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 Questo nuovo romanzo di Dido Sacchettoni, vincitore del premio Napoli nel 2002 con Non ti alzerai dalla neve, è un avvincente noir, dall’ampia trama e dalla irresistibile ironia. Manca un mese all’Anno Santo e Roma è invasa dai pellegrini. Un’incomprensibile moltitudine di storni assedia la zona a ridosso del Vaticano che, oltre al pigolio assordante, sganciano il loro grumo sui passanti, usando una tattica persecutoria soprattutto sui pellegrini, coprendo i marciapiedi e terrorizzando gli abitanti del quartiere. Gli storni non sono l’unica anomalia della zona. Infatti un uomo, da qualche tempo, apparentemente senza motivo, uccide una persona dopo l’altra. I poliziotti indagano: Gavino Marongiu, per risolvere i casi, si affida al buonsenso; Aronne Cantorini, al contrario, usa il metodo speculativo e cita Aristotele, Platone, Dante, Cartesio, Newton. Il primo cerca il movente, i precedenti, il secondo il filo conduttore e individua nei delitti una sorta di legge del contrappasso. Numerosi sono i personaggi che popolano questo romanzo, tutti dai nomi strani. Su tutti c’è l’antropologo-etnologo Doro, che da alcuni anni usa il quartiere come campo di ricerca. Un romanzo, Nero Giubileo, che mescola bene il genere poliziesco e riflessioni antropologiche sull’imbarbarimento e la deriva dell’uomo contemporaneo
Dido Sacchettoni è nato ad Ancona ma vive e lavora a Roma. Come giornalista ha scritto su Paese sera ed è stato inviato del Messaggero nell’Oriente europeo, nei Paesi comunisti e nella prima guerra del Golfo. Attualmente scrive su Repubblica. Ha pubblicato L’odore della notte. Le notti di arancia meccanica (Pironti, 1998), da cui Claudio Caligari ha tratto l’omonimo film (Venezia ’98) e Non ti alzerai dalla neve (Aragno, 2001) con cui ha vinto il premio Napoli nel 2002
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INTERVISTA VIA E-MAIL A DIDO SACCHETTONI, GIOVEDI' 27 APRILE 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
Innanzitutto vorrei chiederle del suo rapporto con Roma, per capire il suo approccio nello scrivere di questa città: quanto appoggiandosi alle impressioni/ai sentimenti personali, quanto ispirato dalle atmosfere di altri scrittori o di registi cinematografici…
Il mio rapporto con Roma si è deteriorato in misura proporzionale al deterioramento della medesima che a sua volta va di pari passo con quasi tutte le metropoli di questo mondo: questa è la società dell’accesso. Accesso soprattutto alla “visibilità”. Credo che domini il desiderio di massa (magari mi ci metto anch’io) dell’apparire anche quando non si è ciò che si vorrebbe apparire. Per dire che una “velina” non sarà mai Ingrid Bergman e dubito che la Bergman, avesse vent’anni in questi giorni avrebbe fatto la “velina” per poi diventare la Bergman. Ci tengo a precisare che ho scritto di Roma, ma fossi stato a Parigi o a Mosca, avrei scritto le stesse cose, più o meno. La differenza tra Roma e le altre magalopoli forse la fa soltanto il Vaticano. Per resto, nessuna suggestione da altri scrittori e meno che meno registi. Il nostro cinama è molto povero non solo di capacità produttive, ma di ingegno
Il gioco con le paure millenaristiche che hanno caratterizzato il passaggio al nuovo millennio, con l’Anno Santo del 2000 a fare da “turning point”, è voluto?
In gran parte sì: detesto la fede di massa, non meno che la cultura e le abitudini e le credenze di massa. Sarà un snobismo, ma ormai non posso farci niente. Mi dispiace per i milioni di pellegrini che sono arrivati a Roma…Ma poi neanche tanto
Le indagini sono caratterizzate dal contrasto tra i due approcci del buonsenso e del metodo speculativo, ma è uno scontro che non è mai accennato direttamente dai due investigatori, quanto il risultato degli scontri per il potere che fanno da contorno… È un riferimento alla moderna ostinazione a “demonizzare” la diversità piuttosto che a stimolare la ricerca di un punto d’accordo?
Nessun accenno consapevole alla “demonizzazione” della diversità. La faccenda è molto semplice: uno dei due investigatori (il narratore) trasuda buon senso; l’altro (che poi è il suo superiore), acutezza, intelligenza speculativa, sarcasmo. E’ quest’ultimo il vero protagonista, anche se alla fine verrà esautorato dalle indagini: al Potere non serve acume e intelligenza, ma è piuttosto il buon senso che spesso, troppo spesso, si trasforma in acquiescenza, compromesso. E poi in fondo non vedo come un tipo intelligente debba essere “diverso” da uno di “buon senso”: hanno entrambi due mani due braccia, ecc. Lei però mi permetterà di tifare per l’intelligenza: è più stimolante. Sennò anzichè Leopardi o Tolstoij leggerei… Beh, romanzi rosa
Con il suo carattere a metà tra l’assurdità e il riso, considera il grottesco come l’atmosfera più funzionale per far emergere, magari con anche più forza, la “morale” del romanzo, le riflessioni sull’imbarbarimento e la deriva dell’uomo contemporaneo che si susseguono nella narrazione?
Per la verità mi ritengo una specie di schizofrenico: quando ho cominciato Nero giubileo, stavo finendo un romanzo alquanto tragico, Non ti alzerai dalla neve (con cui, felice parentesi, avrei poi vinto il ‘Premio Napoli’) che si svolge tra Mosca e la Siberia (ho viaggiato a lungo nell’ex Urss), la storia di una giovane donna che il padre perduto, uno scienziato, o piuttosto la sua memoria nelle terre del Gulag, tra spettri invisibili dei lager e i sopravissuti, ormai spettri anch’essi. Calato nel tragico, sono finito nel comico e nel grottesco per aderire meglio alla società in cui ci ritroviamo a vivere e che giudico appunto “comica”, o “grottesca” o altro di simile
Come ha giudicato la trasposizione cinematografica del suo primo romanzo L’odore della notte? Si aspetta (o ha paura!) di una trasposizione cinematografica anche di questo romanzo?
Eccellente, l’ha realizzata uno dei nostri migliori registi, Claudio Caligari (così bravo che infatti riesce a fare un film ogni dieci anni). Se Nero giubileo lo realizzasse lui non avrei certo paura. Ne avrei se finisse in mano a qualche regista commerciale (e quasi tutti lo sono)
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