INTERVISTA VIA E-MAIL A FRANCESCA BONAZZOLI, DOMENICA 27 AGOSTO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
Quali documenti ha consultato per scrivere queste autobiografie immaginarie? Sarebbe facile per un non storico dell’arte trovare questo genere di fonti?
Non ho fatto distinzioni: ho consultato ogni genere di libro che potesse darmi idee per immedesimarmi nel personaggio: innanzi tutto le Vite del Vasari, poi cataloghi di mostre, monografie, ma anche romanzi, libri di storia o persino trattati medici. Per ogni artista ho cercato di entrare nello spirito del tempo, scavando nelle mode, nell’alimentazione e anche nelle malattie dell’epoca. Qualsiasi non specialista potrebbe farsi la propria bibliografia curiosando negli schedari delle biblioteche
C’è qualche episodio della vita di qualcuno di questi artisti di cui è venuta a conoscenza solamente durante il lavoro di documentazione?
Sì, certo. Per molte di queste biografie l’idea centrale, attorno alla quale costruire l’intero racconto, mi è venuta proprio studiando. Da storica dell’arte conoscevo soprattutto le opere, ma per scrivere il libro ho dovuto approfondire anche la storia, la società, la moda, la cucina del tempo, scoprendo in questo modo la vera anima di ogni artista, spesso oscura e segreta, molto ben nascosta dietro la perfezione dei capolavori visibili a tutti
La forma di scrittura prevalente che ha scelto per queste autobiografie è quella del diario o delle lettere, mentre alcuni artisti vengono presentati attraverso dialoghi o da personaggi “esterni” (ad es. Hitler per Klimt)… la scelta rispecchia la presenza/la mancanza di documenti scritti in prima persona da questi pittori o è casuale?
La scelta della confessione dell’artista in prima persona è inizialmente nata dal fatto che mi consentiva una maggiore identificazione col personaggio e, nella finzione, una totale sincerità, anche rispetto a crimini, misfatti e debolezze, come il vizio del gioco che portò alla rovina Guido Reni, il pittore per eccellenza della Controriforma cattolica. Ma in altre occasioni mi sembrava che alcuni episodi, come quello dell’ammirazione di Hitler per Klimt, fossero talmente clamorosi, e curiosi, che valesse la pena dargli risalto e metterli al centro del dramma anche abbandonando il racconto in prima persona dell’artista
In più, molte autobiografie si intrecciano con quelle precedenti…
Questo, secondo i commenti di molti lettori, è uno degli aspetti più belli del libro. Caravaggio scappa da Roma, ma subito dopo arriva Rubens che compra un suo quadro, rifiutato dal committente. Poi, in quella stessa Roma, scende anche Van Dyck, l’allievo preferito di Rubens, e prima di tornare ad Anversa si spinge fino in Sicilia, a Palermo, dove incontra la vecchissima, ultranovantenne Sofonisba Anguissola, e così via. Questi artisti, che di solito sono studiati separatamente, come se la storia dell’arte non fosse anche una storia di incontri, viaggi, amicizie, rivalità, appaiono finalmente come personaggi veri che attraversavano l’Europa in lungo e in largo e si tenevano d’occhio reciprocamente. E’ sorprendente constatare quanto viaggiassero nonostante le difficoltà e la pericolosità delle strade. Erano curiosi, assetati di nuove conoscenze, spesso sospinti da una Paese all’altro anche dalla fame alla ricerca di ricchi committenti o al servizio di nobili e prelati capricciosi e volubili
La storia dell’arte, e più in particolare la pittura, è una materia che generalmente si studia attraverso le correnti/i movimenti artistici o le opere, senza approfondire troppo la biografia dei singoli artisti… Il libro dimostra che un procedimento di questo genere potrebbe arricchire la comprensione delle opere, ma sarebbe in pratica funzionale per l’insegnamento?
Se la storia dell’arte fosse sempre insegnata assieme alla biografia dell’artista, susciterebbe ancora più interesse negli studenti. A mio avviso non è giusto, come vogliono molti critici parrucconi, separare la vita dall’opera. Soprattutto nel caso di un artista, la vita coincide spesso con l’umore dell’opera e non potrebbe essere altrimenti
Immagino ci siano moltissimi altri artisti che potrebbero essere protagonisti di un seguito… o qualcosa/qualcuno su cui sia meglio non scrivere…
Non so se ci sarà un seguito. Credo di no. Ho in mente altri lavori. Però devo ammettere che mi sono molto divertita a frugare nella vita segreta di questi artisti e ad immedesimarmi nelle loro manie. Con alcuni, poi, sono stata persino crudele: a Rembrandt, per esempio, uno dei miei pittori preferiti, ho fatto confessare l’orribile misfatto di aver prodotto false testimonianze allo scopo di internare in un manicomio la ex amante e godersi così la nuova giovane passione