Alan Friedman, flop culturale e politico: ‘Questa non è’ l’Italia’, questa è… Lucca

di Aldo Grandi

Avrebbe dovuto essere, presumibilmente, l’evento di Natale, la presentazione all’auditorium Boccherini all’ex chiesa del Suffragio, dell’ultimo libro di Alan Friedman ‘Questa è l’Italia’. Non a caso era stata scelta una location in grado di ospitare decine e anche centinaia di persone forse, chissà, tutte le sardine – ma guardate un po’ questa foto scattata dall’alto su piazza S. Martino e vedrete che i pesci in piazza erano molti, ma molti di meno che i 2 mila annunciati – di Lucca. Fatto sta che la presentazione dell’opera in cui il popolare giornalista ed economista americano se la prende con i sovranisti e coloro che, a torto o a ragione, per sentimento o per convinzione o anche soltanto per ignoranza, hanno votato Salvini, è stata un vero e proprio flop culturale e politico allo stesso tempo.

E non è servita nemmeno la presenza di sua maestà mister Tambellin Man a fare da introduttore e da acchiappa fantasmi perché, alla fine, o anche a metà, vista la foto scattata e inviata alla redazione, i presenti, in quel dato istante, erano appena 32. Con il primo cittadino che, con un certo imbarazzo, ma, anche, con la sua consueta simpatia, ha invitato coloro che si erano, come sempre accade, seduti nelle ultime file, a farsi avanti così da serrarle, veramente, quelle file così tristemente vuote.

Sarà anche, come pare abbia detto lo stesso Friedman, l’Italia delle sardine l’Italia migliore, ma, almeno a Lucca a quanto pare, questa non è l’Italia che vorrebbe lui e che, ci auguriamo noi, continui ad essere quella che ragiona con la pancia visto che di gente che ragiona con la testa ce n’è talmente troppa – e tutta localizzata a Sinistra – che non se ne può davvero più.

Già caro Alan Friedman, dobbiamo dire che ci sei sempre stato molto simpatico, con quel tuo accento americano che abbiamo apprezzato sin da quando abitavamo, negli Ottanta del Novecento, nella capitale. Ci sembravi, allora, tanto per restare in tema ittico, un salmone coraggioso che, come tutti i salmoni, viaggiano controcorrente mentre oggi, perdonaci l’ardire e, anche, in parte, l’ardore, sei finito insieme ai banchi di sardine, pesce nutriente per carità, ricco, come anche il salmone, di Omega 3, ma molto meno abituato a combattere e a faticare per guadagnarsi il suo diritto all’esistenza.

Noi, caro Friedman, non siamo razzisti, nemmeno fascisti né, tantomeno, trumpisti. Anzi, se vuoi saperla tutta siamo e stiamo con gli ebrei da sempre, a prescindere diremmo, sia per ragioni sentimentali, sia affettive, sia storiche e, perché no?, politiche e culturali. Israele è un paese occidentale dove esiste libertà di pensiero e di azione e dove, consentirai, vivono milioni di persone che nel loro più lontano passato sono stati, più o meno, erranti e perseguitati. Ed oggi, guarda che strano il mondo, pare proprio che, per strizzare l’occhio agli arabi e all’Islam, proprio quelli che difendevano ieri gli ebrei, sono quelli, oggi, che vorrebbero annientarli o roba del genere.

Hai ragione, sai, quando ragioni di economia. Tu sei, in fondo, un innamorato del sistema capitalista come lo siamo anche noi, tu, forse, con qualche soldino in più. E’ vero, guarda caso quando gli italiani – e, in genere, i popoli – votano secondo pancia e secondo ciò che sentono, i mercati, che funzionano diversamente, reagiscono disturbati, annoiati, quasi avessero un improvviso

fastidioso mal di pancia per questa plebe di pezzenti che ha anche il coraggio di ribellarsi ai padroni del vapore, quelli che manovrano lo spread a seconda di come si svegliano la mattina e, guarda caso, si svegliano sempre incazzati quando il popolo vota non come vorrebbero, ma come vuole lui.
Aldo Grandi

Noi, chi scrive, ha votato Salvini, ma, credimi, non esiterebbe a tirargli in faccia le sardine e anche qualcosa di più, itticamente parlando, pesante qualora dovesse improvvisamente rappresentare esigenze che, a noi italiani sciocchi e ignoranti come ci consideri tu, fascisti e razzisti, sono distanti anni luce. Ma, vedi, il fatto è, che quelle esigenze e quello che, furbescamente o intelligentemente, porta avanti Salvini, altro non sono se non i desiderata che gli italiani e ogni popolo che Dio comanda – non Imam Bergoglio attenzione, non il suo apostolo monsignor Giulietti da Lucca, ma Dio – cerca quando tutto intorno sembra volgere al peggio: sicurezza, identità, coscienza, orgoglio, senso di appartenenza, passione, storia, coscienza nazionale. Chiamali un po’ come ti pare, ma io li definirei semplicemente come il prodotto di un risveglio dei popoli che sono stanchi di dover dire sempre di sì e di far dipendere la propria esistenza da un tasso di interesse, un Bund tedesco o un Bot italiano.

E’ vero, siamo un popolo con un carattere strano noi italiani, ma, come sosteneva una grande della cultura europea, Ida Magli che tu, scusaci, ma mai citi e chissà mai se conosci, proprio per questo nostro carattere così ingestibile, insofferente, indipendente, incoercibile, indisciplinato, ribelle in sostanza, siamo gli unici rimasti a batterci per non finire nel futuro Brave New World di Huxliana memoria.

Comunque sia, un bocca il lupo per il tuo libro: in fondo, questa, hai ragione, non è l’Italia. L’Italia, infatti, è molto, ma molto meglio di quanto voi volete farci credere.

www.lagazzettadilucca.it

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