INTERVISTA AD ANDREA FONTANA, MARTEDI’ 31 MARZO 2009 (a cura di Luca Balduzzi)
Sotto quali punti di vista è cambiato il cinema americano dopo gli attentati dell’11 settembre del 2001?
Ritengo che il cinema non sia cambiato dopo l’11 settembre. Come scrivo nel mio libro, il cinema non può fare a meno di costituirsi come il riflesso necessario della società/realtà storica da cui nasce. Essendo una forma artistica arriva inevitabilmente a raccontare l’11 settembre per vie trasversali, attraverso l’uso funzionale dell’indiretto, della metafora. Il cinema non è cambiato dopo l’11/9, ma non può sottrarsi dal parlare di quell’evento e degli effetti che ha avuto sulla società. D’altronde, a livello strutturale, il cinema non muta a seconda dei cambiamenti storici, ma grazie alle rivoluzioni tecnologiche (un caso recente è il digitale), seguendo, casomai, eventuali correnti culturali interne al cinema stesso
Molte persone, commentando le immagini degli attentati che apparivano in diretta su tutte le televisioni del mondo, si sono lasciate scappare la frase «E’ come in un film»: il cinema ci ha oramai “abituato” ad aspettarci/immaginare qualsiasi possibile scenario apocalittico?
È certo che Al Qaeda abbia sfruttato il potenziale mediatico degli attuali mezzi di trasmissione delle immagini, dalle emittenti televisive a Youtube. È una vera e propria strategia che non si è esaurita con l’11/9 ma è proseguita con le decapitazioni riprese in video in quell’inferno che è l’Iraq contemporaneo. L’obiettivo principale del terrorismo e dell’attacco alle Torri gemelle era di scatenare un panico nell’opinione pubblica tale da avere ripercussioni a livello politico e istituzionale, ponendo le basi per un’instabilità sociale che avrebbe potuto permettere l’emersione di forze centrifughe che, normalmente, sottendono in ogni società, e in quella americana in particolare, dato che è un vero e proprio coacervo di culture, razze, etnie. Per dar vita a questo “panico generale” Al Qaeda si è ispirata a quel catastrofismo già messo in scena innumerevoli volte al cinema. Probabilmente il cinema ha un potere precognitivo derivante dal suo essere Arte, ma credo che, nel caso specifico, il cinema abbia avuto una radicale influenza sull’immaginario collettivo, tanto da ispirare gli stessi terroristi
Parlando del cinema sull’11settembre, quanto tempo ci è voluto prima che il grande schermo abbia trovato il coraggio di confrontarsi con questa tragedia e con i suoi effetti, seppure da prospettive diverse?
L’11/9 ha rappresentato un vero e proprio trauma per l’America, una ferita che ancora oggi stenta a rimarginarsi. La reazione immediata a un simile evento è stata un’autocensura che, agli occhi di noi europei, è sembrata eccessiva. Molte produzioni si sono bloccate, intere sequenza girate nei pressi delle Torri gemelle sono state cancellate. Il primo film a mettere in scena le macerie di Ground Zero è stato La 25ma ora di Spike Lee, mentre quello che per primo ha raccontato il fatto in forma di fiction è stato World Trade Center di Oliver Stone. Il paradosso è che ad un primo momento di censura totale, si è contrapposto un cinema, quello contemporaneo, che non può fare a meno di parlare dell’11/9, di chiamarlo in ballo, di citarlo, di raccontarlo, di ragionarci sopra: Cloverfield, Watchmen, Mystic River, Munich, La terra dei morti viventi, La guerra dei mondi sono tutti film che non si sottraggono al compito di ragionare in termini post 11/9
Sul fronte dei documentari abbiamo assistito a diversi tentativi di dimostrare che gli attentati dell’11 settembre farebbero parte di un complotto ideato dal governo statunitense per giustificare la guerra al terrorismo. Un’ipotesi di questo genere non ha nemmeno sfiorato il grande schermo…
L’11 settembre è stato un evento talmente epocale e “spettacolare” da porsi immediatamente alla mercé di speculazioni intellettuali. Ritengo che quello che ci è stato raccontato e mostrato sull’11/9 sia solo una parte della verità, ma ritengo altrettanto bolse molte delle teorie complottistiche, che ormai sembrano una moda nella società sensazionalista di oggi. A mio parere il cinema non si deve preoccupare degli interessi politici che stanno dietro alla tragedia, deve continuare a ragionare in termini sociali e, perché no, poetici. Se di politica deve parlare, allora lo faccia in forma analitica o teorica, ossia riflettendo sul ruolo della gestione della politica (estera e interna) sulla vicenda dell’11/9, oppure da una prospettiva etica. È come se l’11 settembre avesse aperto uno squarcio attraverso cui il cinema può mostrare ciò che prima era inimmaginabile, ovvero una società che soffre a causa di scelte sbagliate, una politica che non funziona, una convergenza tragica di pubblico e privato
Molti film e serie televisive americane hanno concentrato la loro attenzione sulle Twin Towers del World Trade Center di New York, facendole diventare di fatto il simbolo dell’11 settembre a livello mondiale: quanti significati sono stati attribuiti a questo simbolo?
L’11 settembre è simbolizzato dall’attacco alle Torri gemelle perché è quello che più ci è stato mostrato. Del terzo aereo caduto sul Pentagono sappiamo davvero poco se di non una serie di immagini riprese da telecamere esterne in cui poco si capisce. Del quarto aereo, il volo 93 schiantatosi in Pennsylvania, abbiamo visto solo le macerie. In pratica, la tragedia delle Torri Gemelle ha avuto un ruolo determinante nelle scelte terroristiche, per questo ha più importanza il secondo aereo, piuttosto che il primo, che è servito per attirare le telecamere di tutto il mondo. Oltre all’importanza simbolica (l’economia capitalistica rappresentata dalle Torri Gemelle, il potere militare dal Pentagono, quello politico dal Congresso, probabile obiettivo del volo 93), le Torri Gemelle rimarranno impresse per la tragedia che portano in sé, ossia quei corpi disperati che cadevano, quel crollo improvviso, le fiamme, il fumo. Un orrore che si è impresso indelebilmente nella nostra retina, il cui riflesso ideale è rappresentato dal cinema stesso