INTERVISTA CON PADRE GWENOLE' JEUSSET, VENERDI' 20 NOVEMBRE 2009 (a cura di Luca Balduzzi)
Con quale spirito Francesco di Assisi parte per la Terra Santa per prendere parte alla Quinta Crociata?
Francesco di Assisi riesce a raggiungere il mondo musulmano nel 1219, dopo due tentativi falliti. Egli è partito con l’idea di testimoniare Gesù Cristo, e vuole raccontare a coloro che non lo riconoscono che Gesù ha versato il suo sangue per tutti gli uomini. Francesco considera i musulmani come suoi fratelli in Gesù: dei fratelli che vogliono ucciderlo, e dunque senza alcun dubbio dei nemici, ma il suo dovere è quello di gridare fino ad oltre i confini della cristianità che Gesù è il Salvatore e fratello per tutti gli uomini. In un’epoca in cui tutti destinano i saraceni all’inferno, non è una figura retorica considerare l’altro come un fratello
In che maniera Francesco di Assisi riuscì ad incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil?
Il Buon Dio ci ha messo senza alcun dubbio del proprio, e Francesco di Assisi forse non immaginava nemmeno di arrivare così in alto nella gerarchia! Nel momento in cui egli si trova a Damietta, e si stabilisce una tregua fra i cristiani ed i musulmani, ha la possibilità di oltrepassare la terra di nessuno fra i due campi e di arrivare dall’altra parte. I sultani ricevevano anche gente del popolo, e a maggior ragione questi due monaci arrivati dal campo dei nemici devono avere stimolato la curiosità del Sultano e dei cortigiani che lo circondano
Quali parole immagina che si siano detti Francesco di Assisi e il Sultano al-Malik al-Kamil durante il loro incontro?
Immaginare delle parole è un po’ rischioso, tanto più perché queste dovevano passare attraverso degli interpreti. Più che di parole si potrebbe parlare di un’atmosfera: Francesco racconta della sua fede e viene, se non apprezzato, almeno ascoltato veramente. Sicuramente, visto che non insulta la fede di colui che gli sta di fronte, l’atmosfera che circonda questo incontro è di rispetto, e gli stessi cronisti rimangono sorpresi di fronte ad una accoglienza così piena di cortesia
In che maniera i testi musulmani, sacri e non, raccontano di Francesco di Assisi e del suo incontro con il Sultano al-Malik al-Kamil?
Louis Massignon e dopo di lui Padre Giulio Basetti-Sani hanno parlato di fonti arabo-musulmane. Francesco Gabrieli in Italia e Amin Maalouf in Francia, che hanno studiato le Crociate dal punto di vista dei musulmani, non credono che questo incontro sia avvenuto, e io stesso condivido questo parere. Io credo che i cronisti dell’epoca fossero maggiormente interessati a tessere le lodi dei guerrieri del Sultano, e che nel racconto del furore della battaglia di Damietta non ritenessero degno di essere ricordato nella storia del loro regno un incontro con due monaci un po’ bizzarri. Se i Franchi ed anche gli stessi discepoli di Francesco di Assisi non hanno attribuito grande significato a questo incontro, non ci si può meravigliare del silenzio dall’altra parte
Peraltro, si può immaginare che alcuni versetti del Corano facciano riferimento a questa situazione: «Si trovano fra essi (i cristiani) dei sacerdoti e dei monaci che non si gonfiano d’orgoglio» (Corano 5,82)
Lo storico francese Julien Green, nella sua biografia di San Francesco Frère François, immagina che nel 1229 il Sultano abbia restituito Gerusalemme all’Imperatore Federico II senza combattere “forse conquistato dalle idee del poverello”… che cosa immagina a questo proposito?
Bisognerebbe avere a disposizione delle fonti per potere affermarlo, o perlomeno non trovare un’altra spiegazione di carattere storico per quello che è accaduto. Il Sultano al-Malik al-Kamil, come d’altronde suo padre, si augurava da molto tempo una pace con i Franchi: egli aveva paura che i Franchi non avrebbero mai rinunciato a Gerusalemme, e per questa ragione riteneva che fosse preferibile cercare una intesa. Questa occasione si presenta con l’Imperatore Federico II, che propone un trattato di pace, proprio come desideravano i musulmani. Purtroppo i capi religiosi sia cristiani che musulmani non sono d’accordo, e dal punto di vista del Santo Padre niente di buono sarebbe mai potuto venire da parte dall’Imperatore Federico II scomunicato. La tregua di dieci anni che restituisce Gerusalemme ai credenti delle tre religioni non viene prolungata dopo la morte del Sultano al-Malik al-Kamil, e gli estremisti di entrambe le parti restituirono campo libero alla guerra santa
Un incontro come quello fra Francesco di Assisi ed il Sultano al-Malik al-Kamil è immaginabile ai giorni nostri?
Non si riscrive la Storia, servirebbero un nuovo San Francesco ed un nuovo Sultano come quello che egli ha incontrato, ma io credo che l’odio non occupi più tutto questo spazio. Se l’odio ci può apparire molto forte a causa del terrorismo, i costruttori di pace hanno compreso i messaggi di pace: da parte di tutti i capi politici, ma soprattutto da parte di quelli religiosi, c’è il desiderio di instaurare un altro genere di rapporto. Io testimonio che nel mondo ci sono migliaia di piccoli Francesco e numerosi piccoli Sultani che si incontrano, ed essi contribuiscono a seminare la riconciliazione. Quando la maggioranza silenziosa che ama la pace sarà riuscita a comprendere appieno la forza di Dio che sta dalla sua parte, si arriverà ad estinguere l’odio in nome di un odio che non esiste