INTERVISTA A MARCO DE POLI, SABATO 10 SETTEMBRE 2005 (a cura di Luca Balduzzi)
Presentaci innanzitutto la tua doppia attività di scrittore e giornalista/regista
La mia attività continua ad essere quella di regista. Da più di quindici anni io e mia moglie Giovanna abbiamo iniziato a realizzare documentari, servizi televisivi e reportage sui problemi dello sviluppo e sui rapporti tra nord e sud del mondo, in collaborazione con la cooperazione italiana e internazionale, attraverso l'associazione URIHI da noi fondata nel 1989 (tutte le informazioni sul sito www.urihi.org). 25 anni fa, quando Il pretino fu scritto, lavoravamo invece nel "cinema"; e infatti la prima idea è che la storia fosse la base di un film a soggetto; e ai modi e ai tempi "cinematografici" si ispirano a mio parere molto la struttura e lo stile del romanzo
Parlando de Il pretino parliamo del tuo romanzo d'esordio nel 1987
In realtà Il pretino è stato "sognato" nel 1978, e "scritto" nel 1980. Nel 1987 ha vinto il Premio "Città di Modena" per il miglior romanzo inedito di un giovane autore italiano; e inedito è rimasto fino ad oggi... quando Yema ha deciso di pubblicarlo
E’ una storia che sembra profeticamente anticipare molto di quanto visto, sentito e letto dalla morte di Giovanni Paolo II all’elezione di Benedetto XVI°
In effetti la storia, immaginata tanti anni fa, prendeva spunto da altre "morti di Papa" ed altri Conclavi: il periodo che va da Paolo VI a Giovanni Paolo I fino a Woytila. Queste però sono puri stimoli, la trama ha un suo sviluppo di fantasia, indipendente dagli eventi storici. Certo oggi la pubblicazione de Il pretino in casuale coincidenza con gli eventi recenti, assume anche un valore profetico particolare, e anche per me inquietante...
Dalle riflessioni del protagonista emergono comunque domande sull’esistenza umana che possono essere considerate universali, anche se lui cerca di rispondervi attraverso cambiamenti drastici e continui
Giacomo, il protagonista de Il pretino, è un gigante, che combatte una sua guerra personale ma anche universale. Dove vuole arrivare, non si sa: non lo rivela alla fine e in realtà non lo so nemmeno io... So che la sua è una ricerca continua di qualcosa di profondamente "umano" che gli sfugge sempre tra le mani; ma questo è - credo - il destino delle "anime grandi"