San Marino: tra Digì e Dicì, BCSM continua a godere?

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“(…) Sembra un unica lama ma sulla stessa camminano l’ipocrita, lo stupido, il falso e l’ingenuo. Di solito chi si taglia è lo stupido poiché spesso è anche un ipocrita falsamente ingenuo.” (Y. Lireverance “dei giudici e della politica”)

di Marcello Draghi -studiostampadraghi-

 

Non c’é niente da fare, lassù non si esimono da sparate ipocrite o irresponsabili nemmeno il giorno di Sant’Agata!

Cercherò di essere breve per quanto possibile.

Innanzitutto partiamo dall’Intervista concessa dal Digì della RTVSM a La Serenissima, poi riportata in rete dalla stessa RTVSM nella propria pagina (intervista “casualmente” concessa, e quindi giunta dopo, che in RSM l’articolo di Segretidibanca sulle responsabilità dello stesso Digì e su quanto aveva appena dichiarato  in un’altra esternazione aveva fatto un bel numero di lettori, sommati a quelli che la notizia l’hanno letta sul Titan Post, Imola Oggi o sulla pagina Social Facebook San Marino & Co. ) e già questo giro di giornali e Tv in un Paese grande come un bottone farebbe un po’ ridere, se non fosse che il Digì ammettendo che a San Marino la Legge sull’informazione risale al 1939 sottolinea ed ammette che lui e il popolo di San Marino ad oggi continua ad essere sottomesso a legge fascista.

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Forse infatti andrebbe ricordato chi era al potere in Italia al momento della redazione di tale Legge, i suoi rapporti con i media di allora (e con chi non si allineava) e raffronterei il tutto con quanto continua ad accadere a San Marino nonostante tale Legge sia stata superata in ogni dove si rivendichi  la democraticità dello Stato e si applichi la Legge (ciò anche in Italia avviene  poco per la verità, ma in fondo italiani e sammarinesi una faccia una razza).

A memoria direttò:

La censura fascista in Italia consisté in un’attività di censura e di controllo sistematico della comunicazione e, in particolare, della libertà di espressione, di pensiero, di parola, di stampa e nella repressione della libertà di associazione, di assemblea, di religione avutasi soprattutto durante il ventennio fascista (1922-1943).

LEI HA INFORMAZIONI FINANZIARIE VITALI PER LA RSM E NOI ABBIAMO LE PROVE DEL SUO POSSESSO VIVADDIO! LE TIRI FUORI!

Prima delle prove bisogna però tiri fuori le palle…. se no San Marino non ne esce.

Il fatto poi di decidere di chiedere di rivedere quanto anche al DIRITTO DI INFORMAZIONE che sarebbe DOVUTO ai cittadini, come da ampia legislazione europea (vedi nota in calce), non salvifica le colpe di chi comunque non fa quanto deontologicamente previsto anche dalla Leggi del suo Paese. Così come chi viveva vicino a Risiera San Sabba non è perdonato perché anche alla fine della guerra diceva che non aveva visto niente di strano (e a loro mail e PEC non arrivavano!).

Oltretutto, parafrasando Giuseppe Mazzini (personaggio che in Repubblica dovrebbero conoscere proclamandosi lì Repubblicani e avendogli addirittura intestato prima un conto bancario e poi addirittura un processo!) un uomo corretto rende corretta anche una legge scorretta e viceversa… mi capisce si?

Bene. Tirem innanz.

Finito il capitolo Digì, ora passiamo velocemente al secondo soggetto dell’articolo di oggi, visto che anche il SDS Finanze Gatti (nipote di quel Gatti ex SDS Finanze ben noto anche in Italia) che dichiara “San Marino bussa all’Europa, presentato dall’Italia” ­ sia affermazione un tantino prematura, conoscendo soprattutto quanto c’è a livello di dossieraggio proprio su San Marino sulle scrivanie dell’Ambasciatore Italiano e della Direzione Generale degli Affari UE e alle risposte che questi ultimi attendono da questo esecutivo illico et immediate.

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A naso le dichiarazioni fatte a Il Giornale (testata che comunque sono anni che è informata sulle malversazioni in atto a San Marino e che coinvolgono BCSM nel caso di cui tutti sanno ma di cui nessuno parla e che quindi è colpevole di violazioni del Dovere d’informazione ancor più di San Marino ove non esiste Legge al riguardo) sembrerebbero il classico tirare per la giacca i rappresentanti di istituzioni fondamentali proprio per l’ingresso in UE (visto di cosa sono al corrente) e ritengo nascano sperando in un diplomatico “silenzio” da poter spacciare per assenso, nonostante il marcio che, dalla Danimarca passando per la Svizzera parrebbe sceso tutto su BCSM.

Ma, come farebbe ad esserci un assenso quanto ad un Paese che non più di un anno e mezzo fa riusciva a dichiarare tramite il suo allora SdS Esteri e Giustizia (!!!): 

“noi rispetto all’Unione europea abbiamo già tanti obblighi, che derivano ad esempio dall’accordo sulla cooperazione doganale e dalla convenzione monetaria, che comprende la possibilità di usare l’euro e tutte le regole sulle banche, dopo che già nel 2008 abbiamo abolito il segreto bancario e l’anonimato societario. Ma, a fronte di tutti questi obblighi, non abbiano diritti rilevanti”.

e poi il “botto” (un po’ come faceva l’omonimo in Italia fino al 2016 detto il Bomba)

“…ripeto, da tempo le nostre banche rispettano tutte le regole internazionali“.

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Ovvero, un Paese il cui SdS Esteri e Giustizia Renzi ammetteva che la RSM doveva rispettare parametri, diceva che San Marino li rispettava, mentre lui stesso era al corrente che ciò era talmente falso da aver presentato dati al FMI decisamente quantomeno da chiarire visti anche gli accordi anche con loro sottoscritti in Ottobre 2019. 

E  il neo SdS Gatti che sa benissimo di cosa riguarda il tutto, dichiara pubblicamente un appoggio italiano quando per la verità nessuno è neppure informato di un incontro tra questo esecutivo e l’Ambasciatore d’Italia. Di solito poi  ci sono botti più che a Piedigrotta quando un politico sammarinese  ne incontra qualcuno italiano a San Marino o Roma che sia… e questa volta? Nessuno sa niente perché si sono incontrati in funivia?

Tornando a bomba (e non lo dico per dire), signori miei ci rendiamo conto di cosa significa quanto dichiarato qui sopra dal Renzi?

Attenzione, perché era il 21 Luglio 2019 e a Palazzo Begni il SdS Renzi aveva appena incontrato, in compagnia della SdS Guidi e dell’Avvocatura l’Ambasciatore Italiano (il 24 Maggio 2019) il quale, dopo quasi due anni di attesa di risoluzione di quanto al momento sta trascinando San Marino giù dalle montagne, probabilmente in un abisso difficilmente immaginabile per chi ha vissuto col paraocchi fino ad oggi, gli ha rappresentato quanto doveva essere rappresentato (come da mail qui sotto), e ciò serve onde capire la gravità del dichiarato dal Renzi pur essendo lo stesso a conoscenza di tutte le violazioni delle banche, così come, da tempo BCSM e le sue direzioni italosvizzere.

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E non si tratta di una sola lettera dell’avvocato alla cliente, ma di una raccomandata al Congresso (del Gennaio 2019!) che nonostante tutto non fece  assolutamente nulla di quanto di sua competenza, anzi commise probabili ulteriori reati, ed ha portato gli importi delle perizie per i danni provocati ad innalzarsi per due anni e, se si parte da un debito milionario,  non aumenta di poco ogni giorno che passa…

Forse era per questo che all’incontro con l’Ambasciatore la SdS Finanze Guidi subentrata al “responsabile” Celli si teneva le mani nei capelli (l’altro avrebbe fatto fatica), mentre venivano snocciolati gli importi e quanto umanamente aveva causato l’imperizia di tutti coloro che nella RSM potevano risolvere semplicemente ma che hanno deciso di occultare convinti dell’impunità del loro Sistema che alla fine pare tanto inattaccabile non fosse…

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Nel caso che il “titolista” avesse mal interpretato quanto comunque sappiamo già essere stato fatto notare nelle sedi opportune si spera che il SdS Gatti si adoperi per fare in modo che certe pendenze non pendano più onde consentire quell’accesso che diversamente di fronte a cotante prove documentate ed un ricorso in CEDU con buona probabilità salterebbe, oltre che riportare in auge gli spauracchi della Black List e forse anche guai peggiori.

 

 

Nota:

Violazione Art. 2 della legge 211/2014 relativamente a quanto concerne i giornalisti che svolgono attività nella Repubblica di San Marino e nella qualità di corrispondenti esteri nello Stato del Titano, poiché hanno ripetutamente ignorato i primi due doveri generali dell’Operatore dell’Informazione sanciti nell’articolo 3 del Codice ovvero:

L’Operatore dell’Informazione deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini. Per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile, previa adeguata verifica delle fonti.
L’Operatore dell’Informazione ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo dell’attività e degli atti pubblici.

Codice deontologico italiano:

Articolo 2
Fondamenti deontologici

Il giornalista:

     a) difende IL DIRITTO ALL'INFORMAZIONE e la libertà di opinione di
ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la
maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico
interesse secondo la verità sostanziale dei fatti;

Articolo 9
Doveri in tema di rettifica e di rispetto delle fonti
Il giornalista:

     a) rettifica, anche in assenza di specifica richiesta, con
tempestività e appropriato rilievo, le informazioni che dopo la loro
diffusione si siano rivelate inesatte o errate;

    b) non dà notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e
la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica. Nel caso
in cui ciò si riveli impossibile, ne informa il pubblico;



Ad abudantiam poi,

ricordo che nei casi di cronaca giudiziaria anche Corte Europea abbia
sottolineato come la stampa “deve” dare informazioni sui procedimenti
pendenti, e che conformandosi a tale orientamento interpretativo
prevalente, anche la Corte di cassazione italiana, di recente ha
riconosciuto al diritto di cronaca giudiziaria la natura di diritto
pubblico soggettivo, relativo “alla libertà di pensiero e al diritto dei
cittadini di essere informati, onde poter effettuare scelte consapevoli
nell’ambito della vita associata”. Più in dettaglio, ne individua il
fondamento nello “interesse dei cittadini essere informati su eventuali
violazioni di norme penali e civili, nel conoscere e controllare
l’andamento degli accertamenti e la reazione degli organi dello stato
dinanzi all’illegalità, onde potere effettuare consapevoli valutazioni
sullo stato delle istituzioni e sul livello di legalità caratterizzante
governanti e governati”, nonché nel “diritto della collettività di
ricevere informazioni su chi sia stato coinvolto in un procedimento penale
o civile, specialmente se i protagonisti abbiano posizioni di rilievo
nella vita sociale, politica o giudiziaria” (Cass. pen., sez. V, 27
ottobre 2010, n. 3674).

Osservo come anche nell’ordinamento italiano Legge del 31 dicembre
1996, n. 675 (cosiddetta legge sulla privacy) il principio ispiratore
della stessa sia quello secondo il quale, insieme al diritto del
giornalista d’informare, meriti un’adeguata tutela anche il diritto dei
cittadini a una buona informazione, ritenendo quindi che si possa
formalmente parlare di obbligo d’informazione con riferimento a tutti i
soggetti che esercitano un servizio dichiarato pubblico dalla legge perché
inteso a favore della collettività.

Evidenzio poi come la normativa stabilisca che la libertà di
manifestazione del pensiero abbracci oggi la libertà di informazione, di
espressione, di opinione, di stampa e che sancisca la libertà e il diritto
di cronaca e di critica NONCHE' IL DIRITTO DEI CITTADINI ALL'INFORMAZIONE

Ricordo che già nella sentenza 15 giugno 1972 n. 105 la Corte
costituzionale italiana definì espressamente il lato attivo della libertà
di manifestazione del pensiero come «libertà di dare e divulgare notizie,
opinioni, commenti» e il lato passivo come «interesse generale, anch’esso
indirettamente protetto dall’articolo 21, alla informazione; il quale in
un regime di libera democrazia, implica pluralità di fonti di
informazioni, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati
ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle
idee ed implica altresì esclusione di interventi dei pubblici poteri
suscettibili di tradursi, anche indirettamente, e contro le intenzioni, in
forme di pressione per indirizzare la stampa verso obiettivi
predeterminati a preferenza di altri”. La Corte Costituzionale e, sia pure
con tappe successive, ha riconosciuto dal 1965 in poi:

a) la natura “coessenziale” dell’articolo 21 rispetto al regime di libertà
garantito dalla Costituzione, cioè il carattere di “cardine” che tale
norma riveste rispetto alla forma di “Repubblica democratica” fissata
dalla Carta costituzionale (sentenze n. 5/1965; n. 11 e 98/1968; n.
105/1972; n. 94/ 1977); b) l’esistenza di un vero e proprio “diritto
all’informazione”, come risvolto passivo della libertà di – espressione
(sentenze n. 105/1972; n. 225/1974; n. 94/1977; n. 112/1993). c) la
rilevanza pubblica o di pubblico interesse della funzione svolta da chi
professionalmente sia chiamato a esercitare un’attività d’informazione
giornalistica (sentenze n. 11 e 98/1968; n. 2/ 1977). La Corte
Costituzionale ha, infatti, affermato non soltanto il principio che i
cittadini-utenti hanno diritto di ricevere informazioni, ma che essi hanno
diritto a ricevere un’informazione completa, obiettiva, imparziale ed
equilibrata.
Preso in esame l’art. 21 della Carta Costituzionale italiana che colloca
la predetta libertà tra i valori primari, assistiti dalla clausola
dell’inviolabilità (art. 2 Cost.), i quali, in ragione del loro contenuto,
in linea generale si traducono direttamente e immediatamente in diritti
soggettivi dell’individuo di carattere assoluto, pur considerando che
tuttavia, l’attuazione di tali valori fondamentali nei rapporti della vita
comporta una serie di relativizzazioni, alcune delle quali derivano da
precisi vincoli di ordine costituzionale, altre da particolari fisionomie
della realtà nella quale quei valori sono chiamati ad attuarsi.

La Corte Costituzionale italiana ha infatti da tempo affermato che il
“diritto all’informazione” va determinato e qualificato in riferimento ai
principi fondanti della forma di Stato delineata dalla Costituzione, i
quali esigono che la nostra democrazia sia basata su una libera opinione
pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di
tutti alla formazione della volontà generale. Di qui deriva l’imperativo
costituzionale che il “diritto all’informazione” garantito dall’art. 21
sia qualificato e caratterizzato:

a) dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie – che
comporta, fra l’altro, il vincolo al legislatore di impedire la formazione
di posizioni dominanti e di favorire l’accesso nel sistema radiotelevisivo
del massimo numero possibile di voci diverse – in modo tale che il
cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni
avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali
contrastanti;
b) dall’obiettività e dall’imparzialità dei dati forniti; c) dalla
completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell’attività di
informazione erogata; d) dal rispetto della dignità umana, dell’ordine
pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei
minori”.
Inoltre il “diritto all’informazione” dei cittadini-utenti del sistema
radiotelevisivo pubblico e privato sempre garantito dall’art. 21 Cost.,è
qualificato e caratterizzato:
e) dall’obiettività e dall’imparzialità dei dati forniti;
f) dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell’attività
di informazione erogata;
Tenuto conto infine della legge del 31 dicembre 1996, n. 675, che ha
prodotto importanti conseguenze in materia di diritto di cronaca e
osservando come il principio ispiratore di tale legge sia quello secondo
il quale, insieme al diritto del giornalista d’informare, meriti
un’adeguata tutela anche il diritto dei cittadini a una buona
informazione, si possa quindi formalmente parlare di obbligo
d’informazione con riferimento a tutti i soggetti che esercitano un
servizio dichiarato pubblico dalla legge perché inteso a favore della
collettività.

Tenendo anche conto come il significato di “verità oggettiva della
notizia” vada comunque inteso sotto un duplice significato, potendo tale
espressione essere intesa sia come verità del fatto oggetto della notizia,
sia come verità della notizia come fatto in sé e, quindi,
indipendentemente dalla verità del suo contenuto.

Sottolineando oltretutto come già la Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo del 1948 (art. 19), e successivamente, il Patto sui diritti
civili e politici del 1966 (art. 19) riconoscono ad ogni individuo la
libertà di opinione e il diritto a diffondere, a ricercare e a ricevere
informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo alle frontiere.

Aggiungo infine che libertà di informazione è un diritto sociale e politico
poiché fondamento di una società democratica e di una democrazia
pluralistica, nonché requisito indispensabile per lo sviluppo di ogni uomo
(Corte Edu, GC, 25.11.99, ric. 23118/93, Nilsen c. Norvegia, 25.11.99).

 

 

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