INTERVISTA A SIMONE CELANI, VENERDI' 31 MARZO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
Come sono stati “scoperti” questi scritti inediti di Fernando Pessoa?
La verità è che Pessoa è una scoperta continua! Come sappiamo, gli scritti che ha pubblicato in vita sono una parte importante ma veramente piccola -dal punto di vista quantitativo, non certamente da quello qualitativo- di quello che ha scritto, e il Fondo è una sorta di grande oceano di oggetti non identificati: specialmente nell’ambito della prosa saggistica c’è ancora una miniera di oggetti preziosi non scoperti. L’aspetto dello studio della lingua è stato in qualche modo già evidenziato a partire dall’inizio degli anni Novanta da alcuni ricercatori, in particolare portoghesi, che hanno pubblicato una serie di frammenti e di studi incompleti. Io ho semplicemente riunito insieme e riorganizzato per ambiti tematici alcuni elementi che erano già stati analizzati da questi ricercatori con altri -i più fruibili e leggibili- che ho individuato autonomamente all’interno del Fondo
Il Fondo Pessoa è anche il titolo del tuo libro precedente…
Il tutto è partito dal lavoro molto ampio -che non riguarda solamente l’ambito linguistico-, durato quattro anni, che ho svolto per il mio Dottorato di Ricerca.
Nel 1998 l’Università La Sapienza di Roma ha acquistato una riproduzione microfilmata completa del Fondo Pessoa che si trova a Lisbona, e che nessuno fino a quel momento aveva ancora consultato. Il Fondo è molto ampio e veramente impressionante (contiene circa 27/28.000 documenti), ma disorganizzato (ha una sua organizzazione e un suo inventario ma sono molto sommari): da questo la necessità preliminare di sfogliare l’intero fondo e quindi di una mappatura completa del contenuto; per la Tesi ho successivamente lavorato su una parte metodologica che è quella uscita in questo volume, e in particolare sull’edizione critica di un racconto poliziesco che si intitola Il caso Vargas, prossima uscita sempre per Il Filo
La maggioranza delle persone conosce Pessoa principalmente o esclusivamente per un genere di scritti, ma in realtà lo spettro dei suoi interessi è molto più ampio…
All’interno del Fondo sono contenuti saggi sulla lingua ma anche sulla filosofia, sulla psicologia -una parte molto ampia ma che conosciamo meno-, sulla teoria e storia delle religioni e del pensiero, sulla politica -di cui conosciamo solamente una parte-, sulla sociologia… una serie di riflessioni teoriche su ambiti grandissimi e molto diversi. E in ciascuno di questi ambiti, per quanto rimanga sempre e comunque un profano, Pessoa riesce a muoversi con una profondità e una capacità critica/speculativa impressionanti, grazie ad una personale impostazione poetica, esistenziale e filosofica che gli permette di porsi davanti ad una certa questione da un punto di vista inedito/originale rispetto agli stessi pensatori e specialisti della materia
Quali percorsi segue Pessoa relativamente allo studio della lingua?
Io credo che le considerazioni più interessanti riguardino prima di tutto il valore che Pessoa attribuisce alla lingua come strumento/mezzo, ma anche come fine culturale: la lingua è lo strumento dell’arte che lui predilige e la materia con cui la letteratura si crea, ma è anche un mezzo di creazione e di trasmissione della cultura, in continuità fortissima con il passato e che permette di fissare solide basi per il futuro.
Altre osservazioni importanti riguardano l’ortografia: nel momento in cui viene fatta una scelta forte sulla lingua, Pessoa si ribella e decide di portare avanti una propria ortografia, basata sulle regole dell’antica ortografia etimologica, senza preoccuparsi minimamente che l’ortografia dominante sia un’altra.
L’ultimo aspetto interessante riguarda la traduzione: Pessoa aveva una duplice cultura -inglese e portoghese contemporaneamente-, e dominava entrambe le lingue in maniera perfetta. E questo bilinguismo gli permette di riflettere sui significati più ampi della parola “traduzione”, considerata anche come “mediazione tra culture” e “capacità di trasferire culture e significati” da una lingua ad un’altra
Come si colloca la produzione letteraria di Pessoa all’interno del panorama degli studi portoghesi contemporanei?
Pessoa è un’eccezione molto meno evidente di quello che ci si aspetta. Molto spesso si tende ad estrarlo dal suo contesto storico/culturale e a farlo diventare un caso a sé stante, ma questo non significa che Pessoa si allontani dalla storia della cultura e della letteratura portoghesi.
Molti dei personaggi che gli stanno intorno nel periodo del primo modernismo portoghese (la fase eroica di diffusione delle avanguardie e del Geração d’Orpheu) sono altrettanto importanti, anche se meno conosciuti: il suo coetaneo e amico più stretto Mário de Sá-Carneiro, nei confronti del quale Pessoa si è posto anche come discepolo, Raul Leal, Antonio Botto, Almada Negreiros.
Per non parlare degli antecedenti: Camilo Pessanha, poeta simbolista che ispira moltissimo Pessoa, Cesário Verde, Antero de Quental, figure poetiche e di pensiero senza le quali forse Pessoa si capisce meno, perchè ci aiutano a comprendere la sua incredibile esplosione letteraria
Pessoa ha esercitato un fascino anche su due cantautori italiani: Mariano Deidda (autore e interprete di tre album Deidda interpreta Pessoa, in cui musica le traduzioni dei testi dell’autore) e Roberto Vecchioni (autore della canzone Le lettere d'amore (Chevalier De Pas) tratta dall’album Il cielo capovolto, in cui cita un passo della Poesia di Álvaro de Campos)… quale sua caratteristica può averli affascinati maggiormente?
Fondamentalmente il Pessoa della poesia, conosciuto in Italia grazie all’antologia a cura di Antonio Tabucchi (Una sola moltitudine, 2 volumi pubblicati dalla casa editrice Adelphi rispettivamente nel 1987, ndr) o comunque il Pessoa lirico in un senso più lato de Il libro dell'Inquietudine (a cura di Antonio Tabucchi, pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli nel 1999, ndr)
Sappiamo come Pessoa pensava e “giudicava” la cultura del suo paese, ma qual era il suo sguardo sull’Europa e sul Mondo?
L’ambiente culturale portoghese è molto importante, basta pensare all’apporto grandissimo dato tra il Quattrocento e il Cinquecento, non solamente grazie alle scoperte geografiche, ma con tutto il movimento di pensiero che si è accompagnato a queste scoperte.
Ma è una cultura che in seguito, soprattutto nel Novecento, comincia a soffrire per la sua perifericità geografica e in parte storica: per quanto abbia avuto e continui ad avere delle incredibili “proiezioni” oltre Atlantico -soprattutto in Africa e in Brasile-, perché sono rimasti legami culturali e linguistici con i territori in cui si è espansa, la società in cui si muoveva Pessoa era culturalmente provinciale.
Lui invece, essendo cresciuto a Durban in Sudafrica, a contatto con la cultura inglese, e rientrato in Portogallo solamente da adolescente/adulto, ha una prospettiva assolutamente aperta: riesce a giudicare il suo paese, sia dal punto di vista letterario che politico, come se fosse un osservatore esterno, guardando in maniera equilibrata a quello che avviene… Pessoa è riuscito a scardinare i limiti di questa visione ristretta che avevano alcuni letterati, pensatori e membri dell’alta cultura accademica, e a riportare il Portogallo nel posto che meritava
Come si muovono gli studi su Pessoa fuori dall’Italia?
Pessoa ha raggiunto una grandissima diffusione mondiale a partire dagli Anni 40 e 50, il che ha portato alla nascita di un grandissimo numero di studi critici in tutto il mondo, Portogallo e Brasile in testa. Ma soltanto recentemente, a partire dalla fine degli Anni 80/inizio degli Anni 90, abbiamo assistito ad una rivalutazione dell’aspetto critico-filologico, per comprendere da un punto di vista scientifico come tutti questi studi erano stati (male) organizzati, e allo stesso tempo cercare di ricostruire le opere come Pessoa ce le ha lasciate