INTERVISTA VIA E-MAIL A MARIO COLORETTI, MARTEDI' 13 GIUGNO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
11 anni dopo la pubblicazione de La memoria del sangue, possiamo leggere i suoi tre romanzi in un unico volume… Li aveva concepiti come una trilogia sin dall’inizio o l’idea è venuta in corso d’opera?
Non è venuta a me, bensì ai miei personaggi. Sono loro che tengono in ostaggio le mie idee e decidono cosa farne, chi di loro le interpreterà e come. Non scherzo, è proprio così. E’ stata la scoperta più inquietante che ho fatto quando ho incominciato a scrivere: qualunque fosse l’idea che avevo in testa, qualunque fosse il progetto prestabilito e l’esito verso cui avevo intenzione di giungere, appena la mia organizzazione di lavoro entrava a contatto con i personaggi che via via elaboravo, questi la divoravano, la assimilavano e poi la espellevano dando luogo a un’opera affatto diversa da quella che avevo concepito. Dell’origine rimaneva solo qualche vaghissimo ricordo, come un adulto confrontato con la propria foto di bambino
Ha scelto lei il titolo La vocazione del passato per questa trilogia? Il passato nascosto che riaffiora e chiama i protagonisti a chiudere i conti con le faccende in sospeso è in effetti il filo conduttore dei tre romanzi, e già La memoria del sangue era un titolo molto evocativo in questo senso…
La scelta è stata presa di comune accordo con l’editore, Franco Maria Messina, un uomo rinascimentale, mi è venuto subito da pensare quando l’ho conosciuto. Colto, raffinato, un poco aristocratico nelle scelte e nei giudizi. E’ stato lui infatti che ha avuto l’idea di raccogliere i tre romanzi in una sorta di piccola saga che chiarisse in modo conclusivo il filo rosso rappresentato da un passato riottoso a farsi dimenticare che li imbeveva e l’unità narrativa, storica e territoriale che li denotava. Inoltre, tutti e tre i romanzi parlano di un periodo di transizione che, sia pure prossimo, è già passato. Infine, citando le parole dello stesso Franco M. Messina, “qualunque personaggio si muova oggi nella vita seguendo e pagando un’ideale e lo faccia senza un telefonino, una e-mail e un computer collegato a Internet, è già nella storia…”
Legandosi a questo filo conduttore, come giudica il fatto che tanti misteri storico/politici italiani e non potrebbero non avere mai una spiegazione definitiva e che “renda giustizia” alla memoria di chi ne è stato vittima?
L’Italia è un paese vecchio, diffidente e vigliacco, dove nessuno ha il coraggio di affrontare le proprie responsabilità per timore di perdere le proprie mediocri rendite di posizione e il potere connesso a questi piccoli presidi di prestigio e autorità. Nel mio ultimo romanzo, per inciso un grande romanzo, tratto anche questo tema per esteso
Qual è stata la sua produzione letteraria in questi undici anni? Sono riuscito a recuperare esclusivamente il racconto Replay per il libro Novellara di delitti e di fantasmi… sempre e comunque ambientazione nella provincia di Reggio Emilia…
Di mio sono stati pubblicati diversi racconti su varie antologie e quotidiani. In ogni caso ho pagato caro l’avere lasciato la Mondadori in modo poco amichevole… Non voglio aggiungere altro
Uno dei due progetti “contemporanei” all’uscita di questa trilogia è Il Club dei Cattivi golosi… Come è nato? Dopo aver scritto un racconto per Pasta killer, la rileggeremo su una delle prossime uscite?
Non dipende da me, bensì dall’editore. A me certo le idee per altri racconti del genere non mancano
Il secondo è il romanzo di prossima uscita Meno di una canzone…
Correzione: il romanzo che uscirà per Aliberti Editore alla fine dell’estate, si intitola Tutto il tempo che resta. Meno di una canzone, che è il grande romanzo a cui prima accennavo, ne è il seguito, in quanto ripropone alcuni personaggi del precedente. Ambedue sono ambientati a Bologna