INTERVISTA A PAOLO ATTIVISSIMO, GIOVEDI’ 30 OTTOBRE 2008 (a cura di Luca Balduzzi)
Quali sono le principali tipologie di errori che avete riscontrato all’interno del documentario Zero-Inchiesta sull’11 settembre?
Soprattutto uno sconsolante dilettantismo: Zero contiene decine di errori gravi, che minano alla base le sue tesi e derivano dal fatto che non è stato consultato nessun esperto di settore per interpretare l’enorme massa di documenti e reperti tecnici pubblicamente disponibili. Documenti che non sono tenui veline di governo, ma massicce perizie tecniche, redatte dai migliori enti specialistici e verificate dalla letteratura tecnica internazionale. Rivolgersi ai tecnici è invece quello che abbiamo fatto noi del gruppo Undicisettembre, che include numerosi piloti, ingegneri strutturisti, chimici, fisici e altri esperti di settore.
Invece di questi esperti, Zero ci propone un vero e proprio circo di personaggi incompetenti e a dir poco eccentrici, come Albert Stubblebine, un ex militare che crede di poter uccidere le capre fissandole intensamente; Barbara Honegger, che ha affermato di comunicare con l'aldilà via computer; David Ray Griffin, un teologo (che c’entra con l’11/9?); Amanda Keller, una ex spogliarellista; Steven Jones, un professore di fisica che ha dichiarato che le Torri Gemelle furono demolite tramite una speciale vernice esplosiva; Ralph Schoenman, un ex collaboratore ripudiato di Bertrand Russell, che ha affermato che l'uragano Katrina è stato fabbricato artificialmente per «ridurre la concentrazione dei centri abitati»; Webster Tarpley, che ha dichiarato che l'attacco statunitense alla Serbia nel 1999 fu ordinato da Al Gore (non da Clinton) per far colpo sul Principe Carlo. Queste dichiarazioni sembrano incredibili, ma sono tutte documentate in dettaglio.
Potrei andare avanti con l’elenco dei consulenti straordinari di Zero, ma il quadro è chiaro: mancano completamente dichiarazioni tecniche pro-complotto di piloti di linea, vigili del fuoco, ingegneri strutturisti. Mancano per una ragione ben precisa: perché tutti gli addetti ai lavori che hanno studiato i reperti e i documenti dell’11 settembre concordano che nel crollo degli edifici del World Trade Center e nella dinamica dei dirottamenti suicidi dell’11 settembre non c’è nulla di impossibile o di sospetto. Anzi, gli strutturisti notano che le Torri Gemelle hanno resistito oltre lo sperabile, perché (come ben sanno anche i vigili del fuoco) le strutture in acciaio sono molto vulnerabili in caso di grande incendio incontrollato: ci sono molti precedenti tragici in questo senso. In altre parole: esperti veri, in Zero, non ce sono, perché se ci fossero ne stroncherebbero sul nascere i dubbi e le tesi.
E’ particolarmente sconsolante ma significativo il fatto che l’unica volta che gli autori di Zero presentano un testimone diretto ed esperto, Louie Cacchioli, un vigile del fuoco in servizio a New York l’11 settembre, non gli chiedono assolutamente nulla delle teorie di demolizione controllata presentate nel resto del documentario. Non gli domandano se ha sospetti o dubbi, se crede o meno alle tesi di complotto. Come mai?
In alcuni casi gli errori di Zero rasentano l’incredibile. Per esempio, in Zero Dario Fo afferma che la breccia nella facciata esterna del Pentagono, prodotta dall’impatto dell’aereo, misura soltanto «cinque metri, ripeto, cinque metri» e quindi non può essere stato prodotto da un aereo di linea; dunque, secondo Fo, la versione ufficiale è falsa. A supporto di quest’affermazione viene mostrata un’immagine: ma confrontandola con altre foto, scattate anch’esse prima del crollo della porzione colpita e pubblicamente disponibili da anni, si scopre che Zero ha scelto, guarda caso, un’immagine in cui lo squarcio è in grandissima parte mascherato dal getto di un idrante: uno squarcio che misura in realtà oltre trentacinque metri (basta rapportarlo alle dimensioni dei pompieri che vi stanno davanti). Un Boeing 757 come quello che colpì il Pentagono ha ali larghe 38 metri. Perché queste foto rivelatrici sono state omesse da Zero?
Sono errori che si avvicinano a quelli che avevate già riscontrato all’interno degli altri documentari che avete analizzato?
In parte sì. Il dilettantismo è una caratteristica comune a tutti i film cospirazionisti, direi quasi per definizione, perché un professionista di settore, non appena studia l’argomento, si accorge che le presunte prove di natura tecnica delle tesi alternative non stanno in piedi.
La selezione arbitraria delle informazioni è anch’essa un appuntamento fisso di queste produzioni: gli autori scelgono di presentare soltanto gli elementi che, isolati dal loro contesto, sembrano sostenere le loro tesi. Per esempio, Zero parla del fatto che molte finestre del Pentagono sono stranamente intatte nonostante l’impatto, ma non dice che si tratta di finestre molto speciali, spesse 5 centimetri e pesanti quasi una tonnellata ciascuna, fatte apposta per resistere a un attentato esplosivo e infisse in un telaio d’acciaio. Hanno fatto quello per cui erano state progettate: niente di sorprendente.
Poi c’è la vera e propria manipolazione dei fatti e delle testimonianze. Qualche esempio fra i tanti: secondo Zero, le Torri Gemelle crollarono improvvisamente, senza preavviso, ma in realtà vi furono numerose avvisaglie documentate, anche mezz'ora prima del primo crollo: movimenti e cedimenti anche al piano terra misero in allerta i comandanti dei vigili del fuoco, ma le radio inefficaci non permisero di diffondere gli ordini di evacuazione. Questo Zero non lo dice. Come mai?
Secondo Zero, le Torri Gemelle crollarono in «8-10 secondi», un tempo decisamente sospetto, ma in realtà i sismografi e le analisi dei filmati documentano che il tempo fu almeno doppio (intorno a 16 secondi), compatibile con il tempo di un cedimento strutturale progressivo.
Zero sbaglia anche i dati più elementari: afferma che le Torri Gemelle bruciarono per 45 e 50 minuti rispettivamente, ma i tempi reali sono addirittura doppi per la torre nord, che bruciò per 102 minuti. Errori dilettanteschi che fanno dubitare della qualità del lavoro di ricerca e verifica svolto dai suoi autori.
Errori che proseguono anche per il Pentagono, dove secondo Zero l'aereo fece una virata di 270 gradi, a 800 km/h (dunque impossibile); ma i tracciati radar, i testimoni e le scatole nere confermano che la virata fu di 330 gradi e assai più lenta (540 km/h) e ampia ben 10 chilometri: dunque fattibilissima, come può confermare qualunque pilota di linea.
Come se non bastasse, Zero mostra la manovra al Pentagono sotto forma di un'animazione acceleratissima, che la fa sembrare acrobatica: si svolge in pochi secondi, anziché in due minuti e mezzo come risulta dai tracciati radar e dai dati delle scatole nere. Questo è lo stesso artificio usato da un altro documentario cospirazionista, Inganno globale.
Anche nell’intervista rilasciata a voi, Franco Fracassi presenta informazioni grossolanamente errate e ingannevoli, quando afferma che le indagini sarebbero state chiuse «in tre soli giorni». Infatti basta consultare gli atti delle otto inchieste (una giudiziaria civile, due governative, cinque tecniche) e le relative cronologie per capire che parlare di «tre soli giorni» d’indagine è semplicemente, inequivocabilmente sbagliato. Basta rileggere i giornali dell’epoca per verificare che tre giorni dopo gli attentati, l’FBI non aveva nemmeno l’elenco esatto dei nomi dei dirottatori, che fu pubblicato soltanto il 27 settembre 2001. Il rapporto tecnico sulle cause del crollo del World Trade Center ha richiesto indagini che si sono concluse solo quest’anno (2008). E le indagini dell’FBI e di altri enti tecnici sono tuttora in corso. E’ difficile credere che Fracassi non sappia queste cose.
Ci sono alcune fra le obiezioni alla versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre del 2001 sollevate dalle cosiddette teorie complottistiche che si sono dimostrate efficaci?
Finora no. Anzi, si può dire che il polverone delle teorie complottiste ha intralciato il lavoro di verifica e di controllo operato dai giornalisti e dai tecnici di tutto il mondo nei confronti della cosiddetta “versione ufficiale”. Un esempio: non furono i complottisti, ma furono i giornalisti e gli inquirenti stessi della commissione d’inchiesta governativa, a scoprire che i militari avevano cercato di imbellettare il proprio fallimento a proposito del quarto aereo (quello precipitato in Pennsylvania).
C’è di peggio: i sostenitori delle teorie alternative, con le loro ipotesi fantascientifiche e le loro falsificazioni, hanno reso molto più difficile la critica seria al governo Bush. Paradossalmente, hanno fornito all’attuale amministrazione un alibi di ferro: oggi chiunque faccia domande sull’operato del governo statunitense o lo critichi viene facilmente liquidato classificandolo come l’ennesimo complottista. E invece ci sono domande, fatte dai giornalisti seri di tutto il mondo, che meritano una risposta: per esempio, la validità delle decisioni in materia di respirabilità dell’aria a New York o i motivi del rifiuto a testimoniare pubblicamente e separatamente di Bush e Cheney. Ma queste domande serie finiscono soffocate dal clamore delle spettacolari teorie di grattacieli demoliti di nascosto e di aerei fantasma, che sembrano tratte da una brutta puntata di X-Files.
Fino ad oggi, nessuna delle innumerevoli teorie e presunte “prove” dei cospirazionisti ha retto all’esame dei fatti. Tutte, ma proprio tutte, sono risultate false. E il cospirazionismo ha fatto un enorme favore al governo Bush, rendendo più facile ogni insabbiamento. Questo è il lascito deprimente di sette anni di “movimento per la verità”.
Una cosa che non immaginavo prima di sfogliare il vostro blog è che ci sono argomenti su cui sono sorti contrasti all’interno del gruppo di coloro che sostengono le teorie complottistiche…
Certamente: anzi, questo è uno dei problemi fondamentali del cospirazionismo, che in tutti questi anni non è riuscito a mettersi d’accordo per presentare una “verità alternativa” unica, coerente e compatibile con i fatti osservati e verificati. Infatti si parla sempre di teorie alternative, al plurale.
E che plurale: c’è chi dice che non c’erano aerei di linea alle Torri Gemelle, ma che si trattò di aerei radiocomandati o di ologrammi proiettati; c’è chi dice che le Torri furono distrutte tramite minibombe atomiche o microonde da una base spaziale segreta o minandole piano per piano con esplosivi; c’è chi dice che invece non furono usati esplosivi, ma una sostanza chiamata “termite”, in grado di fondere l’acciaio. Al Pentagono, poi, si spazia dalla teoria del missile a quella del caccia a quella dell’aereo camuffato da velivolo di linea che avrebbe sorvolato il Pentagono senza colpirlo e avrebbe sganciato una bomba, sparendo senza farsi notare. Ce n’è per tutti i gusti.
All’interno del movimento cospirazionista non viene fatto alcun lavoro di scrematura, in nome di una forma sgangherata di democrazia secondo la quale tutte le teorie, anche le più strampalate, devono avere pari dignità. Il metodo scientifico e l’indagine rigorosa, esigono invece che si scartino impietosamente tutte le teorie che non si conformano ai fatti assodati. Ancora una volta, siamo insomma di fronte al dilettantismo più becero.
Nella vostra analisi prendete in considerazione anche i sondaggi secondo cui molti americani ritengono che la versione ufficiale non spieghi in maniera convincente quanto è accaduto…
Li prendiamo in considerazione soprattutto per evidenziarne alcune trappole. Per esempio, molto dipende da come viene formulata esattamente la domanda. Se la domanda fosse «Il governo USA ha rivelato tutto quello che sa sull’11/9?», sarei io il primo a rispondere di no. Questo non vuol dire sposare le tesi di autoattentato, perché qualunque governo è tenuto a mantenere un certo livello di segreto per tutelare le proprie tecniche d’indagine, i propri investigatori e le proprie fonti; per non parlare del segreto istruttorio che grava ancora su molti aspetti dell’11 settembre.
In effetti quando le domande sono poste in modo vago, la percentuale di “sospettosi” fra la popolazione sale. E come dare loro torto? Il governo statunitense si è già macchiato di menzogne e manipolazioni, per cui il sospetto è quasi un dovere. Ma se dal vago sospetto di omissione si passa a chiedere, per esempio, «I vigili del fuoco sanno del complotto e prendono le mazzette per tacere?», come afferma Jason Bermas, coautore del documentario cospirazionista Loose Change, allora la percentuale di sostenitori delle teorie alternative precipita. E’ giusto diffidare di qualunque governo; ma questo non significa automaticamente sposare le teorie di complotto.
C’è poi da chiarire che la ricerca della verità oggettiva non è un processo democratico: i fatti non cambiano in base al consenso o alla popolarità nei sondaggi. Se anche ci mettessimo tutti d’accordo nel rifiutare la legge di gravità, smetteremmo forse di cadere? Appunto. Lo stesso vale per le indagini sull’11/9: la verità è una sola, ed è quella che emerge dallo studio dei reperti, delle testimonianze, dei documenti e dalle leggi dell’ingegneria strutturale, dell’aeronautica e della fisica degli incendi. Non importa quanti la ritengono poco convincente: è quella che è (e poi bisognerebbe vedere su che basi, con quanta conoscenza della materia, viene dato questo giudizio). Per esempio, sono certo che molti lettori troverebbero incredibile che un incendio domestico, in un soggiorno qualunque, senza aggiunte di benzina o altre sostanze incendiarie, raggiunga comodamente i mille gradi centigradi: sufficienti a fondere alluminio, argento, zinco e piombo. Ma come ben sanno i vigili del fuoco di tutto il mondo, è tragicamente vero.
E’ molto curioso l’esercizio di stile che troverebbe nel film Guerre stellari la dimostrazione della validità delle teorie complottistiche…
Può sembrare dissacrante e irriguardoso, ma intendiamoci: l’irriverenza non è verso i morti dell’11 settembre, ma verso i cospirazionisti, che vedono prove delle proprie tesi dappertutto, persino in un film. Nel loro mondo bizzarro, nulla avviene per caso: tutto risponde a un grande disegno segreto. Il nostro articolo è una dimostrazione di come una mente paranoica possa facilmente distorcere i fatti più banali, o selezionare solo quelli che fanno comodo, per interpretarli secondo la propria visione delirante.
L’ironia amara di quell’articolo è che è poi emerso che vi sono dei complottisti che ritengono che Guerre stellari sia davvero ricco di messaggi in codice riferiti all’11 settembre.
Noi di Undicisettembre non vogliamo difendere alcuna versione ufficiale, ma semplicemente il buon senso e la ricerca tecnica rigorosa. Vogliamo fornire il quadro completo dei fatti tecnici, in modo che ognuno sia libero di farsi la propria opinione su basi corrette e imparziali. Riteniamo che ci siano ancora aspetti da chiarire, ma pensare che i pompieri di New York sappiano e tacciano le cause della morte di 343 loro colleghi è, come ha detto uno di loro, Frank Papalia alla BBC, «uno schiaffo in faccia» a chi quel giorno ha rischiato la vita e, in molti casi, l’ha persa. Pensare che gli ingegneri e i piloti di linea di tutto il mondo tacciano, pur sapendo che non può essere andata come ci hanno raccontato, è altrettanto patetico. Perché alla fine è questo che affermano i complottisti: che vi sia un’immensa cospirazione con migliaia di partecipanti, tutti perfettamente omertosi. Basta questo, senza perdersi nei dettagli tecnici, per capire che le ipotesi di complotto a base di torri minate di nascosto e aerei che svaniscono sono la forma più squallida d’insulto alle vittime dell’11 settembre.
Fare domande su quello che è accaduto l'11 settembre 2001 non è tabù: ma occorre farle obiettivamente, rigorosamente, avvalendosi di veri esperti e controllando accuratamente ogni singolo dato, senza i preconcetti, le manipolazioni e i dilettantismi che hanno caratterizzato finora le teorie alternative.