INTERVISTA CON PAOLO CURTAZ, LUNEDI’ 18 GENNAIO 2010 (a cura di Luca Balduzzi)
Partiamo dalla narrazione della nascita di Gesù nel Vangelo di Matteo, da cui è tratto il versetto che dà il titolo al libro. Già all’epoca possiamo notare due atteggiamenti opposti con cui le persone vivono quell’avvenimento: da una parte c’è Erode che non è capace di rendersi conto di quanto sta succedendo sotto i suoi occhi e ne ha terrore, e dall’altro lato i Re Magi che vengono addirittura dall’Oriente per assistere ad un evento che sanno che cambierà la storia del mondo…
Sì, è un po’ il tema soggiacente al libro: il Natale è un evento storico, ma è, di fatto, anche un evento che continua a prodursi nelle coscienze e nei cuori. Il Natale smaschera la falsa idea della contemporaneità che afferma perentoriamente che Dio non esiste. Gli evangelisti, invece, dicono che è l’uomo a non esserci, che Dio è presente, ma che l’uomo è assente! Allora possiamo riappropriarci del Natale lasciando in secondo piano le emozioni per andare diritto alla teologia: io lo voglio davvero un Dio così? Debole? Impotente? Neonato? Un Dio che chiede, invece di dare?
Nell’immaginario popolare e degli artisti, la scena della nascita di Gesù si è arricchita di una serie infinita di personaggi e di situazioni, dagli artigiani dai pastori di Gerusalemme più “tradizionalisti” fino alle invenzioni più stravaganti degli artigiani di Via San Gregorio Armeno a Napoli. In un presepio in cui sembra esserci spazio davvero per tutti, a volte davanti alla grotta manchiamo solamente noi…
Forse perché intuiamo che andare alla grotta, sul serio significa convertire i nostri cuori, non per niente, storicamente, Gesù bambino ha suscitato una violenza di cui resta traccia nei vangeli. È un dramma la sua nascita, suscita le reazioni più disparate, di accoglienza o di rifiuto. Meglio, allora, cantare una bella canzoncina e sperare che il Natale passi indolore…
Ai giorni nostri, per molte persone il Natale rischia di trasformarsi in una festività di cui ci si dimentica chi sia il festeggiato, o meglio, con un surrogato di festeggiato che è Babbo Natale, di cui è evidente la provenienza più consumistica…
Sì, Babbo Natale è arrivato a quasi sostituire lo scipito bambinello! Bisogna recuperare questa figura ricordandoci che era un vescovo che amava talmente Gesù da fare dei doni ai bambini!
Quali sono alcuni atteggiamenti che ci possono aiutare a riscoprire il Natale più profondo e più vero?
Recuperando la teologia, rileggere i vangeli, chiederci: chi è colui che è nato? Dov’è? Avvicinarci al Natale attraverso lo sguardo della fede, non solo quello dell’emozione
“O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai” cantavano Luca Carboni e Jovanotti… come possiamo tenerlo a mente durante gli altri 364 giorni dell’anno?
Facendo crescere quel bambino che è nato! Natale, per un credente, è un evento che continuamente alimenta la sua vita di fede. Torniamo all’essenziale!