INTERVISTA CON FABRIZIO FALCONI, MARTEDI’ 1 DICEMBRE 2009 (a cura di Luca Balduzzi)
Perché luoghi “dell’anima”?
Si sa che la parola anima è piuttosto scivolosa, nel senso che è molto difficile definire cosa è l’anima. Per me anima è tutto quello che fa parte dell’essere umano ma non è direttamente riconducibile alla nostra parte razionale, al nostro cervello. E’ quel quid inesprimibile che non sappiamo come definire e che chiamiamo in diversi modi – istinto, destino, carattere, predisposizione, attitudine, talento. Io penso che ogni uomo abbia un’anima. Quel qualcosa che ci spinge –quando conosciamo qualcuno di speciale– a dire: “mi sembra di conoscerlo/a da sempre, è come se ci conoscessimo già”. Ed è la stessa cosa che per quanto mi riguarda, succede con i luoghi. Ci sono posti nei quali –quando si arriva– si ha una percezione di familiarità, di vicinanza, di accoglienza. Ecco, una misteriosa accoglienza
Dieci luoghi che avevi scelto di visitare in maniera mirata o che hai scoperto anche “casualmente”?
Sono, in effetti, un percorso molto personale. Una scelta personale, che però ho la “presunzione” di poter condividere con i lettori. Alcuni di questi luoghi li ho visitati per vacanze, o motivi privati. Altri sono legati a motivi di lavoro, svolgendo io le mansioni di giornalista vaticanista
Luoghi che per te sono legati alla religiosità cristiana...
Sì, hanno tutti in comune questo fil rouge dell’essere legati alla storia della tradizione cristiana in Occidente. Una storia lunga due millenni che ha attraversato tutti i paesi dell’Occidente (e anche alcuni dell’Oriente), e che ci riguarda da vicino perché è la storia delle generazioni che ci hanno preceduto
La fede non mi sembra però una condizione necessaria per potere apprezzare la bellezza di questi luoghi...
No, assolutamente. Il libro infatti è stato pensato e scritto appositamente per rivolgersi a un pubblico vasto, non necessariamente credente. Penso che chiunque –credente, agnostico, ateo– possa apprezzare il fascino di questi luoghi
In che maniera chi non è credente può cercare di avvicinarsi alla dimensione più spirituale di questi luoghi?
In primo luogo facendo silenzio. Siamo tutti sommersi, in questa epoca, da una miriade di informazioni –la gran parte inutili– che ci arrivano da tutte le parti e che non riusciamo a gestire e a organizzare. Il primo requisito, dunque, è quello di fare silenzio, di predisporsi all’ascolto. Sì, perché questi luoghi hanno molto da raccontare. Se soltanto si è capaci di restare in ascolto, si riescono addirittura a percepire le voci di coloro che sono morti, e il cui destino, la cui storia, è strettamente legata a quella di questi luoghi. Un chiaro esempio è quello di Roncisvalle, un valico pirenaico, dove sono avvenute battaglie incredibili che hanno deciso i destini dell’Europa. Se si va in quelle valli si scoprono storie e miti millenari, il respiro di epoche che hanno costruito quello che oggi noi siamo
Israele è uno fra i paesi in cui molti luoghi accomunano le diverse confessioni cristiane e le diverse religioni… perché è così difficile tradurre questa comunione anche nella pratica?
Il problema di Israele è millenario. Gerusalemme è città santa per tutte e tre le grandi religioni monoteistiche –cristianesimo, islam, ebraismo– e in questo luogo si sono scontrati per secoli differenti modi di vedere, di interpretare non solo la religione, ma la vita, le abitudini, i costumi. Vorrei però dire anche che non a caso Gerusalemme è anche città della pace. Credo che in nessun luogo come questo sia possibile elaborare un progetto di dialogo tra le differenti culture e le differenti religioni. Penso sia molto interessante, a questo proposito, leggere gli ultimi libri di Carlo Maria Martini, che non a caso sono stati scritti proprio a Gerusalemme
Apertura all’ascolto è invece lo spirito che caratterizza la Comunità di Taizè. Una visita diversa dalle altre...
Sì, Taizè occupa l’ultimo capitolo del libro, e volutamente è scritto in una forma diversa, cioè in una struttura di dialogo, una sorta di auto-intervista. Era infatti molto difficile per me razionalizzare, stendere in forma di racconto –seppure poetico– le sensazioni e la conoscenza provata in un luogo come Taizé. E’ davvero un luogo dell’anima. Che continua a vivere, fra l’altro, attraverso la grande anima di Frère Roger Schulz, il fondatore, che è stato ucciso pochi anni fa da una squilibrata, proprio nella grande chiesa di Taizé. Ecco, questo luogo è proprio quella sintesi di pace –pace dell’anima individuale e pace tra le genti– che sempre ricerchiamo e che è così difficile trovare e realizzare su questa terra