San Marino, Caro Giudice ti scrivo così non ti distrai neanche un po’…

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Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.” (Albert Einstein)

di Rolando Biglia

Onde per cui le dichiarazioni al neon del Dirigente del Tribunale, più Unico che raro, della Repubblica di San Marino, sono state rese di fronte illustri ospiti stranieri, quali il Dott. Giovanni Mammone, Primo presidente della Suprema corte di Cassazione italiana, il Dott. Giovanni Salvi, Procuratore Generale Presso la Cassazione, Il Dott. Maurizio Block Procuratore Generale Militare presso la Cassazione, Il Dott. Raffaele Sabato, Giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

E nel suo discorso l’esimio Professore ha sottolineato come la presenza dei più alti vertici della magistratura ordinaria italiana oltre che del Giudice Italiano presso la Cedu, fosse per il Tribunale motivo di incommensurabile soddisfazione e come  egli crede rappresenti, per l’intero Paese, un segno di straordinaria attenzione  e rispetto (direi più la prima. NdR), anche da parte di esponenti autorevolissimi dei sistemi giudiziari di altri ordinamenti nazionali e sovranazionali”.

E come no!

Non foss’altro perché di quello su cui si è espresso il collega Draghi su questo stesso sito (https://segretidibanca.wordpress.com/2020/02/22/san-marino-millumino-di-me/) è noto anche ai soggetti di cui sopra (vedi foto PEC con ricevute qui sotto ) che sicuramente avranno avuto “dimande ad abundantia” soprattutto relativamente alla scomodissima posizione che si sta aprendo in CEDU viste anche la recente condanna Volpinari e quanto espresso dal Presidente del Collegio Garante di San Marino, Giovanni Nicolini ovvero come San Marino  sarebbe uscita dal suo isolamento anche attraverso le recenti riforme costituzionali che avrebbero riportato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani al centro dell’ordinamento costituzionale sammarinese dando il via ad un profondo rinnovamento“.

mammonissimo

Mammone.

cassazione 1

Oltretutto sentir citare Pietro Calamandrei in quel consesso (non lo dico certo per gli invitati, ma solo ad uso degli operanti in loco) sentendo dire come affermasse che ciò che fa la stabilità degli Stati non è tanto la perfezione tecnica dei loro ordinamenti costituzionali quanto lo spirito che i popoli ci mettono dentro’ un po’ viene da ridere o quantomeno si rimane basiti.

Soprattutto considerando l’azione “globale” intrapresa relativamente all’insabbiamento del caso in oggetto e rappresentato (da anni su queste pagine), si immagina anche agli illustri ospiti, già nelle sedi opportune ed oggetto di imbarazzo per la vecchia “gestione” della cosa pubblica il 24 Maggio ultimo scorso di fronte alla Ambasciatore italiano e agli Avvocati Marino Federico Fattori e Rossano Fabbri della RSM (da cui parrebbe derivare il susseguente, e colpevolmente ritardato, ritiro ed esame delle documentazioni incriminate da parte dell’Avvocatura a fine Luglio con la conseguente caduta del Governo e quant’altro per togliere referenti istituzionali ai curiosi altrettanto istituzionali.  Ciò visti i contenuti del caso, che definirli imbarazzanti è come definire il coronavirus solo uno starnuto…) che palesa come sia evidente a San Marino che lo spirito non sia stato né sia quello giusto ma, del resto basterebbe ricordare il fenomeno del brigantaggio e l’alacre attività di briganti proprio in zona e antropologicamente si comprendono tante azioni e “talenti” in linea col fenomeno. (cfr. nota in calce).

Voglio dire, visto come vanno le cose in Tribunale, le resistenze temerarie che si sprecano (tanto poi si patteggia e ci guadagnano in due, che però non sono né imputato né accusatore) e i deliri che si leggono su istanze, comparse ma, soprattutto, archiviazioni indegne (e considerato che i Commissari della Legge solitamente altro non sono che avvocati incaricati nella “Funzione di”) il giurista andava, a mio modesto avviso, citato nell’ordine:

1) “Gli avvocati non sono né giocolieri da circo, né conferenzieri da salotto: la giustizia è una cosa seria.

2) “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

3) “Disse il cliente nello scegliersi il difensore: «Eloquente e furbo: ottimo avvocato»!  Disse il giudice nel dargli torto: «Chiacchierone e imbroglione: avvocato pessimo!».”

4) “In uno Stato che si afferma indipendente, gli organi che lo governano si trovino senz’accorgersene, in virtù di questi segreti canali di permeazione, a esprimere non la volontà del proprio popolo, ma una volontà che vien dettata dall’esterno e di fronte alla quale il popolo cosiddetto sovrano si trova in realtà in condizione di sudditanza.

5) “Il pericolo nuovo che incombe sulla giustizia è la politicizzazione dei giudici… Il magistrato che scambia il suo seggio con un palco da comizio cessa di essere magistrato.”

Ciò infatti avrebbe potuto un’ indicazione direzionale a coloro che osservano l’enclave dall’esterno, ma non solo esteriormente. E, soprattutto, queste citazioni avrebbero dato luce vera all’interno dell’enclave e nei suoi più reconditi meandri dove oggi si rintana chi per supponenza/arroganza/incapacità/sottovalutazione ha acceso la miccia dell’esplosivo che in CEDU sta per far saltare il tappo dell’enorme porcilaia piena dei liquami prodotti  delle varie responsabilità in varie maialate da parte di  BCS/ASSET/BCSM/CARISPSM e dei legali al seguito, vedete voi.

Sono certo che sono queste le cose che fanno luce e aiutano ad illuminare. Sono questi i LED da usare, una lampadina fioca nel buoi di quei meandri non la vede nessuno e se la vede non si preoccupa visto che non illumina se non a pochi cm da sé.

click! 

 

nota:
nell’ottocento ai confini tra Marche e Romagna operava tal Antonio Cola, soprannominato “Fabrizj”. Ovvero il delinquente dalla carriera più lunga tra i briganti che hanno agito in territorio romagnolo. La sua zona di azione, tuttavia, va da Saludecio a S. Giovanni in Marignano (comprendendo i feudi di San Leo e le campagne della RSM di San Marino) fino ad arrivare a  Gallo di Pesaro, su in Carpegna e giù a Fano.
E non andrebbe dimenticato ad esempio che in quelle lande fu commesso l’assassinio alle Fontanelle, uno degli episodi più efferati relativamente al fenomeno che riteniamo non essersi estinto almeno ad oggi in RSM.

In quell’occasione ii malfattori, lo stesso giorno dell’omicidio per rapina (ma và!), ‘fuggiti verso la selva ch’è sopra Riccione’, si diressero verso la Repubblica di San Marino, ‘colla lusinga forse di rendersi in quel Dominio sicuri’, ove, dopo essersi rifocillati all’osteria, proseguirono il loro viaggio. I cinque brigantierano Giacomo Antonio Bagnolini ed Antonio Zolini capi della banda, e con essi Giuseppe Parlanti, Domenico Grotti e Pietro Baldacci e commisero il misfatto dopo aver trascorsero una notte a Pietracuta nell’osteria di Domenico Rossini, dopo aver sostato, al fine di farsi riparare un archibugio, nella bottega del fabbroferraio Giulio Fabbri. La spartizione del bottino avvenuta a San Marino, i componenti della banda presero vie diverse ( e sono noti per atti di brigantaggio in altre parti del Regno d’Italia.

 

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