Arabia Saudita: 37 decapitati, per lo più sciiti. Corpo esposto in pubblico

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foto di repertorio

Riyadh ha attirato l’indignazione dei difensori dei diritti umani dopo aver messo a morte 37 persone ed aver mostrato il corpo mutilato di uno di loro su un palo. L’esecuzione è stata eseguita dopo “processi fittizi”, ha affermato Amnesty International.

Martedì il regno ultra-conservatore ha decapitato 37 persone nella più grande esecuzione di massa in tre anni, da quando Mohammed bin Salman è diventato l’erede al trono nel giugno 2017. AP ha riferito, citando il dissidente saudita Ali Al-Ahmed , che almeno 34 di coloro che sono stati giustiziati erano membri della minoranza sciita del paese. Secondo Al-Ahmed, è stata la “più grande esecuzione di sciiti nella storia del regno”.



Il ministero dell’Interno saudita ha affermato che gli uomini sono stati sottoposti a pena capitale per il loro ruolo nel diffondere ideologie estremiste e nella creazione di cellule terroristiche. Le persone giustiziate, sostiene il ministero, erano intenzionate ad alimentare la tensione confessionale e gettare il paese nel caos. Alcuni sono stati giudicati colpevoli di aver ucciso agenti di polizia, di organizzare attacchi contro le infrastrutture di sicurezza e di essere nemici dello stato.

Il corpo decapitato di uno degli uomini, accusato di essere essere un militante sunnita, è stato legato ad un palo ed esposto al pubblico.

Mentre il governo saudita insiste nel dire che tutte le esecuzioni erano perfettamente in linea con la legge, Amnesty International ha lanciato l’allarme su quella che ha definito una “scioccante serie di esecuzioni”. Amnesty ha riferito che 11 uomini sono stati riconosciuti colpevoli di essere spie dell’Iran, mentre altri 14 sono stati condannati a morte per “reati violenti”, presumibilmente commessi mentre prendevano parte alle proteste anti-governative contro il governo saudita nel 2011-2012.

Le proteste hanno scosso la provincia orientale del paese, sede della minoranza saudita sciita, che ha chiesto la fine della discriminazione anti-sciita e il rilascio di prigionieri politici. La repressione di Riyad sul dissenso ha portato anche all’esecuzione del leader religioso sciita Nimr Baqir al-Nimr, nel 2016. Al-Nimr è stato messo a morte insieme ad altri 46 prigionieri nella più grande esecuzione di massa dal 1980.

Amnesty inoltre ha evidenziato che uno dei prigionieri giustiziati martedì era uno sciita, minorenne quando avrebbe commesso presunto reato. Il gruppo ha detto che Abdulkareem al-Hawaj aveva solo 16 anni quando è stato arrestato e riconosciuto colpevole di crimini legati alla sua partecipazione alle proteste anti-governative.

Lynn Maalouf, direttore di ricerca di Amnesty in Medio Oriente, ha dichiarato che gli uomini sono stati condannati dopo “processi farsa” e sono stati costretti a confessare sotto tortura. “E’ l’ennesima prova di come la pena di morte venga usata come strumento politico per schiacciare il dissenso all’interno della minoranza sciita del Paese”, ha detto.

L’Arabia Saudita ha giustiziato più di 100 persone dall’inizio dell’anno ed è in grado di superare il totale dello scorso anno – 149.

www.rt.com



   

 

 



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