INTERVISTA CON LUCA MARTINELLI, LUNEDI’ 16 NOVEMBRE 2009 (a cura di Luca Balduzzi)
Un apocrifo sherlockiano come romanzo di esordio… quando hai deciso di lanciarti in questa impresa, immaginando che avrebbe sicuramente suscitato reazioni “importanti” da parte degli amanti del personaggio?
Sì, una bella scommessa. Gli appassionati di Sherlock Holmes non fanno sconti. Speriamo bene! L’indizio per la mia storia l’ho messo a fuoco tre anni fa. Poi, man mano che procedevo nella ricerca e nella documentazione circa gli eventi di quel periodo storico, ho capito che avevo accumulato materiale per tentare la scrittura di un romanzo. Avevo già pubblicato quattro racconti sulla rivista The Strand Magazine, la rivista ufficiale dell’associazione “Uno studio in Holmes”, che riunisce gli appassionati e gli studiosi italiani di Sherlock Holmes. Ho scritto Il Palio di Sherlock Holmes e l’ho fatto leggere ad Enrico Solito, ex presidente dell’associazione e uno dei massimi esperti italiani del mondo dell’investigatore londinese. Da Solito, che ha scritto numerosi e apprezzati apocrifi e ha prodotto studi critici sui testi originali di Arthur Conan Doyle, ho avuto apprezzamenti davvero lusinghieri. È lui che mi ha spinto a tentare la strada della pubblicazione. Ho incontrato Alacràn edizioni di Milano, e il sogno è diventato realtà
Cominciamo dal principio… in quale racconto del ciclo di Sherlock Holmes l’autore Arthur Conan Doyle nomina il nostro paese?
L’Italia è citata spesso nell’opera di Doyle. Sherlock Holmes legge Petrarca, ama frequentare i ristoranti italiani di Londra, in un racconto si traveste da prete italiano, in un altro racconto decritta un messaggio in codice scritto in italiano e potrei continuare ancora. Lo spunto per Il Palio di Sherlock Holmes l’ho però trovato ne L’avventura della casa vuota dove Holmes, riapparso a Londra dopo tre lunghi anni durante i quali tutti lo hanno creduto morto, racconta al suo compagno di avventure dottor Watson di avere in realtà compiuto un lungo viaggio che lo ha portato a visitare Firenze, il Tibet, La Mecca, il Sudan e Montpellier, in Francia. Lo ha detto Holmes stesso, dunque: «and a week later I found myself in Florence» (una settimana più tardi mi trovavo a Firenze). Ecco lo spunto per narrare la storia nella quale Sherlock Holmes agisce in Italia. Anzi, in Toscana
Sherlock Holmes spunta in Toscana durante i tre anni che separano la sua presunta morte nel racconto Il problema finale dalla sua ricomparsa a Londra ne L’avventura della casa vuota… quale missione lo ha portato nel nostro paese?
Bisogna fare una piccola premessa. Ne Il problema finale Holmes precipita, insieme con il suo acerrimo nemico professor Moriarty, nella cascate di Reichembach, in Svizzera. Siamo sul finire di aprile del 1891. Da quel momento tutti, Watson compreso, lo credono morto. In realtà, come abbiamo già visto, Holmes ha intrapreso un lungo viaggio che lo vede toccare tutte zone nevralgiche del pianeta; quelli citati dall’eroe di Baker Street sono infatti luoghi di frizione e di tensione tra le grandi potenze politiche e militari dell’epoca: l’Inghilterra, la Francia, la Prussia e la Russia. Non solo, Holmes confesserà all’amico che di questi suoi spostamenti era informato solo suo fratello Mycroft Holmes, eminenza grigia del Foreign Office (il ministero degli esteri inglese), che egli si muoveva sotto il falso nome di Sigerson e che dal Sudan aveva inviato una relazione al governo di Sua Maestà la regina Vittoria. Troppi indizi che vanno in una direzione sola: Holmes si era eclissato dal mondo per svolgere una missione segreta, una missione di spionaggio. Inoltre i testi di storia ci dicono che nei primi mesi del 1891 i servizi segreti italiani avevano smantellato la rete del controspionaggio britannico che operava nel Bel Paese. Quindi, il gioco è fatto: Sherlock Holmes arriva a Firenze (città ancora molto importante nella geografia politica italiana dopo che per cinque anni era stata la capitale d’Italia) per ricostruire e riattivare la rete di spionaggio inglese nel nostro paese. Il Palio di Sherlock Holmes parte proprio da qui
Quali luoghi e personaggi frequenta e quali “distrazioni” si concede Sherlock Holmes durante il suo soggiorno a Firenze?
Dopo aver riattivato la rete di spionaggio inglese, Holmes frequenta alcuni circoli politici cittadini per vedere se è possibile impedire il rinnovo della Triplice Alleanza tra Italia, Austria e Prussia. Ma questa parte della missione fallisce. Allora, in attesa di ordini dal fratello, fa passeggiate nel Parco delle Cascine e nel centro cittadino, frequenta qualche teatro, si interessa ai misteri della lingua etrusca, prova a leggere Dante e Leopardi, ma il primo lo trova troppo oscuro e filosofico e il secondo troppo pessimista. Le vere distrazioni le trova vicino a Santa Maria Novella dove all’epoca, come gli studiosi hanno scoperto negli archivi cittadini, c’era una fabbrica e rivendita di pipe e tabacco gestita da Arturo Corsellini. Holmes, gran fumatore, frequenta spesso questa rivendita, perché trova in Corsellini un appassionato fumatore di pipa un e competente conoscitore dei vari tipi di tabacco
Nel negozio di pipe e tabacchi Corsellini di Via Guelfa a Firenze una targa ricorda l’incontro fra Sherlock Holmes e un antenato del titolare…
Sì, un discendente di Corsellini, che anni fa si è anche laureato campione del mondo di lento fumo, ha tutt’oggi una rivendita di pipe e tabacco da pipa a Firenze. Ovviamente, l’incontro tra Holmes e Corsellini è un’ipotesi avanzata dagli studiosi. Ma è credibile, perché uno straniero che amava fumare la pipa a Firenze poteva trovare tutto l’occorrente solo nella rivendita di Corsellini. Così l’associazione “Uno studio in Holmes” ha raccontato questa ricostruzione storica al discendente di Corsellini che si è lasciato coinvolgere in questo Grande Gioco – così si chiama il lavoro di indagine e di ricostruzione sui pezzi di storia dell’investigatore che le opere di Doyle evocano senza mai essere raccontate compiutamente. Corsellini ha accettato che l’associazione celebrasse l’incontro tra il suo antenato e il Maestro degli investigatori apponendo una targa celebrativa nel suo negozio e in cambio l’associazione gli ha consegnato la tessera di socio onorario
Ad aiutare Sherlock Holmes nella sua indagine a Siena troviamo un giovane che venti anni dopo comincerà la sua carriera di scrittore…
Esattamente. Holmes deve lasciare Firenze e raggiungere Siena perché nella città del Palio è stato commesso un omicidio del quale è stato accusato uno dei nuovi agenti segreti da lui reclutati. E qui Holmes torna l’investigatore di sempre. E anche a Siena, come durante il soggiorno fiorentino, ho fatto incontrare Holmes con alcuni personaggi realmente esistiti. In particolare, la famiglia Tozzi, che gestiva una locanda a due passi dalla strada principale del centro cittadino e dalla piazza del Campo. Holmes soggiornerà proprio in quella locanda –la Trattoria del Sasso– e lì conoscerà il piccolo Federigo Tozzi, che nel 1891 aveva 8 anni, e che nel Novecento avrebbe raggiunto una certa notorietà come autore di novelle e romanzi, il più celebre dei quali è Con gli occhi chiusi. È stato un modo per omaggiare ancora di più la città nella quale sono nato, ma anche per citare una volta di più le storie originali di Doyle, dove compaiono spesso gli Irregulars di Baker Street, una banda di monelli che si occupa di svolgere appostamenti e altre commissioni utili alle indagini di Holmes. Tozzi è il piccolo Irregular di Siena. Aiuta Holmes a muoversi con agilità e sicurezza nell’intrico di vicoli e stradine della città del Palio e sbriga per lui alcune importanti commissioni
La Toscana rimane ancora oggi una regione molto attraente per gli inglesi…
Decisamente. Ormai è vulgata comune definire la zona collinare tra Firenze e Siena il Chiantishire, tanti sono gli inglesi che hanno acquistato i casali di campagna di questa prestigiosa zona vinicola. E a Firenze la comunità inglese è ancora assai numerosa. Abbiamo il sole –anche in inverno, in definitiva–, abbiamo i monumenti del medioevo e soprattutto quelli del Rinascimento, abbiamo avuto Dante, Petrarca e Boccaccio, i toscani non si tirano indietro se c’è da ridere e fare bisboccia… Insomma, la Toscana è insieme culla della cultura e lato solare e scanzonato che gli inglesi non hanno nella loro madrepatria, afflitta com’è da cupe nebbie in inverno e da monotone e immancabili piogge anche in estate. Ovviamente, ci fa piacere che gli inglesi amino così intensamente la nostra terra