San Marino: panchine rosse e cuore nero

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“Nessuno, di fronte alle donne, è più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.” Simone de Beauvoir

di Rocco Luglio

Come al solito la piccola Repubblica anacronistica incastonata tra le montagne della bassa Romagna e, a quanto pare, ancora mooolto legata alle pratiche descritte nel libro “Romagna arte e storia” (Ed. Il Ponte Vecchio) dove attraverso documenti d’archivio si ripercorre la violenza, nelle sue varie espressioni in quei posti dall’età moderna alla contemporanea, si dimostra esempio fulgido di IPOCRISIA lampante. 

In poche parole, si legge di questa iniziativa:

“Panchine rosse a San Marino per dire stop alla violenza contro tutte le donne”
(https://www.altarimini.it/News128504-panchine-rosse-a-san-marino-per-dire-stop-alla-violenza-contro-tutte-le-donne.php)

Si sappia allora che è UNA DONNA, privata cittadina italiana, la vittima decennale del sistema “San Marino” che, grazie alle coperture e alle mancate azioni di vigilanza di Banca Centrale e ad oggi anche della sua attuale Presidente Catia Tomasetti (donna), si è trovata a dover ricorrere all’intervento delle Autorità italiane, nella persona di Sua Eccellenza l’Ambasciatore Cerboni nonché della Vice Direttrice della Direzione Generale della Cooperazione Europea Molina, PER SALVARSI DALLA PALESE VIOLENZA ISTITUZIONALIZZATA NELLA E DALLA REPUBBLICA DI SAN MARINO CONTRO DI LEI. 

Ciò viene affermato considerato il fatto che né il Magistrato Dirigente del Tribunale Unico dell’epoca Pierfelici  (donna), né tantomeno la sedicente amministratrice di giustizia Volpinari (donna), che non indagò su quanto allora avrebbe consentito alla RSM di risparmiarsi il calderone dove è ormai finita di nuovo e alla vittima dieci anni RUBATI, hanno sostanzialmente fatto nulla… anzi!

Volendo proprio proprio analizzare qualche responsabilità, che paiono anche tra chi avrebbe dovuto difendere gli interessi della cliente, mi pare che la resistenza temeraria già denunciata da questa pagine ed attuata dal cosiddetto ‘”avvocato delle banche sammarinesi” (e anche questo, ormai, più che un riconoscimento pare un epiteto volgare) pare che fosse evincibile sin dal primo microsecondo proprio dopo la ricezione da parte di BCSM di “lettera informale” (BCSM fu contattata dapprima “con tatto” vista la gravità dell’accaduto) perché per persone oneste era inimmaginabile che di fronte a tale palese e documentata porcata si dovesse addirittura Ufficializzare con Esposto (invece richiesto dalla stessa BCSM, per poi rispondere con palesi menzogne per iscritto (vedi foto sotto) o addirittura adire in giudizio.

Del resto l’ammissione di responsabilità da parte dei coinvolti in primis (CdA Banca Commerciale Sammarinese dal 2009 alla chiusura, compresi i Commissari liquidatori che no hanno segnalato le criticità alle Autorità giudiziarie come loro dovere) era ben scritta nel verbale del CdA del 2011 che trattò le lamentele di chi privato di ogni bene da funzionari di Banca sammarinese coperti a loro volta da Istituzioni e Magistrati, nonché da decreti Commissariali di BCSM stessa (altra gestione) depositati in Tribunale ed ignorati per anni da inquirenti in primis.

Quindi, per farla breve, sono dieci anni che le Istituzioni tutte a San Marino stanno facendo a gara a chi vessa di più la vittima del succitato sopruso, DONNA, oltretutto di fronte a testimoni internazionali.

Considerato poi quanto in mano da due anni all’ora ex SdS Renzi, tenuto conto delle lentezze spasmodiche in ogni atto a tentativo di salvare la donna, vittima della violenza istituzionale sammarinese, si può certamente cominciare a parlare di responsabilità evidenti in Atti persecutori regolati dal c.p italiano all’art. 612bis che recita testuale:

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero (…) da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. (…) Si procede tuttavia d’ufficio (…) quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.”

E di procedibilità d’ufficio, su italiani ad esempio, vista la denuncia dell’Ambasciatore Italiano in Procura a Roma e Rimini dovrebbero essercene più d’uno n’est pas?

Ma la Procura di Rimini (il cui Dirigente maximo è donna) cosa fa di fronte a denuncia presentata via PEC dall’Ambasciatore italiano sui fatti sopra descritti ormai da due anni?

Boh?

E la stessa Procura cosa fa di fronte a denuncia presentata via PEC da giornalista italiano a carico della Presidente di Banca Centrale per calunnia, comprensiva di ogni documento nonché di quelli d’identità del denunciante, e che va in difesa della donna vittima del titanico sopruso ?

Invia risposta dichiarando irricevibile tale denuncia via PEC. 

Ma secondo voi, considerati i coinvolgimenti eccellenti a Rimini che verrebbero trascinati a fondo da quanto comporterebbe portare in udienza l’avv Tomasetti non è legittimo pensare che la Signora Procuratore magari non sappia nulla di questo ennesimo ostacolo frapposto tra la donna vittima di violenza decennale di qua e di là dal confine poiché qualche pressione (come quelle denunciate a San Marino dall’ex Dirigente del Tribunale Pierfelici) ha premuto su un qualche funzionario o impiegato a insaputa del “capo” cui hanno portato il documento in firma in mezzo ad altre frivolezze?

Lo dico perché a mio modestissimo avviso la circolare del Ministero addotta dalla Procura per giustificare in respingimento della denuncia dice palesemente altro rispetto a quanto interpretato a Rimini, ovvero:

Quanto detto conduce ad escludere la configurabilità, a fronte di denunce inviate a mezzo di posta elettronica, anche certificata, di un obbligo di valutazione ai fini dell’iscrizione di notizie di reato a carico dell’Ufficio di Procura ricevente.

che, secondo i miei criteri di interpretazione che comunemente utilizzo per capire le leggi italiane, significa come detto, tutt’altra cosa rispetto a quanto eccepito dalla Procura ovvero:

Certo, la querela tramite PEC non obbliga gli organi competenti a valutare la denuncia per procedere con l’iscrizione della notizia di reato. In altri termini esiste un obbligo di avviare le indagini quando la querela viene fatta personalmente e previa identificazione. Se non ci si attiene a tali modalità, gli organi competenti che ricevono una querela tramite PEC non sono obbligati in alcun modo a procedere. E’ la stessa situazione delle denunce che arrivano in formato anonimo: generalmente esse non vengono prese in considerazione, ma se le denunce riguardano fatti di un certo spessore e gli indizi sono comunque concreti, non è detto che gli organi giudiziari non li debbano tenere in considerazione. vista la funzione caratteristica dei Pubblici Ufficiali.

Da ciò mi viene da pensare (ma forse sarò un malfidato dopo dieci anni di insabbiamenti e porcherie tra San Marino ed Italia che hanno portato a falsificare addirittura documenti presentati ad Autorità internazionali?) che, considerate le indubbie capacità della Signora Procuratore,  anche questo piccolo ostacolo formale sia come al solito una questione di opportunità per qualcuno e soprattutto di VOLONTA’ di qualcun’altro, visti e considerati i tempi d’indagine su quanto già presentato da Sua Eccellenza, i coinvolgimenti di soggetti locali (Morciano di Romagna ne conta diversi compreso il morcianese Giuseppe Roberti tra i maggiori responsabili del dissesto di BCS nonché il padre della Presidente di BCSM di San Giovanni in Marignano ed ex esponente PCI e PD) e tutto ciò mi pare quantomeno strano.

Ovvero la domanda è:  la gravità del denunciato (considerate le implicazioni locali, nazionali ed internazionali) non dovrebbe forse travalicare l’ottusa necessità del rispetto di formalità, tra l’altro male interpretate?

Infine, in attesa di risposte in merito, parliamo della donna che in RTVSM ha tutte le informazioni e i documenti per inchiodare i responsabili di detta violenza  ma che anche lei da due anni tace contro ogni norma deontologica NON DICE O SCRIVE NULLA e che risponde al nome di Sara Bucci?

Meglio di no, mi pare non ci sia null’altro da dire…

Ricordo in conclusione una definizione del Dizionario della parola violenza:

Azione volontaria, esercitata da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà.

 

Buona Democripocrisia!

 

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