INTERVISTA VIA E-MAIL A PIETRO BORROMEO, LUNEDI' 19 GIUGNO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
In che senso ha concepito L’ombra del bafometto come una risposta a Il Codice Da Vinci di Dan Brown? Quali elementi ha in comune e in contrasto con quel romanzo?
Per la verità con L’ombra del bafometto io non ho minimamente inteso di rispondere a chicchessia. È stato poi l’Editore che ha pensato a questo collegamento. Va però rilevato che il mio romanzo è basato su fatti storicamente corretti e controllabili, diversamente da certi minestroni di luoghi comuni e vecchie e trite manie anglosassoni completamente sballate. Anzi, tengo a precisare che non amo questo genere di accostamenti
Per il successo di un romanzo di questo genere è determinante soltanto la capacità dell’autore di riuscire a presentare in maniera convincente una connessione tra misteri “dell’arte/della storia” e misteri “della religione” di cui poche volte è stata studiata o anche solo ipotizzata l’esistenza e/o la validità?
Può darsi che per il successo di un romanzo possa essere sufficiente la capacità di spararle grosse. Credo però che il rispetto per il lettore debba restare un obiettivo prioritario ed è nell’ambito di tale rispetto che qualsiasi ipotesi, sia pure fantastica, non può essere disgiunta da una corretta informazione storica ed esegetica. D’altra parte la maniera più avvincente e convincente di presentare e svelare i misteri dell’arte e della storia è quella di dire la verità
Dopo il successo de Il Codice Da Vinci, che ha dimostrato quanto anche i cattolici praticanti non nascondano ormai più la loro attenzione nei confronti degli argomenti/delle tesi “sovversivi”, sarà sempre più difficile ribadire i limiti da non superare in merito agli argomenti religiosi?
I praticanti non arrivano al 30% della popolazione cattolica italiana tanto per fare l’esempio della nazione che ospita il Papa. Il restante 70% è più o meno divertito da chi gioca a mettere in difficoltà la Chiesa, salvo poi, nella stragrande maggioranza dei casi, fare quadrato sugli insegnamenti di base. A mio parere ci si limita a riaffermare il proprio diritto al mugugno. Infatti quasi tutti vogliono il prete in punto di morte e il funerale religioso. Nei paesi protestanti poi, ogni volta che si parla male della Chiesa Cattolica, la maggior parte della gente grida entusiasta: “dagli al papista!”. In ogni caso l’attenzione per argomenti e tesi “sovversivi” certamente si fa sentire, ma limitatamente a una sfera protetta dal benpensantismo che da solo impone limiti rigorosissimi. È da notare, invece, che la Chiesa esce in difesa di quei limiti soltanto quando la violazione è palesemente infondata, incurante di fornire una grande e gratuita pubblicità al “nemico”. Ma nella sua millenaria saggezza si guarda bene dal fare pubblicità a un vero eretico
Leggendo la sua biografia si scopre che la storia e la religione sono sempre stati al centro dei suoi interessi, prima di tutto personali...
Sono uno studioso di religioni perché ritengo che l’uomo debba conoscerle per poter poi andare più in alto. È evidente che, come lo studio comporta la critica, così la conoscenza rifiuta qualsiasi limite. Ne consegue la caduta del concetto di dogma nella massima libertà di pensiero. Ma tutto questo lavoro, spesso assai gravoso, ha per scopo finale la verità ed è perciò che ho orrore della menzogna e dell’ignoranza, ma anche della leggerezza di chi le spara grosse. Oltre tutto la verità è molto più divertente e fantasiosa
Leggendo poi i suoi romanzi, in particolare Miti che vanno eterni tra la terra e il cielo e il più recente Io, i briganti e il Papa, si scopre che sono anche al centro della sua produzione letteraria...
Ho scritto di quei miti scegliendone dodici fra l’immenso numero che la tradizione greco-romana ci ha trasmesso e li ho riportati fedelmente sia pure rivivendoli come se fossi stato lì ad ascoltare e scrutare quei personaggi, quegli dèi, quelle ninfe, cercando di entrargli nell’anima. Li ho scoperti umani e attuali: eterni. Il criterio con cui ho scelto quelli e non altri, e perché li ho disposti in quell’ordine, si può scoprire leggendoli. C’è un messaggio che non può sfuggire.
Invece il mio libro più recente -Io, i briganti e il Papa- è un romanzo d’avventure, una storia fantastica in un’ambientazione, come al solito, rigorosamente storica. Ma anche qui, intrecciati nel normale svolgimento dei fatti, sono contenuti numerosi messaggi. E anche in questo caso ho ritenuto che la narrativa sia più divertente della barbosa saggistica e che faccia più breccia
Una “parentesi” curiosa della sua produzione letteraria è costituita da Camminate romane. Colpisce molto la prospettiva con cui descrive Roma, specialmente pensando che chi nasce e vive in qualsiasi posto generalmente la perde con il passare del tempo, dando “per scontata” la bellezza dei luoghi che lo circondano...
Non poteva farmi domanda migliore. Proprio questo è il punto: non perdere la prospettiva, non dare nulla per scontato, rivivere giorno per giorno questa realtà di privilegiato. In questo senso, infatti, ho invitato chiunque lo desideri a scrivere altre Camminate romane senza neppure cambiare titolo, semplicemente continuando in libertà. E, poi, se si ama Vattelappesca, perché non scrivere Camminate vattelappeschesi?