San Marino: le vittime europee e la Ragion di Stato

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di Stefano Davidson

Va subito sottolineato, senza indugio, che quanto seguirà in questo articolo è frutto di ragionamento relativo ai comportamenti di entrambe le parti, italiana e sammarinese, su probabili cause di quanto sta mettendo in ginocchio la piccola Repubblica sedicente democratica.

Allora, considerato il numero di coinvolti e il numero di reati commessi nella vicenda, che ora è dossier incandescente, sulla scrivania dell’Ambasciatore Italiano e della Direzione Generale degli Affari UE (il cui placet a un’ammissione di San Marino è senz’altro fondamentale, visto quanto noto in Banca d’Italia sulle attività bancarie locali)  in attesa di risposta dall’attuale Congresso di Stato e soprattutto da parte dei vertici di Banca Centrale della RSM, qualcuno può ritenere che i ritardi nelle risposte o nelle azioni dall’una o dall’altra parte siano dovute a quella che viene chiamata “Ragion di Stato”, espediente di cui si sentì parlare la prima volta nel 1589 da Giovanni Botero che scrisse il trattato relativo.

La Ragion di Stato, secondo Botero, è che l’interesse nazionale deve conciliarsi con la morale. Il problema è che a San Marino tra una secretazione illegittima e una resistenza temeraria o “scorrettezza” giuridica altra, pare che detta Ragione serva, malamente interpretata per ignoranza crassa o per grossa convenienza,  onde «coprire» le condotte immorali e financo illegali di politici e alti ufficiali imputati al Tribunale Unico e in diverse Procure italiane per aver servito non lo Stato, ma certi committenti dei cui nomi le cronache locali si guardano bene di fare menzione.

Ora parrebbe superfluo ricordare ma tocca farlo, quanti politici e alti ufficiali dell’esercito USA, per fare un esempio di altra sedicente democrazia, sono finiti sotto processo per reati commessi nel servire, o con la scusa di servire, lo Stato e la sua Ragione, con esempi a partire dal 1986 con il colonnello Oliver North, eroe del Vietnam e capo dell’antiterrorismo di Reagan che finì a giudizio per aver venduto segreti militari all’Iran in cambio di denaro usato per sostenere la guerriglia Contra in Nicaragua o ricordando ìl processo per le torture di Abu Ghraib e la condanna dell’ufficiale aguzzino a 10 anni.

La ragion di Stato applicata ultimamente a San Marino pare si traduca marchianamente nella semplice e criminale volontà di voler evitare che uomini pubblici che si sono (eventualmente) sporcati le mani nel servire lo Stato siano chiamati a risponderne davanti all’opinione pubblica o a un tribunale secondo la morale e la legge del cittadino comune (quella appunto con la L minuscola).

In poche parole, per Ragione di Stato, spesso si vuole fermare l’azione della magistratura e ciò, a San Marino, è evidente come lo si pratichi da decenni….

In Italia, relativamente alla Ragion di Stato, quella per cui i media ed il Resto del Carlino su tutti si ostinano a NON VOLER dare notizie in loro possesso su quanto in atto realmente lassù e per cui pare nessuno stia indagando su reati finanziari di portata internazionale quale la falsificazione di dati contabili da parte di uno Stato (coadiuvato da Audit italiano, andrebbe ricordato che sono questi comportamenti che mettono in relazione stretta la parola MAFIA alla località enclave tra Romagna e Marche e ai Comuni italiani confinanti che vedono da anni coinvolti nel malaffare transfrontaliero alcuni loro cittadini.

Per inciso evidenzio come in ogni caso che la parola MAFIA non deve per forza comprendere elementi provenienti dalla trinacria, sono mafiosi i comportamenti, prima delle persone.

In merito alla Ragion di Stato e a quanto appena annotato ritengo utile rammentare il noto caso del pm Antonio Ingroia, che sfidò i politici (con i risultati noti a tutti) a dire, se lo pensavano, di ammettere che anche le trattative Stato-mafia avvennero per la Ragion di Stato e a porvi il segreto di Stato (quei bei segreti che ad Adesso Sm e a Banca Centrale piacciono tanto nonostante siano di Pulcinella ormai…). Si trattava di una bella provocazione che mirava a stanarli come questo articolo mira a far luce sul malaffare travestito da Istituzione pubblica.

Oltre a ciò queste poche righe vogliono sottolineare di qua e di là dal confine a chi è rimasto vittima della Ragion di Stato applicata, come dicono i giuristi raffinati, a cazzo, che esiste un altro istituto giuridico che sostiene sostanzialmente quanto segue:

si ha legittima difesa quando si reagisce a un’aggressione e la reazione rappresenta l’unico rimedio possibile nell’immediato per evitare una offesa ingiusta.

Quanto asserito è confermato dalla disciplina dell’articolo 52 del codice penale italiano ad esempio, rubricato come “difesa legittima” che recita:

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Qui una domanda sorge però, ovvero: se per Ragione di Stato ti hanno messo sul lastrico con quanto comporta anche relativamente alla salute o se per la stessa magari sei deceduto (chi coinvolto nel caso come vittima o carnefice poco importa)  qual’è un’adeguata proporzione?

Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta (le travisazioni della Legge, le forzature giuridiche e il falso in documenti ufficiali allo stesso scopo  per impedire a un procedimento di arrivare a giudizio sono un’arma bianca, da fuoco o di merda?) o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.  (NdR: La calunnia è un aggressione. A questo proposito a beneficio di chi pare ignorarlo, ricordo il reato di calunnia è un reato procedibile d’ufficio perché, anche volendo aderire alla tesi che lo considera plurioffensivo, è fondamentale la tutela dell’interesse al corretto funzionamento del sistema giudiziario per evitare che l’attività investigativa e della magistratura venga paralizzata da false notizie di reato.)

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Se vi steste chiedendo  se questo articolo è una provocazione, rispondo che è un  semplice invito alla riflessione.

Mi pare ovvio che se i fuorilegge vi tolgono, come hanno fatto da decenni (forse da sempre continuando ad applicare Leggi da medioevo), la possibilità di difendervi con i mezzi consentiti dalla Legge, si potrebbe dover cominciare ad usare i mezzi di altri fuorilegge per toglierseli di torno…

Del resto, when the going gets tough the toughs get going…

 

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