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Donato Zoppo
La musica dei Lingalad
Casa editrice Bastogi




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J. R. R. Tolkien, Il signore degli anelli, personaggi indimenticabili come Frodo, Gandalf, Aragorn. Lo spirito della natura, la libertà e la musica come parte di un sistema di perfezione e armonia. È da qui che parte il mondo dei Lingalad. La loro musica riecheggia antichi bardi che narrano di foreste incantate, elfi, spiriti dei boschi e percorsi sotto le stelle. Assistere ad un loro concerto è come entrare in un’altra vita, in cui la musica non è passatempo ma suono rivelatore, fatto di esperienza e saggezza, una musica che è allegoria di un mondo nascosto, celato agli occhi dei più affinché resti protetto. 211 pagine a colori, più di 100 fotografie, e in allegato un imperdibile cd antologico dei Lingalad con tre brani inediti
Donato Zoppo (Salerno, 1975): giornalista e incorreggibile divulgatore di rock progressivo, jazz e musica di confine, scrive per testate come Wonderous stories, Le vie della musica e L’idea. È tra i fondatori del popolare web-magazine MovimentiProg, è responsabile musica del free-magazine romano Metromorfosi. È autore di Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti 2006), ha partecipato a Racconti a 33 giri (2003) e 100 dischi ideali per capire il rock curato da Ezio Guaitamacchi (Editori Riuniti 2007). Scrive racconti zen come Stop over Bombay (secondo al Premio Freequency - MEI 2005), coordina il progetto “TranSonanze”, collabora con “Vocidentro Films” e “Malaavia Carovana Eterea”, dirige l’ufficio stampa “Synpress 44”





INTERVISTA VIA E-MAIL A DONATO ZOPPO E GIUSEPPE FESTA (frontman dei Lingalad), MARTEDI’ 8 GENNAIO 2008 (a cura di Luca Balduzzi)



Quando hai incontrato i Lingalad di persona per la prima volta? Li avevi già conosciuti e ascoltati?

DZ: Lo spirito del libro sui Lingalad è completamente imbevuto di questa magia: un incontro al quale inconsapevolmente eravamo preparati, che è avvenuto solo quando siamo stati pronti… Come operatore dell’informazione musicale mi occupo di tantissime formazioni italiane ma non conoscevo i Lingalad, li avevo fiutati da lontano perché si esibirono alla rassegna genovese Rockland, organizzata dai miei amici della Black Widow. In breve tempo chiedo e ricevo il loro materiale, scrivo un pezzo di approfondimento per il portale MovimentiProg, poi casualmente –da uno dei nostri consueti scambi via e-mail- scopro che loro sono concittadini della mia compagna, e che addirittura spesso sono andato a dormire nell’agriturismo di Fabio Ardizzone o nel bed & breakfast dove Claudio Morlotti ha l’ufficio… Ci siamo conosciuti di persona poco dopo, se non ricordo male nei primi mesi del 2007, e da allora è nata questa meravigliosa idea di un libro tutto su di loro!



Come è nata l’idea di scrivere un libro sul gruppo? Erano più loro a volersi raccontare, o tu a volere raccontare loro?

DZ: Io avevo una gran voglia di raccontarli perché, osservandoli da giornalista, mi incuriosivano molto alcune loro caratteristiche: la popolarità internazionale nata dal passaparola, le tematiche così profonde, non solo Tolkien e dintorni ma soprattutto il rapporto con la Natura e con la magia naturale, e poi dovevo scoprire chi e cosa si celava dietro pezzi così suggestivi come Lingalad, Navadrom, La foresta di Fangorn e Polvere d’incanto. Li ho ascoltati per l’ennesima volta qualche giorno fa, ero in auto, in viaggio da Bergamo a Benevento: è difficile descrivere le mie sensazioni mentre intorno a me scorrevano le foreste dell’Appennino, le gocce di pioggia bagnavano i finestrini e immaginavo il Grigio Viandante con il suo bastone vagare chissà dove…
Ho voluto indagare, certo, ma in questi casi chi scrive deve farsi interprete, e i ragazzi hanno mostrato una grande voglia di raccontarsi, anche perché questo libro arriva in un momento particolare, visto che i Lingalad hanno sentito anche l’esigenza di fermarsi un attimo per tracciare un bilancio. Anzi no, bilancio è un termine economico, qui si parla di persone: i Lingalad hanno sentito di dover guardarsi indietro per comprendere cosa avevano seminato, e devo dire che hanno narrato la loro storia in modo impeccabile. Lo hanno fatto con trasporto, passione, abnegazione, e con un umorismo che personalmente apprezzo moltissimo. Mai prendersi troppo sul serio!



Quali sono l’aneddoto e il commento più curiosi che hai raccolto durante le tue interviste?

DZ: Ci sono aneddoti di ogni genere (anche qualcuno un po’ piccante che forse alla prima ristampa del libro potrà venire fuori… ), ma suggerisco ai lettori di soffermarsi con attenzione al racconto sulla Procedura Morlotti, uno dei momenti più esilaranti dell’intero libro! Ma devo dire che ce ne sono tantissimi, il libro è davvero uno scrigno di racconti, ricordi, riflessioni, episodi scherzosi, c’è un po’ di tutto, di cose tipiche per un gruppo che fa vita on the road, ma anche di momenti magici e irripetibili. Ci tengo a ricordare un aneddoto molto importante, che riguarda una ragazza colpita da una rara malattia, che la condusse al coma, dal quale uscì: con molta timidezza, questa ragazza si avvicinò ai Lingalad prima di un loro concerto per raccontargli del suo risveglio, durante il quale le fecero ascoltare il cd Il canto degli alberi. Sono felice di aver conosciuto, in modo del tutto casuale, questa ragazza poche settimane fa, su My Space. È una persona molto speciale
Al di là dei commenti curiosi che abbiamo raccolto, mi piace citare una dichiarazione dell’ottimo Federico Gasparotti, fondatore di Celtic World. Gasparotti ha utilizzato un termine che fa da chiave di volta per comprendere la musica dei Lingalad, che è “melodie archetipiche”



Una delle parti più interessanti del libro sono i racconti dei protagonisti (in senso lato) del film Il signore degli anelli… deve essere stata davvero una bella avventura!

DZ: Sicuramente, anche perché un attore come Craig Parker, che noi ricordiamo austero e distaccato nel suolo dell’elfo Haldir, è lontanissimo dal suo ruolo: è un simpaticone, molto alla mano così come Bruce Hopkins, che interpretava Gamling. È stata un’avventura molto bella anche per me, proprio dal punto di vista culturale e umano: ho avuto la possibilità di riscoprire lo spirito autentico del mondo tolkieniano, ma soprattutto ho avuto modo di sviluppare alcune riflessioni sul rapporto tra uomo e Natura che giacevano latenti e che ho risvegliato. Grazie Lingalad!



Come sono nati i tre brani inediti pubblicati nella raccolta allegata al libro?

GF: Vado lontano è un testo nato su una musica di qualche anno fa, quando io, Giorgio e Fabio suonavamo ancora nei Nemesi. L’abbiamo riarrangiata e sistemato il testo, anche se l’impronta rock-folk è rimasta più che in altri brani. Lunargento, invece, è nata come pezzo strumentale live, introduttivo della canzone La Foresta di Fangorn. Visto però che ci piaceva parecchio e che i Lingalad non buttano via mai nulla, l’abbiamo incisa come brano a sé stante. Segnalerei l’introduzione di Andreas De Lucia con uno strumento chiamato HANG. Andreas è uno dei pochissimi in Italia a suonarlo. Infine Sogni smarriti: narra di come anche il nostro personaggio guida, il viandante Lingalad, possa perdere il sentiero e smarrire le sue visioni, i suoi sogni. E’ una crisi che ho attraversato io stesso, ma che, come in conclusione di brano, è stata lo spunto per un nuovo slancio…



State già lavorando ad un seguito de Lo spirito delle foglie?

GF: È in cantiere un progetto dal titolo Il vicolo delle candele nel quale ci piacerebbe raccontare come gli abitanti di un paesino di montagna vivano i ricordi di un tempo e la modernità incalzante. Il Vicolo delle Candele esiste realmente: è una stradina molto suggestiva di Iseo, paese vicino al quale vivo. Quando mi capita di percorrerlo mi sembra di respirare un’aria antica, pur assediata dalle contraddizioni e dall’invadenza del mondo di oggi: il simbolo ideale di ciò che vorremmo raccontare. Una novità a livello compositivo: io, Fabio, Giorgio e Claudio lavoreremo tutti insieme sia ai testi che alla composizione delle musiche, cosa che in passato è accaduta solo occasionalmente. Ciò nell’ottica di rendere più corale il nostro cammino e allargare le prospettive



Mi ha incuriosito molto il progetto AngBand… avrà un seguito anche quello?

GF: Ci stiamo lavorando! D’altronde come potrebbe essere altrimenti? Durante il nostro concerto una fanciulla mi ha lanciato un reggiseno…con i Lingalad non era mai successo!
Con l’ideatore del progetto, Renato Capone, detto Farabirr, stiamo pensando di incidere le parodie, viste le richieste che abbiamo avuto dopo la nostra esibizione di Bassano del Grappa
Una sola riflessione, tra il dolce e l’amaro. Il personaggio al quale ho dato vita, il romanaccio Urdo, è piaciuto così tanto che alla fine Giuseppe Festa risultava assolutamente noioso e soporifero… che sia l’inizio di una crisi d’identità o di una personalità bipolare?!?



Molto curiosa anche la reintepretazione di She loves you dei Beatles per la radio dell’Università di Toronto…

GF: È stato molto affascinante avventurarci in questo campo, per molti assolutamente tabù. Abbiamo cercato di interpretare il brano dei Beatles in stile Lingalad, ovviamente. Una curiosità: abbiamo ascoltato in diretta la trasmissione in diretta dal Canada grazie ad Internet. È stato veramente emozionante ricevere dall’altra parte del Mondo i saluti e i complimenti del producer e speaker radiofonico Andy Frank. Ci ha fatto capire ancora una volta quanto strabiliante sia la Rete per noi musicisti indipendenti, che non potremmo mai farci conoscere senza questo canale globale. Tra tutti gli aspetti devastanti della globalizzazione, è uno dei pochi che salvo. Per egoismo o spirito di parte, direte voi? Può darsi. Ma rende liberi di essere ascoltati…








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