
Nuovo appuntamento con Il classico di una vita presso la Chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma: ieri sera il cantante, attore e regista Massimo Ranieri ha chiacchierato di Metello del fiorentino Vasco Pratolini (1913-1991)
SERVIZIO A CURA DI LUCA BALDUZZI, VENERDI' 21 APRILE 2006
La trasposizione cinematografica del romanzo, diretta da Mauro Bolognini nel 1969, con Lucia Bosè nei panni di Viola e Ottavia Piccolo nel ruolo di Ersilia, un film che è stato nominato per la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1970, ha costituito il debutto cinematografico di Massimo Ranieri, per cui mi viene spontaneo iniziare l’intervista chiedendogli: Quanto la scelta di parlare di Metello è legata a questo fatto?
La scelta è legata esclusivamente a questo fatto! Conosco il romanzo unicamente attraverso il riassunto di 80 pagine realizzato per la sceneggiatura: nella mia famiglia ci sono state poche occasioni per leggere, e da ragazzino nel pieno del successo (quello della canzone Rose rosse al Cantagiro del 1969 all’età di 19 anni e quello del film subito dopo, ndr) non ho mai avuto il tempo di approfondirne la lettura. Diciamo che è stato Metello a scegliere me!
Scopriamo entrambi durante l’intervista che anche il secondo film interpretato da Massimo Ranieri -Bubu, diretto sempre da Mauro Bolognini nel 1971- è legata a Pratolini, che ha curato la traduzione in italiano del romanzo Bubu di Montparnasse di Charles-Louis Philippe da cui è stato tratto il film… Comunque una seconda esperienza con Pratolini, con il film per la televisione Lo scialo diretto da Franco Rossi nel 1987, c’è stata…
Di questo romanzo -che non sapevo facesse parte della trilogia!- (Una storia italiana, che comprende anche Allegoria e derisione del 1966, ndr) mi attirava moltissimo il personaggio, una sorta di seconda faccia di Metello, quella più complessa e complicata che si tende sempre a non voler vedere, ma allo stesso tempo la più attraente e fascinosa… e in questo senso mi piace considerarlo come una prosecuzione naturale di Metello
Che cosa ti attira maggiormente dell’autore?
La forza e la personalità che riesce a dare ai suoi personaggi, basta pensare a personaggi come Badolati o alle tre donne Viola, Ersilia e Idina.... a Ersilia in particolare, una donna che decide di rimanere accanto ad un marito pur conoscendo molto bene il suo carattere di donnaiolo, anzi, lasciandogli questa sua debolezza: non sarà infatti mai gelosa dell’educazione sentimentale che Metello ha ricevuto dalla sua prima donna, Viola…
Inoltre Metello mi ricordava molto da vicino mio padre, operaio dell’Italsider per 30 anni, e la ia classe sociale… e mi ha permesso di rivivere con una coscienza maggiore quei racconti che facevano parte della realtà quotidiana degli Anni 50/60 -racconti di lotte sociali, scioperi e liti familiari- che ascoltavo da/vivevo attraverso mio padre ma che non riuscivo mai a comprendere completamente
Considerandoti come lettore normale, come autore e interprete di canzoni, come attore che legge una sceneggiatura e come regista che sceglie un testo da adattare e una maniera per adattarlo, cambiano gli elementi che consideri importanti all’interno di una storia?
Mi attira il “gioco” di scoprire la seconda faccia dei personaggi e delle storie, la loro tridimensionalità, altrimenti una carriera diventerebbe interpretare qualunque canzone, sceneggiatura ecc… ti viene proposta.
L’invito che faccio agli attori è quello di dare più significati ad una battuta e di trovare quello maggiormente “personale”… E anche per l’allestimento della Traviata che sto preparando (e che debutterà al Teatro Verdi di Trieste martedì 6 giugno, ndr), l’ascolto continuo dell’opera era finalizzato alla scoperta di quella “novità” che riesce ad attirare maggiormente la mia sensibilità