INTERVISTA VIA E-MAIL CON LAURA COTTA RAMOSINO, MARTEDI' 23 MAGGIO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
Nel rapporto tra la Storia e le sue trasposizioni, esiste innanzitutto una differenza fondamentale tra la letteratura e il cinema, sia a priori nell’individuazione degli obiettivi e dello stile della trasposizione, sia a posteriori nella scelta dei criteri di giudizio pertinenti al genere dell’opera…
Innanzitutto la letteratura, anche quella romanzesca, può permettersi una complessità e un approfondimento che il cinema ovviamente non ha. D’altra parte il cinema ha dalla sua la possibilità di mostrare davvero quello di cui parla (e, direbbe qualcuno, così ha anche un ulteriore mezzo di falsificazione) e raggiunge un numero di persone molto più elevato, con tutto ciò che questo comporta. All’interno dei due “media”, poi, bisogna distinguere di che tipo di opera si parla. Il cinema americano ha codificato i film sull’antichità in un genere ben preciso che ha delle costanti che coinvolgono sia il tipo di personaggi, che le situazioni, che la messa in scena… Sta poi al singolo autore muoversi con maggiore o minore libertà dentro questi binari
E’ sempre vero che i contrasti tra gli sceneggiatori e i registi si risolvono a favore dei registi, che piegano la storia (in generale) a quella che loro vogliono raccontare, intervenendo sulla realtà dei fatti con piena libertà?
Dipende dai registi… Ovviamente un Ridley Scott ha molto più controllo sul suo film di quanto ne abbia qualunque sceneggiatore. Se si confrontano le prime versioni della sceneggiatura de Il gladiatore con il risultato finale ci sono enormi differenze. Ridley Scott è abituato a “riscrivere” in parte i film in sala di montaggio. In ogni caso non è che questo sia sempre un male: Il gladiatore come l’ha voluto Scott, con tutti i limiti nei confronti della “vera storia”, è molto più vicino allo spirito della romanità di quanto lo fosse lo script originale di Franzoni, che aveva un modo molto più “rozzo” di giocare con la contemporaneità. In ogni caso non è che gli sceneggiatori in generale siano molto più rispettosi dei registi nei confronti del dato storico…
Credo comunque che il compito degli sceneggiatori non sia quello di illustrare analiticamente il soggetto del loro film (cosa invece “d’obbligo” all’interno per di un documentario o di un programma “specializzato), quanto di costruire una vera e propria prospettiva popolare sul passato, nel senso di renderlo accessibile e comprensibile ad un pubblico di massa…
Credo proprio di sì, anche se ci si dovrebbe porre almeno il problema di non offrire letture completamente false rispetto al dato storico. Per intenderci, modificare alcuni elementi del passato perchè questo fa comodo alla drammaturgia, semplificare un po’ le cose per dare un messaggio valido anche per il presente non deve però costringere i fatti a dire qualcosa di palesemente scorretto sul passato. La chiave è sempre saper mantenere questo equilibrio tra “dovere” verso il passato e verso il presente. La verità è che un film funziona davvero solo se riesce a dirci qualcosa di nuovo che però sia anche in qualche modo “implicito” nel materiale di partenza
Esistono differenze tra i film storici italiani e quelli europei e americani nel modo in cui la storia viene raccontata?
La prima cosa che mi viene da dire è un elemento solo apparentemente secondario: il budget. Perchè è ovvio che si possono pensare film molto diversi anche in base ai soldi che si hanno per farli anche se oggi l’uso della computer graphic ha eliminato in parte il gap. Una battaglia come quella all’inizio de Il gladiatore il cinema italiano può solo sognarla. In ogni caso ci sono differenze anche nello spirito (e non riguardano solo la nazionalità ma anche il periodo in cui i film vengono prodotti), che dipendono dai diversi rapporti che i vari paesi hanno con la storia romana. Nel libro abbiamo parlato a lungo del rapporto ambiguo e problematico tra Stati Uniti e Roma, che è alla base del fascino permanente che la storia romana ha sul cinema americano. L’Italia di epoca fascista è piuttosto ideologica nell’affrontare i film su Roma, mentre negli anni Sessanta i “sandaloni” hanno meno questo genere di portato. In Francia è ancora diverso: sia nei film su Asterix (e prima ancora negli albi a fumetti) sia in un’opera comemerciale poco riuscita come Druids il punto di vista non è romano ma gallico, cioe’ in sostanza francese
E’ realistico affermare che oggi si conosce maggiormente la storia attraverso il cinema, la televisione e i supporti multimediali piuttosto che leggendo e studiando libri, o gli autori e le opere del tempo?
Forse non la si “conosce” attraverso quei mezzi, ma certo la si immagina in quei termini, con quelle immagini e con quelle facce. E alla luinga le immagini rimangono piu’ impresse delle cose studiate in adolescenza (e sarà ancora più così se andranno in porto riforme in cui la storia dell’antichità trova ancora meno spazio). Io non credo però che di fronte a questa situazione ci si debba mettere a piangere al funerale della storia. Bisognerebbe piuttosto allenarsi e allenare i ragazzi a “leggere” correttamente i film che li affascinano, in modo avere gli strumenti per distinguere dove finisce il dato storico e dove inizia l’immaginazione di regista e sceneggiatori. Questo per essere meno passivi e cogliere il messaggio che ciascun film di porta
Come è possibile per uno spettatore capire su quale materiale cinematografico fare maggiore affidamento per una maggiore realtà storica?
Un critico difficilmente accetterebbe una classifica dei film storici in base alla minore o alla maggiore corrispondenza ai dati storici. Però ci sono casi in cui è palese che, invece di interrogarsi su quello che davvero i fatti originali o i testi antichi avevano da dire all’oggi, si sceglie la via più breve di una bella faccia da star system e di un’iniezione di sentimento per fare in modo che lo spettatore faccia il salto verso il passato senza farsi troppe domande. Questo e’ proprio quello che bisogna evitare nel costruire un film sul passato e questi sono i film di cui forse faremmo a meno
Avete già pensato ad uno o più seguiti del saggio che vadano ad analizzare il rapporto tra la Storia e la sua trasposizione cinematografica in riferimento ad altri periodi storici?
Da quando abbiamo consegnato il libro alle stampe sono usciti diversi film che potrebbero rientrare nel nostro ambito di ricerca e molti altri sono in uscita e la HBO americana ha prodotto con Rai 2 un ambiziosa serie dedicata proprio a Roma. Ci sarebbero quindi ancora molte cose da dire e ci piacerebbe senz’altro trovare uno spazio per continuare la discussione. L’idea però è di attenerci ad un periodo storico che per formazione conosciamo bene, anche perchè è quello che ci permettere di cogliere meglio le tecniche di manipolazione usate dagli autori contemporanei e di capirne il significato