoltatore (e nel critico, nel lettore) libere associazioni di idee e di esperienze che comunque scaturiscono dall'opera di cui si sta fruendo e dunque ne costituiscono un ulteriore livello di ricchezza
Dopo aver scoperto che la spiritualità attraversa tutta la produzione discografica di FDA, l’album La buona novella può essere considerato come la sintesi (il vangelo) del suo pensiero su questo argomento?
Sicuramente sì, anche se successivamente altre canzoni hanno aggiunto sfumature e suggestioni alla "spiritualità" deandreiana (basti pensare a quell'interrogativo misterioso in Ho visto Nina volare: Quale sarà la mano che accende e spegne le stelle?, che è OGGETTIVAMENTE una domanda religiosa). La Buona Novella comunque, rappresenta la sintesi della profonda compartecipazione di FDA alle vicende degli umili e degli emarginati (quali la piccola Maria, maltrattata dai sacerdoti del Tempio; quali il buon ladrone Tito, che smonta pezzo per pezzo i comandamenti "usati" dal potere religioso dell'epoca) e insieme del suo forte interesse per Gesù Cristo uomo storico, da lui considerato il più grande rivoluzionario di sempre, in quanto "rivoluzionario" dell'amore. E' un LP molto politico e insieme molto umano e, a mio parere, straordinariamente evangelico, se è vero -come sta scritto nei Vangeli ufficiali, pure snobbati da FDA in favore di quelli apocrifi- che "i pubblicani e le prostitute vi precederanno" (precederanno i farisei osservanti) nel Regno dei Cieli. Il ribaltamento delle gerarchie del mondo in favore dei poveri -cardine del messaggio di Gesù- si ritrova con grande intensità espressiva in quasi tutta l'opera di FDA che quindi, al di là della Buona Novella, può essere considerata anch'essa, in questo senso, un "vangelo apocrifo", non ortodosso, irregolare, non autorizzato
Che cosa ti ha colpito maggiormente della figura di FDA? Se dovessi indicare una canzone o un album che riesce a descrivere meglio il De Andrè che ha presentato attraverso il libro cosa sceglieresti?
Accanto alla Buona Novella, e a quelle tre straordinarie canzoni-manifesto che sono La città vecchia, Via del campo e Bocca di rosa, direi che l'ultimo album, Anime salve, scritto e realizzato con Fossati, mi ha incoraggiato a ricostruire il messaggio del De Andrè "evangelista anarchico", per così dire, senza forzature indebite: il fatto stesso che -nell'ultimo tour- Fda ripresentasse alcune canzoni della Buona Novella insieme alle sue ultime produzioni, crea un filo rosso tra l'album del 1970 e quello del 1996, un filo che si può chiamare "attenzione privilegiata agli ultimi, ai solitari, agli emarginati, ai poveri, ai dimenticati della storia", che è l'attenzione privilegiata che fu di Gesù di Nazareth (anche solo uomo, come lo riteneva De André) e che è la "cifra" particolare e peculiare dell'opera deandreiana. La Smisurata preghiera che chiude Anime salve in questo senso rappresenta l'invocazione finale dell'artista a un "Signore" (che non si potrà identificare tout court con il Dio delle religioni, ma certo gli assomiglia) a nome dei "servi disobbedienti", che non ubbidiscono alle leggi del branco, alla dittatura della maggioranza. Se l'anarchico De André finisce con una laica preghiera, forse vuol dire che cercava una via di senso, una risposta di significato, anche oltre la stretta e limitata dimensione fisica e materiale dell'umana esistenza